Francia:il reddito universale di Hamon convince

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Risultati delle primarie della sinistra socialista francese: Hamon vince su Valls al ballottaggio di domenica.

Il sistema politico francese è quello di una Repubblica Presidenziale: gli elettori, durante le politiche, eleggono il Presidente della Repubblica, non il Premier come in una Repubblica Parlamentare (quella Italiana ad esempio).

Le primarie politiche dei vari partiti servono dunque a scegliere il rappresentante che si candiderà come Presidente e a cui i francesi tutti, dovranno poi decidere se dare il voto o no.

Le prossime elezioni presidenziali, a cinque anni dal maggio 2012 che videro Hollande salire all’Eliseo, si terranno questa primavera 2017.

Due mesi dopo le primarie della destra dunque, che hanno visto François Fillon vincere (ex premier sotto la presidenza di Sarkozy), queste ultime due domeniche di Gennaio i francesi sono andati a votare il rappresentante che concorrerà alle Presidenziali 2017 per il partito socialista.

Un’ottima affluenza che vede con 2 milioni di votanti al secondo turno del ballottaggio e 1,6 milioni per il primo turno, Benoît Hamon vincere su Manuel Valls per 58,71% di voti contro 41,29%.

Cresciuto all’interno di SOS-razzismo, Benoît Hamon comincia la sua vita militante prendendo parte alle manifestazioni studentesche e nel 1993 diventa il primo presidente del Movimento dei Giovani Socialisti, un posto che conserverà fino al 1995.

Eletto delegato nazionale, sarà poi al fianco di Jospin come consigliere fino al ’95 ; in seguito deputato europeo, poi consigliere regionale dell’Ile de France e porta parola del PS fino al 2012.

La sua posizione all’interno del partito ha sempre preso tendenze riformiste.

Manuel Valls invece, ex Primo Ministro dal marzo 2014, ha presentato le sue dimissioni a Hollande, l’indomani della sua candidatura alle primarie socialiste, il 5 dicembre 2016.

Già Ministro degli Interni, ha avuto sempre una posizione particolare nel Partito Socialista, rappresentando spesso l’ala destra, piuttosto in contro corrente su molti temi politici e sociali.

Benoit Hamon, che fu anche Ministro dell’Educazione, dal suo lato si presenta con un programma fortemente dedicato al Welfare, il suo punto forte : il Reddito Universale.

Questo progetto porta con sé l’idea di aumentare del 10% il reddito minimo sociale già esistente (RSA – reddito di solidarietà attivo), generalizzarlo e aprirlo a tutti gli aventi diritto, compresi i giovani tra i 18 e i 25 anni, senza giustificazioni di risorse lavorative e portarlo quindi, in soldoni, a 750 euro mensili garantiti per tutti; riforma promessa non prima del 2020 comunque.

Da notare che queste due proposte sono state dapprima eliminate poi reintegrate nel corso di queste ultime settimane, vedendo finalmente Hamon concludere che le condizioni di accesso e il perimetro di azione di questa proposta, potrebbero essere pensati e definiti anche attraverso una conferenza cittadina.

Questa del reddito universale, così come la pensa Hamon, è una proposta criticata sia dalla sinistra più radicale ( Jean Luc Mélenchon su tutti e il suo partito « France Insoumise », – la Francia Non sottomessa– (traduzione del redattore), che dalla destra liberale chiaramente.

I primi tacciandola di essere solo un ennesimo tamponamento sociale di poco conto e senza reali benefici, i secondi attaccandola di essere un compromesso dannoso all’economia del paese.

E proprio questo uno dei punti della battaglia delle primarie socialiste : Valls, durante un faccia a faccia televisivo con Hamon della scorsa settimana, ha dichiarato di trovare questa soluzione come « un’abdicazione del governo di fronte alle problematiche economiche »: piuttosto che creare impiego e lavoro, Hamon vorrebbe spingere gli elettori ad abbassare le braccia ed ad accontentarsi dei sussidi statali; secondo l’ex Ministro dell’Interno Valls quindi, un messaggio di scoraggiamento « quando il ruolo della sinistra è soprattutto quello di creare una relazione al lavoro », utilizzando una terminologia tipicamente neo-liberale.

Per il sociologo Jean Pierre Le Goff (autore di molte opere a carattere politico) quella del reddito universale « è solo un sogno » , messo lì come decoro e scenografia per queste elezioni  e continua duramente dicendo che « il partito socialista per com’è oggi giorno, è morto », non avendo più nessun legame reale con la classe operaia e i lavoratori.

Ma è sempre rispetto alle tematiche sul lavoro che Hamon invece spinge la sua candidatura, promettendo di abrogare il Job Act del governo Hollande e Valls, passato la primavera scorsa, sotto una pioggia di contestazione.

Inoltre attacca le 35 ore settimanali, proponendo di abbassare a 4 le giornate lavorative, anche se fino ad oggi, lo accusano ancora i suoi avversari, non ha dato né un bilancio finanziario né delle cifre reali attraverso cui poter fare tutto ciò.

Altri punti importanti di Hamon in politica estera sono l’assoluta necessita di contrastare con fermezza alcune scelte del governo di Vladimir Putin, che definisce come un « imperialismo aggressivo » e l’importanza di restare dentro l’Unione Europea.

Resta invece poco strutturata la sua posizione sull’eguaglianza uomo-donna sul piano professionale e di politiche aziendali, accennando solo ad una necessità di inasprire le pene nei casi in cui questa non sia rispettata.

Il primo passo è stato dunque fatto, sarà lui che concorrerà per l’Eliseo con i socialisti, anche se ora ha diverse sfide a cui far fronte, innanzitutto dovrà difatti riuscire ad unire un partito che vede al momento una divisione, più che mai netta, tra l’ala sinistra e le tendenze social-liberali.

Anche se il punto comune a tutti i candidati del Partito Socialista resta, per il prossimo quinquennio, l’inattaccabilità del sistema sociale e la sua protezione, messo invece a rischio da una possibile elezione di Fillon, c’è chi si chiede come un utopista come Hamon possa mettersi d’accordo con un pragmatico economista di stampo liberale come Valls.

Nel suo discorso di vittoria, domenica sera, Hamon ha difatti strizzato l’occhio agli ecologisti e alle sinistre più radicali, salutando una sinistra « che alza la testa e guarda verso il futuro » ; chiamando dunque ad un’unione di forze, non solo socialiste : si auspica che tutti quelli che si riconosco nella sinistra e nell’ecologia politica pensino alla Francia e ai francesi « per costruire insieme una maggioranza di governo coerente e duratura in vista di un progresso sociale, ecologico e democratico ».

La separazione è annunciata e il divorzio all’interno del Partito Socialista è forse in atto ?

Ad un primo colpo d’occhio, annunciando la sua assenza all’investitura di Hamon il prossimo 5 febbraio, anche Valls da modo di pensarla così.

E sembrerebbe essere anche l’augurio di molti elettori della sinistra francese: alcuni di loro infatti, tra cui personalità importanti tra professori universitari, registi e attivisti politici, hanno lanciato proprio stamattina un appello su internet, che ha già raggiunto più di tre mila firme, per chiedere ai tre leader Jean-Luc Mélenchon, Yannick Jadot (Ecologisti) e Hamon di unirsi e non presentarsi soli in campagna elettorale, per non disperdere i voti.

Con l’hashtag #1maispas3 (uno ma non tre) i cittadini chiedono di scegliere dunque un solo candidato, che riunisca l’elettorato e che possa contrastare il rischio dell’ascesa di una destra francese ancora più xenofoba, neo-liberale e anti-ecologica alle prossime presidenziali.

 

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