Cosa ascolti? Un libro

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Avete presente le ultime parole famose?

Quando capita che si dica qualcosa e nel giro di poco tempo l’affermazione sparisce, sbriciolata dal peso di un’innegabile realtà che la contraddice?

Ecco.

Qualche sera fa, dalla borsa di una mia amica, fece capolino l’angolo di un libro : « Wuthering Heights ! », mi risponde « lo sto rileggendo in inglese ! ».

Wuthering Heights, Cime Tempestose. Ah la Bronte, che regalo ci fece. Solo chi l’ha letto negli anni della pubertà, sa. Ma d’altronde, chi non l’ha letto negli anni della pubertà ?

Comunque, di riflesso, come quando mia madre fischietta inconsciamente il gingle della Lasonil da ormai più di trent’anni, iniziai a cantare « Heatcliff, it’s me Cathy, come home, I’ve so cold…  ».

Lei : «  cosa canti ? »

Io : « Kate Bush. Wuthering Heights appunto. E’ la canzone che si rifà al romanzo…in effetti…non conosco tante canzoni che si basino su un libro…»

« Vero,  neppure io. Ah si ! C’è Killing an arab dei Cure che prende dei versi de Lo Straniero di Camus ! »,  «heu…ah, e Sympathy for the devil» , «…si ma devono essere le uniche» , «penso anch’io, o forse, qualche altra sparsa qua e là».

Qualche altra sparsa qua e là : le ultime parole famose, appunto.

Il giorno dopo mi svegliai e presa da un impulso oscuro, mi chiesi :ma sarà vero ?

No, assolutamente no. Dunque per  espiare la vergogna della mia ignoranza, mi auto punisco, manifestandola a voi con quest’articolo.

E già che ci siamo, tanto volte ci fossero altri ingenui che la pensavano come me o semplicemente qualcuno che non si era mai posto la questione, ecco alcuni cantastorie musicali che si sono ispirati ad altri menestrelli di penna.

Assicurandovi che ho dovuto fare una cernita durissima poiché la lista è davvero, straordinariamente, lunga.

Alla faccia di chi, stupito (e schifito?) per il recente Nobel alla letteratura di Bob Dylan, pensa che le parole scritte e quelle cantate, vivano su due rette parallele.

Iniziamo da Bob Dylan dunque, che nel 1965, registra Highway 61 Revisited; qui troviamo il pezzo Just Like Tom Thum’s Blues in cui i riferimenti letterari sono molteplici: Rue Morgue Avenue richiama Edgar Alle Poe (The Murder in The rue Morgue) , Houssing Projetc Hill viene dalla novella di Kerouac Desolation Angels.

Nel 1981 scrive poi Every Grain of Sand, riprendendo i versi di William Blake nel poema Anguries of Innocence: “To see a Word in a Grain of Sand; And a Heaven in a Wild Flower, Hold Infinity in the palm of Your hand, And Eternity in a hour”.

Anche il compositore David Axelrod, scomparso il 5 febbraio di quest’anno, trae ispirazione per i suoi album, Song of Innocence (1968) e Song of Experience (1969), dalla raccolta di poemi illustrata, del 1789, di William Blake “Songs of innocence and of experience“.

Passiamo all’opera di F. Scott Fitzgerald con Tender dei Blur: “Tender is the night
Lying by your side. Tender is the touch. Of someone that you love too much”Rinvio al romanzo Tenera è la notte, che a sua volta rendeva omaggio ad un verso di Ode to a Nightingale del poeta inglese John Keats. Tutta un rimando.

David Bowie invece, effettua un vero e proprio lavoro da linguista nella canzone Girl loves Me (album “Blackstar”, 2016): le parole di questo brano sono difatti una combinazione di linguaggio Nadsat, il linguaggio inventato nel ’62 da Anthony Burgess per la sua storia A clockwork Orange (Arancia Meccanica) e di Polari, uno slang idioma popolare britannico usato dai gay nella metà del ‘900.

Bowie non si ferma qui e dedicherà un intero album all’opera di uno scrittore: Orwell e il suo 1984 ispireranno completamente Diamon Dogs dove, tra gli altri, troviamo i testi “Big brother” e “We are the dead” e “1984“. Tutto ciò, pare però, senza il consenso dello scrittore.

Ma ad Orwell si sono ispirati in molti, con o senza autorizzazione: sembrerebbe che l’occhio di “Eye in the sky” dei The Alan Parson Project sia lo stesso di 1984, e nel 2003 Tom York dei Radiohead con la sua 2+2=5, riprende il concetto del Grande Fratello, che per dissociare i suoi sudditi dalla realtà, insegnava loro come 2+2 non facesse 4 ma bensì, appunto, 5.

Più dichiaratamente politiche invece le canzoni Dollars & cents e Electioneering, sempre dei Radiohead, ispirate la prima al libro No Logo della giornalista anti-globalizzazione Naomi Klein e la seconda, al lavoro del linguista militante Noam Chomsky : “It’s life, it’s life. It’s just business. Cattle Prods and the I.M.F. I trust I can rely on your vote“, canta York aggiungendo, rispetto al suo perduto senso di fiducia politica, “There’s no other way to say it, really“.

Sempre con la politica si immischia anche Laurin Hill, nell’album The Miseducation of Laurin Hill che riprende il saggio del professore Carter Woodson, un esperto in storia dell’america nera, The Miseducation of the Negro; perché si sa che la Hill ci sta seria con queste cose.

I Cold Play danno attenzione allo scrittore britannico Douglas Adams, che nella sua «Guida galattica per autostoppisti » (The Hitchiker’s guide to the galaxy), serie radiofonica di fantascienza, descrive il numero 42 come la risposta alla vita nell’universo e ad ogni altra cosa. Cris Martin c’ha creduto e nel 2008 intitola una canzone 42 nell’album Viva la Vida.

I R.E.M. vanno piuttosto in oriente per cercare la loro penna magica, nell’album Reckoning creano il pezzo 7 Chinese Brothers, rifacendosi ad un libro per bambini del 1938 chiamato «The Five Chines Brothers », un racconto tradizionale cinese dove ogni fratello ha un potere particolare.

Perché Michael Stipe e i suoi hanno aggiunto due fratelli in più, rimane un mistero  per ora, ma furono premonitori, poiché 10 anni dopo l’uscita della canzone, il racconto fu pubblicato in una nuova edizione con 7 fratelli stavolta.

Tra i padri fondatori del Metal troviamo invece gli Anthraz, che nel ’87 registrano A Skeleton in the Closet, basata su un racconto di Stephene King, “Apt Pupil”: un giovane ragazzino si fa iniziare al male dal suo vicino di casa, un ex capo di una campo di concentramento nazista. Se proprio volete conoscerne la storia, e né la canzone né il libro vi bastano, Bryan Singer ci ha fatto pure un film.

Ma tra gli Anthraz e King è amore e nello stesso album della precedente canzone, inseriscono anche A Mong the Living, dedicata alla novella “The stand”, che racconta come un virus spazzi via la maggior parte della popolazione; il tributo è chiaro e dichiarato dal primo verso : “Disease! Disease! Spreading the Disease!”

I Metallica rispondono con From Whom the Bells Tools dell’album Ride the Lightning (’84), di cui il testo è basato sul romanzo di Ernest Hemingway con lo stesso nome. Il libro, a sua volta basato su una poesia di John Doone del 1623, racconta di un americano che si è dato il compito di far fuori un ponte tenuto dall’esercito fascista nella guerra civile spagnola.

Poi nel 1986 con The Thing That Should Not Be  i Metallica si dedicano a H.P. Lovecraft  e il suo “The Shadow Over Innsmouth”, scritta nel ’36. E sempre a Lovecraft si ispira anche The Call Of Ktulu, del 1984.

Ma nel 1988 dai romanzi horror tornano a quelli di guerra (per stare leggeri), con One dall’opera di Dalton TrumboJhonny got His Gun“, affrontando la prima guerra mondiale. Un passaggio specifico ispirò la canzone: “How could a man lose as much of himself as I have and stille alive? When a man buys a lottery ticket you never expect him to win because it’s a million to one shot. But if he does win, you’ll believe it because one in a million still leaves one. If I’d read about a guy like me in the paper I wouldn’t believe it, cause it’s a million to one. But a million to ONE always leaves one. I’d never expect it to happen to me cause the odds of it happening are a million to one. But a million to one always leaves one. ONE”. 

In New Frontier ,del 2003, gli Iron Maiden parlano di Frankenstein di Mary Shelley, prendendo però il punto di vista dello scienziato che vuole suicidarsi prima che il mostro lo uccida. Con Rime of the Ancient Mariner propongo invece, in versione metal, il poema di Samuel Taylor Coleridge. Da una ballata all’altra, chissà che ne avrebbe pensato il poeta britannico.

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I Genesis, appena abbandonati da Peter Gabriel, si rifanno su Sir William Goldins e il suo racconto, del ’55, The Inheritors. Con A trick of the Tale si ispirano infatti all’ultimo capitolo dell’opera, dedicato alle reazione della gente quando un alieno, dotato di coda e corna, si aggira in una città moderna.

Ma il premio Nobel per la letteratura (1983), Sir William Goldins, è stato una generosa fonte per molti altri musicisti.

Gli U2 gli dedicano ben due canzoni : Shadows and Tall Trees che è anche il nome del settimo capitolo dell’opera “Lord of the Flies”, e White as snow, che si rifà alla novella “Pincher Martin”.

Con You’re gonna go far, anche gli Offspring rendono omaggio al libro Lord of the Flies, prediligendo però la lettura del romanzo come una protesta all’abuso di potere.

Infine ancora gli Iron Made, che questa volta non vanno sul sottile, intitolando una canzone dell’album The X factor del ’95, Lord of the Flies.

Passiamo in Russia con il libro “Il maestro e Margherita” di Bulgakov. Qui giochiamo facile , la storia d’amore più bella che il regime sovietico abbia mai potuto ostacolare è motivo di musica e parole per Patty Smith che scrive Banga e per i Rolling Stones con Simpathy for the Devil.

La prima prende spunto dal cane di Ponzio Pilato (personaggio del libro), fedele per duemila anni al suo padrone; i secondi descrivono il famoso diavolo del romanzo, sofisticato, mondano e pieno di fascino, nelle celebri frasi di inizio canzone: “Please allow me to introduce myself. I’m a man of wealth and taste. I’ve been around for a long, long year Stole many a man’s soul to waste“.

Sempre Bulgakov, o meglio il cane del suo personaggio Pilato, ispira The Kills, che nel 2016 scrivono Heart of a dog, sull’omonima novella dell’autore russo e i Pearl Jam con la canzone Pilate (Yield, 1998), dove Vedder canta: “Like Pilate I have a dog. Obeys, Liste, Kisses, Loves”.

Ma torniamo a Patty Smith che nel ’75, tra una sbronza e l’altra, si dedicava alla psicologia e con BirdLand si lascia affascinare da “A book of dreams”, il libro raccolta di memorie d’infanzia di Peter Reich, figlio di Wilhelm Reich, psicanalista radicale viennese.

Il titolo della Smith riprende un passaggio del libro in cui l’autore, piccolo, nel giorno del suo compleanno e poco dopo la morte del padre, vedendo un’ombra nera nel cielo crede sia il defunto genitore che è venuto a prenderlo su una navicella spaziale, quando invece si tratta solo di uno stormo di corvi.

I Doors nel ’71 scrivono Been Down so long, che ricalca una parte del titolo del libro culto dello scrittore Farina: “Been Down So Long It Looks Like Up To Me“.

Aneddoto nostalgico : Farina, legato alla musica perché lui stesso cantautore folk, amico di Bob Dylan e sposato a Mimi Beaz, sorella di Joan, morì in un incidente di moto due giorni dopo la pubblicazione del libro.

Jim Morrisson anche, a sua volta, morì poco dopo la pubblicazione di questo disco (L.A. WOMAN).

E per finire con la catena di chi ispira chi, la frase : Been Down So Long It Looks Like Up To Me fu originariamente pronunciata dal blues man Furry Lewis nel 1928, che però, buon per lui, non sparì poco dopo averla detta.

Gene Simmons, voce e basso dei Kiss ci prova con la scienza, parlando dell’origine del mondo nel brano 100,000 Years ,datata 1984; la canzone riprende il titolo di un libro che tratta di una possibile venuta degli alieni agli albori della terra.

I Garbage invece, con Cherry Lips ( go baby go), ritraggono il personaggio di J.T. LeRoy del libro “Sarah”, in cui un ragazzino di 12 anni, vittima di abusi sessuali, si fa chiamare Cherry Vanilla.

I Led Zeppelin a più riprese rendono omaggio a “Il signore degli anelli” di John Ronald Reuel Tolken. In Rumble on, (Led Zeppelin II) citano Mordor e Gollum per un classico di epic rock:”Twas in the darkest depths of Mordor / I met a girl so fair / But Gollum, and the evil one crept up / And slipped away with her“, canta Robert Plant.

L’ispirazione del secondo brano di In Utero invece, Scentless Apprentis (Nirvana, 1993), e questa davvero non me l’aspettavo, arriva direttamente da Il Profumo di Patrick Suskind. Il protagonista, nato senza odore e senza intelligenza deve, per vivere, uccidere le persone e appropriarsi poi del loro di odore; ma rigettato da tutti, chiede a coloro che incrociano il suo cammino di partire. Kurt Cobain ha deciso che non gli piaceva questa cosa e ha voluto dare un’altra interpretazione, per la quale sono le persone, disgustate, a chiedere al protagonista di andarsene, “Go Away”, urla Cobain nel ritornello.

Anche Bruce Springsteen si permette una rilettura personale di un classico della letteratura, questa volta americana, con la canzone The Ghost of Tom Joad dall’omonimo album acustico, in cui rivede in chiave moderna The Grapes of Wrath (il Furore) di Steinbeck.

Peccato che in un’intervista al New York Times nel 2014, Springsteen ammetterà di aver letto l’opera solo dopo l’uscita del suo album. Ispirazioni telepatiche.

Più preparato invece Damon Albarn, sempre per i Blur, che nel 2005 ,alla rivista Q dichiarerà: “questo libro ha cambiato la visione della mia vita”, riferendosi a “London Fiels” dell’autore inglese Martin Amis, che ispirerà la sua canzone Parklife del ’94.

Dalla drammaturgia inglese si sono invece lasciati prendere i Beatles e John Lennon che in I’am the Walrus recitano un passo del Re Lear di William Shakespeare, sentito dal cantante alla radio della BBC. Proprio le prime frasi della canzone, avete presente?  “I’am he, as you are he, as you are me, and we are all together. See how they run like pigs from a gun, see how they fly. I’m crying”.

E a John Osborne e il suo Look Back in Anger, commedia teatrale del 1956, si rifanno invece gli Oasis con l’omonima canzone e Bowie, da cui prese spunto per l’album Lodger del 1979.

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                                                                                                  Ritratto  di  Albert Camus

I Cure si voltano verso la Francia per trovare la musa, con Lo straniero di Albert Camus, nel brano Killing an arab: “I’m alive, I’m dead, I’m the stranger, Killing an arab“.

I Queen faranno lo stesso omaggio a Camus con Bohemian Rhapsody.

Ma Freddy Mercury abbonda di riferimenti francesi nelle sue canzoni, inserendo delle frasi e delle parole nei suoi testi in questa lingua e scrivendo, nel ’74, Lily of The Valley, traduzione inglese del titolo dello scrittore Honoré de Balzac, “Le Lys dans la vallée” (Il giglio della valle, 1835).

A lasciarsi guidare dalla letteratura francese, troviamo anche Ruth White, la pioniere americana della musica elettronica che nel ’69, registra l’album Flowers of Evil, basato sulla celebre raccolta di poesie di BaudelaireLes fleurs du mal“.

Sempre per i francesi tifa Iggy Pop, che nel 2009, con Préliminaires (Preliminari), si lascia coinvolgere dal controverso romanzo del saggista e opinionista Michel Houellebecq, “La possibilité d’une Ile “(La possibilità di un’isola) in cui si affronta il tema della clonazione e della creazione di una specie artificiale sprovvista di sentimenti.

I Green Day sono meno scolastici, come da copione, e con Who wrote Holden Caulfield, il cantante Billie Joe Armostrong rilegge un libro della sua gioventù: “The Catcher in the rye” di J.D. Salinger, tentando di renderlo meno noioso di quanto lo avesse trovato all’epoca della scuola e dandogli una nuova veste “punk rock”. Holden Caulfield è il personaggio principale della storia. Chissà se ha provato a rendere punk rock anche il suo orsacchiotto d’infanzia.

Il noto romanzo di James Graham Ballard, in italiano tradotto come La mostra delle atrocità, diede a Ian Curtis dei Joy Division l’ispirazione per un brano dal titolo omonimo a quello del libro. “Asylums with doors open wide, where people had paid to see inside / For entertainment they watch his body twist“, recita uno dei versi della canzone.

Con White Rabbit i Jefferson Airplane riprendono, ma che ve lo dico a fare, Lewis Carrol. Ma tutto l’album “Surrealistic Pillow” fa riferimento a Alice nel paese delle meraviglie, citando il brucaliffo, la regina di cuori e altri personaggi.

Leopold Von Sacher-Masoch con Venus in Furs (Venere in pelliccia) diede origine, non solo alla parola masochismo, ma anche all’omonimo pezzo dei Velvet Underground del ’67.

In  “The album“del ’77 Bjorn degli Abba dichiara aver cercato di catturare “il senso di libertà” che ha risentito leggendo Jonathan Livinngston Seagull (Il gabbiano Jonathan Livingston).

E per i classici greci troviamo Loreena McKennitt e i Frenz Ferdinand con, rispettivamente, Penelope’s song del 2006 e Ulisses del 2009, la coppia più famose della Grecia antica non ha bisogno di altri dettagli. Omero fa cantare anche Guccini comunque, nel brano Odissea, con il quale passiamo ad una breve parentesi italiana.

Guccini si delizia in realtà di molti classici: Madame Bovary, Don Chisciotte e Cirano sono tutti titoli del suo repertorio.

Alla base dell’album Burattini senza fili di Edoardo Bennato, ritroviamo l’altro italianissimo Collodi e Le avventure di Pinocchio, ma anche quelle di Peter Pan di avventure saranno fonte per il cantautore nostrano nell’album Sono solo canzonette, una per tutti: L’isola che non c’è.

Laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà” recita Battiato in Invito al Viaggio del 1999, riprendendo una poesia del 1857 de I fiori del Male di Baudelaire (il titolo dell’album fa già l’occhiolino: Fleurs) e sempre su una poesia francese, di Mallarmè, è tratta, anzi tradotta, Elemosina di Max Gazzé.

Concludo con Fabrizio de Andrè: il disco Non al denaro ,non all’amore né al cielo è basato sull’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, di cui ogni poesia è riscritta e rivista nello stile del cantante genovese.

E infine Faber mette in voce S’i fossi foco, poema goliardico medievale del senese Cecco Angiolieri.

Ah…Kate Bush non ha ripreso da Emily Bronte solo la passionale storia di Wuthering Heights, ma anche la data di nascita: entrambe il 30 luglio.

Di Laura Paoletti

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/02/09/cosa-ascolti-un-libro

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