Giorgieness live @ Monk Roma – 9 Febbraio

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Una pungente notte d’inverno accoglie la tappa romana della tournée di Giorgieness: il loro concerto, va detto subito, sarà condiviso con i Sick Tamburo – che seguiranno la band milanese al termine del set –  e di conseguenza la scaletta risulterà accorciata per far fronte alle circostanze.

Ed è un peccato, perché il pubblico, presente in alcune centinaia di persone, seppur composto, avrebbe voluto restare immerso ancora per un po’ in quella stanza sonora così ebbra di elettricità implosa/esplosa. Motivo in più per tornare ancora.

Dodici in tutto i brani presentati (solitamente sono 4 o 5 in più, considerato anche il Bis), divisi in maniera più o meno equa tra il primo e il secondo album, “La Giusta Distanza” e “Siamo Tutti Stanchi”, quest’ultimo uscito lo scorso ottobre. La band  sale sul palco intorno alle 22 e 30 e per poco meno di un’ora incanta e rapisce ragazzi/e in sala grazie a un vortice impetuoso di energia e una voce potente ed espressiva come davvero poche altre attualmente in circolazione.

 

Appartiene a Giorgia d’Eraclea: 26 anni, folletto dai capelli decolorati turchini e giacca a vento oversize, abito corto nero, calze e stivaletti. Presenza scenica magnetica ma anche una buona dose di simpatia ed effervescente affabilità con il gruppo e con gli spettatori. Che non guasta affatto.

Con lei Davide Lasala (chitarra elettrica), Andrea De Poi (Basso) e Lou Capozzi (batteria): insieme i quattro riescono a tessere un sound graffiante, vertigine di pathos che colpisce come un pugno senza far male, marea montante di emozioni che si abbattono con fragore ma che, a modo loro, possono anche carezzare e confortare, luce lontana in un motel di periferia.

 

“Siamo Tutti Stanchi” ha portato a un parziale cambio di sonorità: ferma restando l’intenzione e la sincerità per scrittura/arrangiamenti, la band è riuscita a muoversi con disinvoltura anche in territori più melodici e levigati, smussando certi spigoli vivi senza perdere tuttavia in naturalezza. In ogni caso, quando sono le dinamiche e i volumi a fare, per così dire, un passo indietro, ci pensano i testi e la voce a colpire, tanta è la confidenza nel raccontare di limiti e fragilità, di corpi e anime tormentate dalla fallibilità umana, dalla perdita di alcune certezze, con una nota di consapevolezza, accettazione e maturità che cambia il quadro generale.

 

Si parte duri e feroci, con l’accoppiata “Avete tutti ragione” e “K2”, per poi scendere gradualmente di temperatura grazie a “Controllo”, “Fotocamera” e “Che strano rumore”, gioiello interpretato in punta di chitarra acustica. E come in un otto volante si riprenderà a girare tra emozioni alterne: “Che cosa resta”, “Farsi Male”, la bellissima “Dimmi Dimmi Dimmi” scelta non a caso anche come singolo apripista del nuovo lavoro.

“Essere Te” lascia spazio a “Non Ballerò”, ballata che scalda i cuori e che vedrà Giorgia sul finale scendere tra le prima file e cantare senza microfono alcune strofe insieme al pubblico. “Calamite” e “Lampadari” chiuderanno prima del tempo un’esibizione ottima, seppure funestata da qualche problema tecnico (capita che la voce esca dalle casse un po’ insabbiata dal volume degli altri strumenti, al punto che alcune parole non siano chiaramente comprensibili).

Ma la brevità del set resterà motivo in più per tornare a vedere/ascoltare Giorgieness, progetto musicale giovane e prezioso, da custodire e proteggere con cura, specie in grigi giorni sanremesi come questi.

 

Le photo gallery e le immagini all’interno dell’articolo sono curate da Damiano Quattrini.

Ariel Bertoldo

 

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About Author

Milanese di nascita, romano d'adozione. Nato all'inizio degli anni Ottanta e innamorato di parole e musica fin da adolescente. Giornalista freelance dal 2003, collaboratore nel settore Spettacoli di quotidiani ("Il Riformista"; "L'Unità"), magazine cartacei ("Rockerilla") e webzine online ("Ondarock"), ma anche radio e case editrici. Il suo motto? "Tutto scorre e quasi niente è per sempre". Tranne forse la buona musica.

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