E’ Formula 2 Italia nel 2018

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Da Luca Ghiotto ad Antonio Fuoco, da Prema a Trident, passando per Dallara. Nel 2018 tanta Italia in Formula 2.

Potremmo definirla come una Formula 2 Italia, quella che andrà in scena dal 2018. Infatti, oltre ai due piloti e due team, tutte le vetture sono made in Italy, grazie a Dallara e Magneti Marelli rispettivamente per scocca ed elettronica.

Molte volte, in particolare sul fronte F1, si è parlato della penuria di piloti italiani e di come all’orizzonte, nell’immediato futuro, non vi sarà una semplice risoluzione. Tra gli appassionati è crescente la sensazione (e non solo quella) che alla base del problema ci sia la concorrenza di altri piloti che, foraggiati da discreti sponsor, passino avanti senza chissà quale dote.

Lo abbiamo visto con Antonio Giovinazzi. Il pugliese, autore di un campionato eccellente in GP2,

Antonio Giovinazzi – PHOTO CREDITS: Antonio Giovinazzi Twitter

pur messo sotto contratto con la Ferrari, non è riuscito ad avere un ruolo da protagonista lo scorso anno nella massima serie. Inoltre, quando il nuovo avvicinamento della Rossa alla Sauber ha fatto in modo che Maranello potesse schierare un pilota di sua estrazione sulle vetture svizzere, per l’italiano non c’è stato nulla da fare. Troppo, il talento del vincitore della Formula 2 del 2017 Charles Leclerc, espressione della Ferrari Driver Academy,  che porterà l’italiano ad affrontare nel 2018 un’altra stagione in panchina.

Ovvio, e questo vale per tutte le nazionalità rappresentate nel motorsport, che la F1 mette in piedi un’opera di ultra-selezione dalle categorie minori. Questo porterebbe quindi a pensare che vi sia una ulteriore penuria di “Italia” nelle competizioni propedeutiche.

I piloti

C’è da dire, che volendo parlare di piloti, in Formula 2 ci sarà anche nel 2018 una discreta rappresentanza del nostro tricolore. Luca Ghiotto e Antonio Fuoco, il primo che comincia ad avere una certa esperienza nella serie cadetta, il secondo che forse ancora deve maturare, anche lui proveniente dal mondo della FDA.

Ghiotto sul podio di Spa – PHOTO CREDITS: Luca Ghiotto Twitter

Ghiotto, dopo essere giunto secondo nel 2015 nella GP3 Series, l’anno successivo esordisce in Formula 2, giungendo ottavo in classifica generale, mentre nel 2017 giunge quarto, portando punti pesanti alla Russian Time, che poi si è aggiudicata il titolo a squadre. Per il pilota di Arzignano, lo scorso anno ha portato anche un primo assaggio di F1, prendendo parte al rookie test in Ungheria con la Williams. Con un pizzico di sorpresa, il vicentino non è stato confermato dal team russo, conquistando però il sedile della Campos Racing. Sembrerebbe un mezzo passo indietro, visto che lasciare la squadra detentrice del titolo è una mossa non proprio attendibile, ma forse le motivazioni legate a questo avvicendamento non sono del tutto sportive.

Ghiotto nei test in Ungheria con la Williams – PHOTO CREDITS: Luca Ghiotto Twitter

Percorso un pizzico diverso per Antonio Fuoco, che nel 2017 ha esordito nella serie propedeutica alla F1 nel team Prema. Difficile per chiunque, esordire come compagno di quel Charles Leclerc che non solo ha vinto il campionato nel medesimo anno, ma ha anche stupito. Certo che, con un pizzico di costanza in più da parte del calabrese, forse il team di Rosin avrebbe potuto accumulare quei punti che gli avrebbero consentito di conquistare il titolo a squadre, perso nelle ultime battute proprio a favore della Russian Time. Il pilota di Cariati ricomincerà il 2018 dalla Charouz Racing, squadra esordiente nella categoria. Nonostante questo Massimo Rivola, responsabile FDA, ha deciso di portare Fuoco al team ceco con il chiaro intento di essere tra i papabili per la vittoria finale.

Fuoco a bordo della Prema – PHOTO CREDITS: Antonio Fuoco twitter

Al momento questi i nostri connazionali che prenderanno parte alla Formula 2 nel 2018. E’ vero, mancano ancora le conferme delle line-up di 5 squadre su 10, quindi potremmo avere altre sorprese. Il problema di fondo è un altro. Ghiotto compirà 23 anni il prossimo 24 febbraio, Fuoco va per i 22. Giovanissimi, in termini assoluti.

Purtroppo c’è però da registrare che ormai in F1 a quelle età, si è già esordito, vedi i casi di Verstappen e Stroll, ma anche agli esordi di Vettel e Hamilton. Purtroppo però, per quanto possa essere vera la questione relativa agli sponsor che hanno ovviamente il loro peso, è che i soldi “si trovano”. Se vieni visto con un certo talento, diventi appetibile anche per qualcuno che decide di investire su di te. Ma il gioco deve valere la candela. Veramente credete che Schumacher, Hamilton e via discorrendo sono nati ricchi e non abbiano trovato qualcuno che li abbia finanziati a dovere per arrivare dove sono arrivati? E qualcuno avrebbe il coraggio di dire che questi due (sono i primi venuti in mente all’autore in sede di scrittura dell’articolo) non abbiano meritato la F1?

Fuoco nei test Pirelli con Ferrari – PHOTO CREDITS: Antonio Fuoco Twitter

Spesso quindi, la mancata o scarsa partecipazione  di italiani nella massima serie, ma anche nelle categorie minori, può avere radici più profonde, complicate, di sistema, e non discutibili in un unico articolo.

Le squadre

Ma l’Italia in Formula 2, non è rappresentata solo dai piloti. Infatti, discreta è anche la rappresentanza tra i team. Stiamo parlando di Prema e Trident. La prima, in grado di esprimere un Charles Leclerc fenomenale che ha portato in dote alla scuderia padovana il titolo piloti nella passata stagione e di essere comunque in lizza per la conquista di quello a squadre, perso per pochi punti. Un team legato a doppio filo alla Ferrari, sia in termini di piloti che di tecnici, che ha fornito a Prema basi solide anche in ottica futura, con la volontà che quanto messo in mostra nel 2017 non dovrà essere avvenuto per caso.

PHOTO CREDITS: Fuoco twitter

Discorso completamente diverso per la Trident. Il team con sede a Novara, viene da una stagione con molte delusioni. Ultimi in classifica generale con soli 9 punti, ed un avvicendarsi di piloti che hanno dimostrato poca programmazione e molta confusione. Diciamo che peggio di così non si possa fare. Difficile sapere cosa potersi attendere dalla prossima stagione, considerando che ancora non sono stati definiti i piloti che correranno con il team diretto da Maurizio Salvadori.

Trident – PHOTO CREDITS: Trident Twitter

Anche qui possiamo provare a dare una riflessione. Spesso si discute sui piloti, principali attori del motorsport e personaggi più in vista. Ma dovete immaginare, che gli stessi discorsi su piloti affermati o esordienti si possono intendere per i tecnici e i manager. E se il motorsport è uno sport “industriale”, beh è evidente che, per quanto parliamo di una competizione comunque globale nel know-how ma prettamente europea nella pratica, dobbiamo lavorare sul creare delle competenze in grado di stare sul mercato delle competizioni automobilistiche. In tal senso si sta facendo qualcosa in Ferrari e, come insegna il 2017, qualcosa è stato passato alla Prema. Chissà se questo riuscirà a creare qualcosa di duraturo.

Sua maestà Dallara

Ma l’Italia è in grado di esibire a livello mondiale eccellenze che, soprattutto nel 2018, saranno a capo di una rivoluzione della Formula 2 abbastanza importante. Quello che scatterà il prossimo Aprile in Bahrein e il primo di tre anni in cui le vetture della serie cadetta subiranno un upgrade veramente importante. Merito anche di progetti italiani che faranno da cardine nel prossimo triennio della serie propedeutica alla F1. L’azienda di Varano de Melegari infatti, fornirà la scocca e la carrozzeria ai team di Formula 2, con un dispiego di ingegneria non indifferente, visti gli standard di sicurezza a cui devono rispondere le vetture ma soprattutto per le nuove performance richieste dalle vetture. Italia anche nell’elettronica e nella gestione dei dati, curati da Magneti Marelli.

Concept F2 2018 Dallara – PHOTO CREDITS. fiaformula2.com

Il tutto dimostra plasticamente l’Italia a due velocità in campo industriale ergo anche nelle competizioni motoristiche. Fenomeni nelle eccellenze, difficoltà nel “mezzo”. Ma per arrivare nell’olimpo della F1, significa che bisogna arrivare dalla “terra di mezzo” ed è lì che bisogna investire, se si vuole salvaguardare il motorsport italiano.

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