Serie A review: la 24esima è il festival delle giovani promesse e delle confeme importanti

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Simultaneamente alla chiusura del festival di Sanremo, si è aperto il festival di “Saremo”. La 24esima giornata di Serie A ci ha, infatti, regalato tante conferme e attese riprese: a togliere le castagne dal fuoco a molte compagini, però, ci hanno pensato i nostri ragazzini. 

Sul fondo di questa speciale playlist, troviamo Diego Laxalt: con la seconda rete consecutiva, anch’essa allo scadere come contro la Lazio, il Genoa ha trovato la seconda vittoria consecutiva, anch’essa in trasferta. La sensazione è che l’uruguagio sembri rinato dopo alcune partite sottotono che sembravano poterne comprometterne la titolarità. Una cosa è certa: il grifone di Ballardini sta volando in Serie A con 21 punti in 12 gare (una media da Europa League pari a 1,75).

Rolando Mandragora

Al quarto posto c’è Mandragora: per la serie Cambiare allenatore fa bene, il buon Rolando si fa garante del secondo punto consecutivo conquistato dal Crotone contro una big (l’Atalanta è riuscita a raggiugere i padroni di casa solo all’88’ con Palomino). Walter Zenga ne ha incontrate tante nelle ultime nove partite in cui, però, ha rialzato i suoi pitagorici portando a casa quei 9 punti (2 vittorie e 3 pareggi) utili ad allontanarsi quanto basta dalla zona retrocessione.

Si piazza al terzo posto Cengiz Under. Il Messi turco è stato fortemente voluto da Monchi ed è stato strappato ad un’agguerrita concorrenza. L’impatto con la Serie A non è stato dei migliori: poche partite, fatica a mettersi in mostra, giocate troppo leziose. Il talentino ottomano numero 17 ha, però, lavorato sodo e perseverato al punto che la Serie A, adesso, possa apprezzarlo veramente: nella roboante vittoria contro il Benevento ha fornito un assist per il 2-1 di Dzeko al momento del sorpasso, per poi timbrare il cartellino dei marcatori con una doppietta portando i giallorossi sul parziale 4-1. Rapidità d’esecuzione, dribbling, precisione e una discreta potenza: sono queste le caratteristiche mostrate nei 3 goal segnati in occasione delle ultime 2 gare che hanno visto, tra l’altro, i capitolini uscire dalla crisi.

La Karamoh mask sfoggiata dopo la rete al Bologna

#2. E se i più scaramantici vedono di malo occhio il numero 17, invece ne saranno entusiasti gli interisti al pari dei romanisti. Due mesi senza vittorie e un attacco privo di idee e cinismo; ma un lampo ha illuminato San Siro nel pomeriggio di ieri: signore e signori, Yann Karamoh! Il francese classe ’98, con la complicità del neo-acquisto Rafinha, ha tirato fuori dal cilindro un gran bel coniglio ma, soprattutto, ha tirato la sua Inter fuori dalle sabbie mobili di una crisi che le aveva visto raccogliere, sinora, 6 pareggi e 2 sconfitte nelle ultime 8 partite di Serie A (a cui vanno aggiunte una vittoria agli ottavi di Coppa Italia, arrivata solo ai rigori contro il Pordenone, e una sconfitta nella stessa competizione, ai quarti contro il Milan).

Patrick Cutrone

Al primo posto arriva, con la stessa grinta e prepotenza con cui lo vediamo segnare, Patrick Cutrone. L’ex primavera, con la guida di Gattuso, sembra aver ampliato quella grinta che, già in estate, lo contraddistingueva rispetto agli altri due centravanti milanisti. Sabato, a Ferrara, è partito titolare a causa dell’infortunio di Kalinic; il comasco classe ’98 ha segnato tre volte nelle ultime tre partite (sono 5 i goal in Serie A, 12 in stagione) e la sensazione è quella che, soverchiata già la gerarchia con André Silva, il ragazzo possa prendersi ben più del solo posto da riserva della sua controparte croata facendo pentire la dirigenza di via Aldo Rossi che quei soldi potevano essere investiti decisamente meglio.

Bernardeschi e Higuain, i match winner della sfida contro la Fiorentina

Passando ai premi della critica, finalmente ritroviamo il gallo Belotti: l’attaccante granata è tornato a segnare con un goal in cui è esplosa tutta la sua potenza fisica e mentale dopo la fatica avuta nel gioco e nella forma fisica evidenziata negli ultimi mesi; con la speranza che il centravanti bergamasco possa trovarsi definitivamente, anche per lo stesso bene della Nazionale. Continua a colpi di giocate pazzesche il duello in vetta tra Napoli e Juventus: bella la botta dei bianconeri, in difficoltà su un campo insidioso come l’Artemio Franchi, ma uscenti comunque con uno 0-2 secco che ha mostrato la capacità camaleontica degli uomini di Allegri ma, soprattutto, quella dirigenziale di Marotta che, ancora una volta, ha portato alla corte di Agnelli un diamante grezzo come Bernardeschi che non ha esitato a punire la sua madre calcistica alla prima occasione. Ancor più bella, invece, la risposta dei partenopei: hanno saputo subire per 35 minuti sottostando allo strapotere fisico di un centrocampo come quello della Lazio in cui, a fare da guida, c’è il sergente Milinkovic-Savic, protagonista di giocate pazzesche nella prima frazione al San Paolo; preso il pallino del gioco, però, anche la Lazio si è dovuta inchinare e l’azione del 4-1 di Mertens è la conferma che, dopotutto, la conquista della Serie A sia un traguardo più che meritabile. Ordinaria amministrazione per la Sampdoria che, con il 2-0 rifilato all’Hellas Verona, continua la sua scalata verso un piazzamento in Europa League, mentre è da rimproverare il pareggio a reti bianche nel lunch match tra Sassuolo e Cagliari, emblema del momento nero del nostro calcio e del nostro massimo campionato che, forse, dovrebbe fare più che qualche pensierino in merito al cambio della formula a 18 squadre.

Nicola Gigante

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