Indycar: il punto sui test e prime impressioni sull’aeroscreen

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Manca meno di un mese al primo weekend della stagione Indycar 2018 (9-11 marzo) e ci sono importanti dettagli da limare. Le macchine hanno effettuato il loro primo shake-down e Dixon ha testato il nuovo dispositivo di sicurezza. Il tutto è avvenuto sull’ovale di Phoenix.

Will Power in azione

Venerdì 

La prima sessione di prove Indycar in buona parte è stata spesa per effettuare giri di shake-down a bassa andatura col solo scopo di verificare che tutti gli impianti presenti nelle monoposto fossero in ordine. Per quanto riguarda i tempi si segnalano la prima posizione di Takuma Sato e la quarta del debuttante Matheus Leist, il quale a sua volta aveva potuto provare il giorno precedente nel corso dei rookie test

Nel turno serale si sono percorsi complessivamente oltre 1700 giri dai ventitre piloti presenti: al termine delle prove i due piloti più veloci sono stati Rahal e Sato; alle loro spalle si sono piazzati Pagenaud e Newgarden per il team Penske. In questo turno si è anche registrata la prima bandiera gialla causata da un errore: Matheus Leist è finito in testacoda all’uscita della curva 2, ma fortunatamente è riuscito ad arrestare la sua monoposto senza farla entrare in contatto con le barriere. Da segnalare infine che alcuni problemi elettrici hanno tenuto James Hinchcliffe fermo ai box per gran parte del turno.

Sabato 

Al sabato si è confermata competitiva la squadra di Bobby Rahal, che ancora una volta fa registrare il miglior tempo del turno grazie a Takuma Sato. L’unica novità è rappresentata dall’assenza del team Juncos, tornato alla base di Indianapolis avendo giudicato sufficiente il programma svolto con Kyle Kaiser durante i rookie test del giovedì e le prove collettive del venerdì.

Takuma Sato e Will Power

L’ultimo turno serale di prove è stato quello che ha visto la maggiore attività in pista con ben 2257 giri completati: il più veloce è stato ancora una volta Takuma Sato che ha preceduto Will Power e Tony Kanaan. Nel corso di questa sessione si è anche verificato l’unico vero e proprio incidente di questi due giorni, con Scott Dixon che è finito in testacoda all’uscita della curva 2 ed ha impattato contro le barriere esterne e piegando la sospensione posteriore sinistra: nessuna conseguenza fisica per il pilota neozelandese. Anche Leist ha compiuto alcuni errori toccando il muretto per ben tre volte, ma senza danneggiare in modo significativo la sua monoposto. Il turno si è concluso con qualche minuto di anticipo rispetto al previsto a causa di un leggero contatto di Graham Rahal contro il muretto esterno della curva 4.

Sebastien Bourdais

Test aeroscreen

In uno degli articoli precedenti (Aeroscreen) era stato analizzato il dispositivo di sicurezza scelto dall’Indycar. Il primo riscontro in pista è stato giovedì dopo i test al simulatore: Dixon ha utilizzato l’aeroscreen in tre diverse condizioni di luce (pieno giorno, crepuscolo e notturna), senza mai riscontrare significativi problemi in termini di visibilità. Al fianco di questa nota, indubbiamente la più importante della giornata, è tuttavia emersa la necessità di implementare un sistema di ricircolo d’aria per evitare che all’interno dell’abitacolo le temperature si innalzino troppo e per ridare ossigeno ai piloti. 

Aeroscreen dall’interno dell’abitacolo

«Non ci sono distorsioni» ha ammesso il pluricampione Indycar. I produttori della PPG hanno tirato un sospiro di sollievo. La più importante delle obiezioni era proprio la possibilità che il “vetro”, alle alte velocità di percorrenza sugli ovali, avrebbe disturbato la vista dei piloti.

La notizia è che forse non sarà possibile impiantarlo già nel 2018: l’aeroscreen potrebbe trasformarsi perciò in un progetto per la stagione 2019. Dixon stesso ha affermato che ogni pilota dovrebbe aver modo di testarlo prima di implementarlo. «Non è un problema: si tratta di abituarcisi».

 

 

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