Billy Elliot: il riscatto a tempo di danza

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Al Teatro degli Arcimboldi di Milano, fino al 25 marzo è scena Billy Elliot, musical tratto dall’omonimo amato film.

Le vicende del dodicenne Billy sono trasposte a teatro grazie alla regia e adattamento di Massimo Romeo Piparo, oramai punto di riferimento per la produzione di musical nazionale, ed impreziosite dalle musiche di Elton John.

Siamo nel 1984, sullo sfondo lo sciopero ad oltranza indetto dai minatori della piccola cittadina contro le misure draconiane imposte da Margaret Thatcher. Billy è costretto dal padre a praticare il pugilato ed un giorno, attardatosi in palestra, viene suo malgrado coinvolto da Mrs. Wilkinson in una lezione di balletto. Questo l’evento catartico, che farà scoprire al giovane la sua vera inclinazione.

Deve ora superare però la mentalità ristretta di un paese di provincia, ed in particolare del padre e del fratello, che vedono il ballo come un’attività non virile, quindi inadatta ad un ragazzo. Billy dovrà quindi superare non poche difficoltà nel rompere questa visione ristretta, contando solo sul sostegno della maestra di ballo, di Michael l’amico del cuore appassionato di vestiti da donna e della madre morta, che gli appare nei momenti di crisi.

Alla fine tutto si risolve per il meglio per il giovane, sostiene e supera il provino per entrare alla Royal Ballet School di Londra e lascia la famiglia per seguire il suo sogno.

Nonostante lo spettacolo segua a grandi linee quella che è la trama del film, tante sono le digressioni e le variazioni sul tema. Spesso lo spettatore prova un senso di straniamento, sta guardando qualcosa di familiare, ma al contempo qualcosa di totalmente nuovo.

Mancano alcune iconiche battute e le famose colonne sonore, assente il pathos sulle scene clou, ma una rappresentazione tutto sommato piacevole, per passare una serata in famiglia.

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Viaggiatore iperattivo, tenta di sempre di confondersi con la popolazione indigena. Amante della lettura, legge un pò di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare ai sofferenti pene d'amore, inglesi. Tra gli scrittori moderni fra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa. Melomane vecchio stampo: è chiamato il fondamentalista del Loggione. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L'opera preferita tuttavia è la Tosca, la quale si narra, ma non vi sono prove certe, lo abbia commosso fino alle lacrime.

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