Kim Jong-un e Donald Trump di nuovo ai ferri corti: di chi la colpa?

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Kim Jong-un minaccia di fare saltare l’incontro del prossimo 12 giugno a causa delle esercitazioni militari condotte congiuntamente dagli Stati Uniti e dalla Corea del Sud. 

Era quasi tutto pronto per lo storico incontro tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il dittatore nordcoreano Kim Jong-un, che avverrà il prossimo 12 giugno a Singapore. L’obiettivo è quello di iniziare un nuovo percorso di pace tra i due paesi, a partire dalla denuclearizzazione della Corea del Nord.

Pyongyang, però, con quello che sembra un brusco e pericoloso cambio di direzione, potrebbe non presentarsi all’atteso incontro, al quale Stati Uniti, Corea del Sud e Corea del Nord stanno lavorando ormai da tempo. 
A suggerire una tale prospettiva sono le parole dello stesso Kim Jong-un che ha minacciato di mandare tutto all’aria a seguito dell’esercitazione congiunta che la Corea del Sud e gli Stati Uniti stanno portando avanti in questi giorni, sino al 25 maggio, come fanno ormai dal 1953. L’organo di stampa ufficiale del regime, Kcna, ha  infatti puntato il dito contro le esercitazioni provocatorie messe in atto da Corea del Sud e Stati Uniti, “una prova per l’invasione del Nord e una provocazione“.

Salta l’incontro con il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in

Immediata la risposta di Kim Jong-un che ha fatto saltare il suo incontro con il leader sudocoreano, in programma oggi presso il villaggio di Panmunjom.
L’obiettivo della Corea del Nord è quello di avviare un percorso graduale di avvicinamento con gli Stati Uniti e la Corea del Sud, prevedendo una denuclearizzazione alla quale seguano atti di non ostilità da parte dei due “nemici”, a partire dalla riduzione, sino all’estinzione, delle sanzioni economiche. Le esercitazioni militari a cui fa però riferimento Pyongyang, lascerebbero trapelare l’opposto, ossia un’operazione unilaterale a carico esclusivo della Corea del Nord.

Kim Jong-un teme di fare la fine di Saddam e Gheddaffi

Questa è la manifestazione di una manovra sinistra per imporre al nostro Paese il destino della Libia o dell’Iraq, che sono collassati per essersi piegati alle grandi potenze – ha affermato il Ministro degli Esteri nordcoreano, Kim Kye Gwan -. Se gli Stati Uniti vogliono metterci in un angolo o obbligarci a un abbandono unilaterale del nucleare non saremo più interessati a questo dialogo“.

Da parte loro, invece, gli Stati Uniti si sono dimostrati interdetti dalle dichiarazioni di Pyongyang, dopo che gli ultimi mesi avevano tradito un dialogo che sembrava tutto in comoda ascesa. Tuttavia, la portavoce del dipartimento di Stato Usa, Heather Nauert, ha comunicato di non aver avuto alcuna dichiarazione da parte della Corea del Sud circa la volontà di annullare il summit del 12 giugno. Inoltre, nel tentativo di evitare uno strappo serio e definitivo, Heather Nauert ha affermato: “Non abbiamo avuto notizie da quel governo o dal governo della Corea del Sud sul fatto che non avremmo dovuto continuare con le esercitazioni militari, legali e pianificate con largo anticipo, o continuare a programmare il meeting“.

Manca meno di un mese allo storico incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un, pochi giorni, invece alla cerimonia ufficiale di chiusura, in mondovisione, del sito nucleare di Punggye-ri, dove sono già cominciati gli smantellamenti, e dalla quale sarà possibile capire se lo strappo odierno sarà solo un ricordo.

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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