Sant’Egidio compie 51: una storia di amicizia e solidarietà

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Il 09 febbraio, la Comunità di Sant’Egidio, ha compiuto 51 anni. Un compleanno che celebra molte conquiste e che offre l’occasione per tracciare le direttrici da prendere nel futuro, per una
realtà di volontariato e di solidarietà attiva in tutto il mondo.

Fin dal 1968, anno di nascita della Comunità di Sant’Egidio,
molte sono state le iniziative di solidarietà, che hanno dato amicizia e assistenza a poveri, persone con disabilità e anziani. Quelle che vengono spesso definite le “periferie esistenziali”, in Italia, come nel resto del mondo.

Una grande folla occupa San Giovanni in Laterano per l'anniversario della Comunità di Sant'Egidio. In prima fila vediamo Andrea Riccardi
Molti i partecipanti ai festeggiamenti, in prima fila Andrea Riccardi, tra i fondatori – foto: Sito Ufficiale Sant’Egidio

51 anni di solidarietà

La folla che si è radunata a San Giovanni in Laterano per i festeggiamenti, testimonia quanto in questi 51 anni, la Comunità di Sant’Egidio sia riuscita ad allargarsi, trasformando un piccolo gruppo di giovani romani, in una realtà mondiale. Oggi quella realtà coinvolge persone provenienti da altre confessioni e religioni, così come persone non religiose, tutte unite da un unico spirito di solidarietà.

Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio dà il suo saluto alle persone che festeggiano i 51 anni della Comunità
Marco Impagliazzo durante il suo saluto – Foto: sito ufficiale Sant’Egidio

Ma allargarsi, non significa dimenticare le proprie origini, come ha fatto notare Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità “Sant’Egidio ama molto Roma, la sua gente, le sue periferie, soprattutto i suoi abitanti più poveri e vulnerabili.” ha detto durante il saluto alla fine della messa, condotta da Mons. Angelo De DonatisGiovanni Paolo II ci confidò che ogni volta che incontrava Sant’Egidio nel mondo, riconosceva uno spirito romano. E cioè uno spirito di apertura e di amicizia verso tutti, di realismo e di sogno.”

Una storia fatta di persone

La storia di Sant’Egidio è soprattutto la storia delle persone che compongono la Comunità, perciò il modo migliore di raccontarla è attraverso le testimonianze di chi in questi anni l’ha vissuta di persona.

Di seguito vi riportiamo quella di Rolando Curzi, “veterano” della Comunità, impegnato in diverse iniziative in Italia e all’estero, come il Progetto Dream, dedicato alla cura e alla prevenzione dell’AIDS in Africa.

Molti anziani in sedia rotelle siedono intorno a tavoli apparecchiati per il Natale, organizzato dalla Comunità, di Sant'Egidio.
Il Natale con gli Anziani del Policlinico Italia- Foto: Germano Bardazzi

La testimonanza

Da quanto tempo sei un volontario di Sant’Egidio?

Da quarantuno anni. Ho conosciuto la comunità dal suo decimo anno.

L’hai vista crescere, dunque.

L’ho vista crescere, sì. Era già abbastanza sviluppata soprattutto a Roma, poi è cresciuta tantissimo. A Roma e soprattutto fuori Roma, arrivando anche all’estero.

Parlando dell’estero e del Progetto Dream in particolare, quali sono le conquiste più importanti che avete conseguito in questi anni?

Soprattutto il fatto che praticamente tutti i bambini nati da madri sieropositive, sono nati senza HIV. Questa è una cosa molto positiva: delle madri malate, che si sono curate, hanno partorito figli sani ed ora anche le mamme stanno bene e possono prendersi cura di questi bambini. Mentre all’inizio di questo progetto conoscevamo soprattutto bambini malati che vivevano con le nonne, perché le mamme erano morte.

Invece, tornando in Italia, qual è l’esperienza che più ti ha arricchito in questi 51 anni di Sant’Egidio?

Il rapporto con gli anziani, in particolare quelli del Policlinico Italia, dove vado da trent’anni. Il rapporto con loro, fin da quando ero più giovane, non solo mi ha arricchito, mi ha aiutato anche a crescere in modo diverso. Dando un valore alla vita diverso da quello che pensavo […] che c’è tanta vita anche quando sembra che non c’è più”

Quella di Rolando è solamente un delle esperienze dei molti volontari di Sant’Egidio, quotidianamente impegnati con i poveri della nostra città, con i corridoi umanitari, che danno accoglienza ai rifugiati di guerra in maniera legale in Italia, Francia e Germania senza spese per i Paesi ospitanti, e con molte altre iniziative solidali, il cui scopo è, nelle parole di Marco Impagliazzo, il tentativo di “costruire un “noi” che non escluda nessuno”.

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