Bere una birra mentre si sconfigge un esercito di orchi? Al Victorian si può! Intervista a Sidney Neri, uno dei soci fondatori del famoso gruppo di ludopub nella provincia di Roma

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di Eleonora D’Agostino

Il mio rapporto con Sidney e i suoi collaboratori va oltre il tempo di una rapida intervista, poiché sono io in prima persona a godere dei servizi forniti dalla sua catena passando da una partita a Magic: the Gathering a una a Scarabeo (quanto sono stata felice di essere riuscita a scrivere “qualificato” in un colpo solo la settimana scorsa…). Ma bando alle ciance, iniziamo con una domanda semplice semplice e addentriamoci nel mondo del Victorian Monkey di San Lorenzo a Roma e del Victorian Fox di Tivoli.

(Foto dell’autrice)

Da dove nasce l’idea del Victorian?

È un discorso un po’ complesso. Nasce da due amici, io e Marco, che un giorno di poco più di tre anni fa, mentre lavoravamo e stavamo seduti alla nostra scrivania del call center, ci siamo guardati e abbiamo detto: “ma noi vogliamo fare questo lavoro per tutta la vita?”. E visto che tra una telefonata e l’altra stavamo guardando gli spoiler della nuova espansione di Magic abbiamo pensato che potevamo fare qualcos’altro di più divertente. Pensa che l’idea di aprire a Tivoli pochi mesi fa non era per niente programmata e più andiamo avanti più ci rendiamo conto che è una realtà strepitosa e totalmente diversa da Roma, la quale ci sta insegnando molto e mi ha dato modo di conoscere persone interessanti. Adesso siamo il Victorian Monkey e il Victorian Fox, e il gruppo Victorian è nato dall’idea di poter creare un posto che fosse quello dove volevamo andare noi la sera dopo aver lavorato. All’inizio io ero l’unico pazzo a pensare che il Monkey fosse il primo locale di una serie, ma invece adesso l’idea di far diventare il Victorian una catena si è concretizzata, e io dico sempre “Per il momento sono solo due”.

(Foto dell’autrice)

Invece perché proprio “Victorian”? Immagino che sia un riferimento al mondo steampunk.

In realtà tutto è nato dall’idea di creare un ludopub steampunk e c’è stato un grandissimo brainstorming per il nome. Avevamo trovato dei nomi che a dire il vero ci piacevano di più, ma che sono stati abbandonati per motivi vari perché o c’erano dei locali che avevano lo stesso nome o perché inserendo quei nomi su google la ricerca portava a cose più o meno improbabili da livelli di World of Warcraft al nome di un’operazione della polizia antimafia sulla ‘ndrangheta. E poi alla fine, presi anche un po’ dalla disperazione, visto che l’associazione si chiamava già a quel tempo Monkey Island, pensammo che la cosa più logica fosse Victorian Monkey. Invece per il Fox ci siamo guardati in faccia e abbiamo pensato agli animali che fosse più facile vedere nei dintorni di Tivoli: tra volpe e cinghiale abbiamo pensato che la prima fosse un pochino più delicata.

(Foto dell’autrice)

Invece ora una domanda più pratica: cosa si fa nel Victorian Monkey e nel Victorian Fox?

Un sacco di casino! A parte gli scherzi, noi siamo un ludopub e siamo quindi un posto dove si viene principalmente per giocare: si fa la tessera per diventare membri dell’associazione e da quel momento in poi si può usufruire dei nostri servizi. Abbiamo a disposizione una libreria di giochi – quella di Roma conta circa 300 giochi e quella di Tivoli più di 100 – a cui i soci possono attingere sedendosi a un tavolo e in aggiunta abbiamo il servizio di somministrazione di cibo e bevande per i soci. Si gioca, ci si diverte, e si conosce gente che ha passioni simili. Ho sempre detto che la cosa che mi piace, sia del Monkey che del Fox, è che chi arriva da solo non esce mai da solo. L’obbiettivo è di far sentire tutti a casa.

(Foto dell’autrice)

(Credits: Victorian Monkey)

Tra voi soci e collaboratori quali sono i giochi da tavola e i giochi di ruolo che vanno per la maggiore?

Tra i giochi di ruolo sicuramente la fa da padrone Dungeons & Dragons, ma ovviamente c’è anche Luca Noschese qui a Tivoli con il suo Rising Skill che ci sta dando modo, tramite delle storie autoconclusive, di conoscere meglio il gioco. A Roma con grande soddisfazione è andato anche Call of Cthulhu… e diciamo che spaziamo molto. Poi tra di noi ci sono già un paio di persone che stanno lavorando su dei loro sistemi di gioco e ci piace sperimentare. Invece per quanto riguarda i giochi da tavolo andiamo un po’ a periodi: quando entriamo in fissa con qualcosa lo scarnifichiamo in tutti i modi. Un esempio è Azul che è il gioco dell’anno.

(Credits: Victorian Monkey)

E invece tra i clienti quali sono i giochi di ruolo e da tavola che hanno più mordente?

Anche lì Dungeons & Dragons è Dungeons & Dragons, con i giocatori equamente divisi ormai tra la 3.5 e la quinta edizione. Per quel che riguarda i giochi da tavolo invece si spazia molto tra i party-game, ma più che altro per un discorso numerico perché i gruppi che arrivano sono spesso dalle 6 alle 10 persone, numeri non adatti a giochi particolarmente complessi. Vanno molto anche quei giochi che sono considerati un po’ entry-level, come Splendor o Pozioni Esplosive, perché magari ci sono gruppi con due o tre persone un po’ più esperte e gli altri che è la prima volta che si affacciano a questo mondo: questi sono adatti perché permettono in maniera molto rapida di far giocare a qualcosa di divertente quelle persone che hanno ancora nel loro immaginario dei giochi da tavolo solo Taboo, Risiko, e Monopoly. Mi piace molto il fatto che negli ultimi anni siano stati premiati non quei giochi, che magari sono anche dei piccoli capolavori, con una complessità altissima in cui ti ci vuole un’ora o un’ora e mezza solo per studiare il regolamento, ma quelli che permettono un approccio molto rapido e una facilità relativamente bassa adatta anche alle famiglie. Mi vengono in mente i nomi dei giochi che negli ultimi tre o quattro anni hanno vinto il premio come miglior gioco dell’anno in Italia: Piccolo Principe, Colt Express, Pozioni Esplosive… tutti quanti giochi che hanno una curva di apprendimento molto bassa. Anche Azul è in questo gruppo perché è comunque un gioco che si capisce in quindici minuti e dopo due mesi che ci giochi tutti i giorni stai lì e fai “Vedi! c’è quest’altra strategia che posso applicare!”, un gioco veramente bello.

(Credits: Victorian Monkey)

Invece cosa ci dici riguardo ai progetti per il futuro? E riguardo alla nuova collaborazione che si è aperta con Infonerd del Metropolitan Magazine?

Quell’unicorno meraviglioso del vostro logo… quanto mi piace! Ma partiamo dai progetti per il futuro. Intanto stiamo portando a regime di lavoro questi due locali, e chi ci segue sa che il Victorian Monkey ha attraversato un momento di difficoltà che ora si sta risolvendo. Il progetto del gruppo Victorian è ampio, per esempio da molto parliamo della possibilità dell’apertura di almeno un secondo e un terzo locale su Roma. Ho un mio sogno nel cassetto che è quello di riuscire ad aprire un Victorian a L’Aquila poiché è una città a cui sono particolarmente legato e non mi dispiacerebbe mettere il mio sassolino per la ricostruzione: l’anno in cui c’è stato il terremoto io ero iscritto all’università là e, considerando che della casa che ho affittato c’è rimasta solo la facciata, mi ci è rimasto un pezzo di cuore.

(Credits: Victorian Monkey)

Io ho avuto già modo al Modena Play dell’anno scorso di aprire dei contatti con diverse realtà in giro per l’Italia, ed era evidente in quel momento che la struttura Victorian non era ancora pronta per lanciarsi nel contesto nazionale, come non lo sarà forse neanche tra sei mesi o fino al prossimo Modena Play. La nostra intenzione è quella di diventare un punto di riferimento per chiunque intenda aprire un ludopub in Italia… e forse non solo in Italia.

Per quel che riguarda il futuro con il vostro magazine ci sono tante cose che possiamo fare e sono dell’idea che un magazine che abbia una sezione pensata per il mondo nerd già abbia delle grandi potenzialità. Per quanto ci riguarda c’è una grande disponibilità a darvi un supporto tecnico e logistico specifico nel settore e quindi riuscire a creare insieme una collaborazione forte. Per ora abbiamo iniziato con questo impegno settimanale in cui si spazierà dall’aprire Azul al commentare la nuova espansione di Magic, tanto sicuro non mancano le cose di cui parlare!

(Foto dell’autrice)

Proprio per marcare la continuità di questa collaborazione, faccio un annuncio ufficiale: nel prossimo incontro intervisteremo Luca Noschese, tuo amico e collaboratore, circa il suo gioco Rising Skill.

Vi aspettiamo!

Ed è in programma anche un articolo su uno dei giochi da tavola da te citati, Azul. Ora però ho una domanda bonus per te: cosa è per te “nerd” e “cultura nerd”?

La prima cosa che mi viene in mente in questo momento è quella frase che dice che “nerd è il nuovo biondo e palestrato”, ed è una cosa che secondo me è molto vera… ed è anche vero che la cultura nerd sia diventata molto di massa con il risultato che da una parte l’essere nerd è usato per qualsiasi cosa e dall’altra parte ci sono delle persone che sono diventate una specie di “fondamentalisti nerd” che ti dicono cose tipo “Eh! Ma tu hai guardato soltanto i telefilm di massa, non guardi quelli di nicchia, e quindi non sei nerd”. Forse la verità è che l’unica parola che descrive a fondo un nerd probabilmente è “appassionato”. Penso che sia importante in questo momento per la cultura nerd non auto-ghettizzarsi e non fare la fine che hanno fatto la cultura indie e altre sottoculture che si sono radicalizzate e diventate snob, cosa che per la cultura nerd non avrebbe veramente senso.

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Sono un'antropologa che si diverte a fare quattro chiacchiere tra amici mostrando il perché Star Wars non sia solo un bel film, ma un complesso mito attraverso cui si narrano le vicissitudini umane circa la società, la religione, l'identità personale, i riti di iniziazione, ecc. ... e potete sostituire Star Wars con qualsiasi altra cosa!

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