Cina-Russia: se sono rose fioriranno Le potenze occidentali hanno spinto la Cina tra le "braccia" di Putin

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Si è conclusa oggi la prima fase dell’esercitazione militare denominata Vostok 2018 tra Russia e Cina. L’operazione congiunta è la più grande dal 1981 in territorio russo, per la prima volta prendono parte all’esercitazione le truppe di Pechino. La portata simbolica dell’accordo obbliga la Nato a chiedersi cosa ha spinto le due superpotenze ad avvicinarsi.

(Foto dal web)

La storia delle relazioni tra Russia e Cina è quantomai travagliata. Rivali storiche per contese territoriali al confine, dopo la rivoluzione maoista i due paesi si avvicinarono in nome di una stima reciproca che inizialmente legò Stalin a Mao. Il leader cinese si recò a Mosca per “studiare” il modello sovietico e al suo ritorno definì l’Urss come “la Cina di domani”.  Questa luna di miele durò fino al 1960, anno in cui i rapporti si raffreddarono, tanto da arrivare ad uno scontro armato sulle rive del fiume Amur. Per constatare una nuova riapertura dobbiamo fare un balzo fino alla fine degli anni ’90 con l’avvento di Putin. Con il passare degli anni le due potenze sono diventate sempre più complementari, da una parte la Russia con le sue risorse e gli investimenti sulla difesa, dall’altra la Cina che nel frattempo ha raggiunto livelli di crescita da capogiro.

A mettere la ciliegina sulla torta è arrivata la crisi ucraina e le conseguenti sanzioni che hanno allontanato definitivamente la Russia dall’Europa. Putin, costretto a volgere il suo sguardo verso est, ha trovato nella Cina e nel suo leader Xi Jiinping un interlocutore ideale. Ideale anche “grazie” alla guerra commerciale mossa da Trump contro il paese del dragone. La Russia come già detto ha da offrire gas a buon prezzo ed è proprio questo l’ariete russo per fare una breccia nella impenetrabile muraglia cinese. Oggi si è conclusa la la quarta edizione del Forum economico orientale di Vladivostok, evento organizzato dalle autorità di Mosca. Durante questa edizione sono stati siglati accordi per la fornitura di Gas a Pechino. Se si legge questo fatto insieme all’esercitazione militare congiunta, difficilmente si può ignorare la portata dell’evento.

La risposta della Nato sarà un’esercitazione sulle coste norvegesi, una reazione normale e prevedibile. Resta da chiedersi se questo atteggiamento non rafforzi sempre di più l’asse Mosca Pechino. Due superpotenze che soffrono (a torno o a ragione) della sindrome da accerchiamento. In passato sottovalutare questi segnali ha portato alla nascita di un altro “asse”, destinato a portare l’Europa in una catastrofe immane. Se è vero che la storia si ripete, i segnali non sono incoraggianti. 

 

 

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