Conte e Giampaolo: così vicini, così lontani

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Una breve analisi su cosa è trapelato dalle conferenze stampa di presentazione dei nuovi tecnici di Inter e Milan

Conte e Giampaolo hanno portato aria nuova a Milano. Con questa frase, però, sarebbe riduttivo riferirsi al mero cambio di panchina per le due società. Inter e Milan infatti, attraverso questa scelta, si sono proiettati verso livelli differenti della propria crescita. Ma entriamo nel merito della questione…

Perché Antonio Conte?

Antonio Conte rappresentato in tutta la sua personalità sul campo
Antonio Conte rappresentato in tutta la sua personalità sul campo

L’Inter aveva bisogno di un sergente di ferro, di qualcuno che portasse avanti gli sforzi tecnici e tattici apportati dal suo predecessore, Spalletti. Il tecnico di Certaldo, infatti, è riuscito nell’impresa di dare una identità alla propria formazione pagando, spesso, cali sul piano mentale; complice il tasso tecnico generale dei suoi uomini? Può essere ma, con l’ex ct azzurro, questo pericolo non dovrebbe essere dietro l’angolo.

Nelle corde di Conte, c’è infatti l’abilità di essere un bravo mentalista (tanto da essere accostato a Mourinho, quando Antonio siedeva sulla panchina della Juventus o, più goliardicamente, quando portò il Bari in Serie A nel 2009).

Da questo punto di vista, si darà valore a quegli uomini più lontani dai media, come D’Ambrosio, Ranocchia e Bastoni (citati nella conferenza prima dell’inizio del ritiro) così come a coloro che si sono persi per strada, ma che il tecnico leccese stima tantissimo (come Gagliardini e Candreva).

Andrea Ranocchia, vecchio pupillo di Conte
Andrea Ranocchia, vecchio pupillo di Conte

L’Inter si vestirà di un 3-5-2 che fa, inevitabilmente, tornare alla mente dei tifosi le sfortunate ere di Stramaccioni e Mazzarri ma che sarà il giusto vestito per un’Inter senza paura di sbagliare, concreta e pronta al sacrificio: insomma, non più una pazza Inter!

In cosa si differenzia Marco Giampaolo?

Marco Giampaolo, il presente ed il futuro del nuovo Milan
Marco Giampaolo, il presente ed il futuro del nuovo Milan

«Se il motto di Conte è ‘testa bassa e pedalare’, qual è il mio? Il mio motto è testa alta e giocare a calcio»

Si è presentato così alla conferenza di presentazione. Il Milan ha fatto una scelta tanto oculata tatticamente, quanto coerente con la disponibilità economica.

In Marco Giampaolo sono riposte le speranze di una progettualità che sono venute meno con Gattuso. Quello che il Milan cerca rispetto all’Inter, infatti, è un qualcosa di diametralmente opposto alla scelta di Conte. Infatti, mentre il Milan fugge dal solo infondere grinta e quantità ai calciatori (qualità sempre ben mostrata da Ringhio), con Giampaolo si va verso la crescita di gioco.

Una identità di gioco ben definita, ben lontana rispetto alla vestibilità tattica relativa agli uomini disponibili. Un gioco totalmente votato all’attacco e alla ricerca delle punte con due terzini fluidificanti e dal cross facile (è gia arrivato Theo Hernandez dal Real Madrid); due registi, uno alto e uno basso (si tratta Bennacer, si punterà su Paquetà e si aspetta il ritorno di Bonaventura).

Theo Hernandez, nuova locomotiva rossonera (Credit: AS English - Diario AS)
Theo Hernandez, nuova locomotiva rossonera (Credit: AS English – Diario AS)

Caratteristiche ben definite per un Milan che solo il mercato e il ritiro possono plasmare ad immagine e somiglianza di un allenatore – dell’allenatore – giusto per la crescita del club.

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