Cos’è la lettera di messa in mora e come scriverla

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Spesso, il recupero di un credito rappresenta un’operazione piuttosto complessa. Può capitare, infatti, che il debitore non possa (o peggio, non voglia) adempiere ai propri oneri e si rifiuti di saldare il proprio debito secondo quanto stabilito da un accordo scritto. In tal caso, il creditore può utilizzare la lettera di messa in mora per ingiungere la controparte a rispettare gli impegni presi precedentemente. In casi del genere, poiché è possibile anche intraprendere la strada della diffida ad adempiere, è bene richiedere una consulenza legale: a tal proposito, è possibile rivolgersi a portali online specializzati, come quello di Avvocato Accanto, per ricevere assistenza da parte degli esperti del settore.

La messa in mora

La ‘costituzione in mora’ è prevista e regolamentata dall’articolo 1219 del Codice Civile; nello specifico, il debitore “è costituito in mora mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto” ma la costituzione non è necessaria in tre casi di specie: il debito deriva da un fatto illecito, “quando il debitore ha dichiarato per iscritto di non voler eseguire l’obbligazione” oppure quando il termine è scaduto (se la prestazione deve essere effettuata presso il domicilio del credito). Il dispositivo stabilisce anche che, se il termine scade dopo la morte del debitore, i figli di quest’ultimo non sono costituiti in mora.

La lettera di messa in mora

In estrema sintesi, la lettera di messa in mora rappresenta un avvertimento al debitore da parte del creditore. Con questo strumento, infatti, il secondo invita il primo a saldare il proprio debito, quantificato in denaro, beni o servizi a seconda di quanto stabilito dal contratto tra le parti.

La lettera può essere redatta seguendo uno schema più o meno preciso, affidando la stesura ad un avvocato; in alto a destra, dopo l’appellativo ‘Spett.le’, vanno indicati il nome o la ragione sociale del destinatario (a seconda che si tratti di una persona fisica o giuridica). In oggetto, il mandante della lettera deve indicare tutte le informazioni utili a delineare i termini della richiesta (ed il contesto all’interno del quale la stessa è maturata). Subito dopo, l’autore della messa messa in mora indica un termine – che di solito è di 7 o 15 giorni – entro il quale il debitore deve saldare (in denaro o sotto altra forma) il proprio debito.

In genere, la lettera si conclude con un un paragrafo che recita più o meno così: “in mancanza e senza alcun ulteriore avviso sarò costretto ad adire l’Autorità Giudiziaria per vedere riconosciute le ragioni del mio assistito con aggravio di spese a Vs. totale carico”. In altre parole, il creditore informa la controparte che se non adempirà ai propri oneri entro i termini indicati dalla messa in mora, si rivolgerà all’Autorità Giudiziaria per esigere il proprio credito.

La diffida ad adempiere

Come detto, nel caso in cui vi sia un credito da esigere, il creditore può ricorrere alla ‘diffida ad adempiere’. Si tratta di un documento diverso dalla messa in mora, sia nella forma che nella sostanza.

La diffida, infatti, ingiunge il debitore ad adempiere ai propri oneri entro un dato termine (che non può essere inferiore ai 15 giorni). La differenza con la messa in mora è che con la diffida ad adempiere, in caso di mancato adempimento, il contratto sarà annullato. Si concretizza, in questo caso, la risoluzione del contratto per inadempimento; ciò è possibile solo se il comportamento del debitore è stato gravemente inadempiente (tale da non rendere reversibile la risoluzione del contratto tra le parti) e se il creditore ha rispettato tutti gli obblighi previsto dal contratto. Nel caso in cui il creditore non riesca ad esigere il credito, questi può ricorrere in giudizio per richiedere un risarcimento danni.

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Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e questo è quanto basta.

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