Non solo De Rossi: quando l’addio fa rima con polemica

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Daniele De Rossi e il suo addio alla Roma. Solo l’ultima di una lista infinita di separazioni dolorose avvenute nel mondo del calcio. Proviamo a ripercorrere alcune delle vicende più famose (e clamorose).

1) GEORGE BEST

Un amore viscerale quello tra il Manchester United e il talentuosissimo irlandese George Best. Nativo di Belfast, il famoso numero 7 dei Red Devils incanta fin dagli anni 60 l’esigente pubblico dello United. Se in campo il giocatore è sublime e capace di vincere le partite fuori, altrettanto non si può dire per ciò che riguarda la sua vita privata. Alcolizzato e con una passione sfrenata per la movida, per le donne e per le macchine di lusso, Best inizia ben presto a mostrare a tutti il lato oscuro della medaglia. Tanti, troppi eccessi iniziano a minare il suo rapporto di fiducia con il club, sempre più indispettito dai comportamenti bislacchi del proprio fenomeno.

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Uno dei più grandi giocatori della storia del calcio: George Best.
Credits: Manutd.com

George Best, sempre più perso nei labirinti della sua perdizione, inizia a tollerare sempre meno le critiche e in più riprese, dall’inizio degli anni 70, annuncia il suo clamoroso ritiro dal calcio, salvo poi cambiare idea ogni volta. Nell’ultimo periodo inizia a diventare davvero nocivo anche per lo spogliatoio, coalizzandosi col gruppo storico dei calciatori a dispetto dei nuovi arrivati, al quale non rivolge nemmeno la parola. Nel gennaio del 1974, dopo aver saltato diversi allenamenti senza giustificazione e con la squadra invischiata nella lotta per non retrocede, Best si fa arrestare per il furto di una pelliccia. E’ la goccia che fa traboccare il vaso e a fine stagione lo United se ne libera definitivamente. A soli 28 anni la sua carriera subirà una burrascosa e continua caduta verso il basso, con i ben noti problemi che continueranno.

2) ROBERTO BAGGIO

Facciamo un salto di molti anni per arrivare al 1990. Roberto Baggio è il talento più cristallino del calcio italiano, una delle possibili armi devastanti a disposizione del CT Vicini in vista del Mondiale nostrano. Stella della Fiorentina, è osannato dai propri tifosi, pazzi delle sue giocate. Un amore reciproco e che sembra destinato a durare a lungo nella città che, prima di lui, forse osannò solo Antognoni a tal punto. Ma tutte le favole sono destinate a finire e quella tra la Viola e il Divin Codino termina alla fine del mese di Maggio.

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Roberto Baggio, una carriera meravigliosa contornata da tanti addii polemici.
Credits: foto dal web

L’Italia è già in ritiro a Coverciano quando giunge la clamorosa notizia del passaggio di Baggio dalla Fiorentina alla Juventus. Un colpo tremendo per la tifoseria gigliata, che vede il proprio beniamino passare alla rivale più odiata in assoluto. La rabbia e lo sgomento sono talmente forti che, proprio durante il ritiro, un gruppo di tifosi in rivolta fa irruzione nell’albergo degli Azzurri. Il giocatore riceve sputi e insulti mentre a Firenze il clima è quello di guerra e la contestazione al presidente Pontello è feroce, portando addirittura ad alcuni feriti. Lo stesso Baggio si dimostra tutt’altro che entusiasta della nuova destinazione e durante la presentazione butta a terra la sciarpa della Juve che gli era stata gentilmente offerta per le foto di rito. Lo stesso Divin Codino, nel corso della sua carriera, avrà la sgradevole incombenza di trovarsi al centro di velenose polemiche e tormentati addii.

3) DIEGO ARMANDO MARADONA

Se Roberto Baggio per i fiorentini era un idolo assoluto, Maradona per i napoletani è tuttora una vera e propria divinità. Un vero marziano che è atterrato all’ombra del Vesuvio nel 1984 portando in dote giocate fenomenali, gol e trofei. Uno dei pochi giocatori al mondo in grado di cambiare da solo le sorti di una squadra, è il vero trascinatore dell’ambizioso Napoli di Ferlaino, che si fa spazio sia in Italia che in Europa. A lui, il vulcanico presidente affiancherà anche il talento carioca di Careca per un vero e proprio attacco da sogno. Il problema vero, però, è nella dipendenza del giocatore dalla cocaina che sfocia nella squalifica per doping comminata nel 1991. Senza Maradona il Napoli perde terreno e la situazione finanziaria del club, inoltre, non è più solida come un tempo.

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Forse il più grande giocatore della storia del calcio, Maradona ha lasciato un rirocrdo indelebile a Napoli nonostante un addio polemico.
Credits: Wikipedia

L’estate successiva è un via vai generale di giocatori, che iniziano a lasciare uno dietro l’altro il Napoli. A disposizione di Claudio Ranieri, tecnico partenopeo, iniziano ad arrivare una sfilza di calciatori nuovi e la squadra si prepara al nuovo campionato con un solo enigma: il rientro di Maradona. Il Pibe de Oro sembra aver perso gli stimoli e inizia a chiedere la cessione vuol tornare al Boca e minaccia di non presentarsi in ritiro. Dopo una lunghissima trattativa, la situazione sembra composta con la società inizialmente pronta ad assecondare le assurde richieste di Maradona. C’è addirittura una postilla di contratto che vorrebbe il calciatore disposto a giocare solo in casa. Alla fine Ferlaino, dopo aver riflettuto, tiene duro e fa saltare l’accordo. A quel punto, con Maradona fuori rosa, interviene la FIFA stessa e clamorosamente dà ragione al calciatore. Il rischio di non vederlo partecipare a USA 94 convince il massimo organo calcistico mondiale a concedere lo svincolo al Pibe de Oro, che si accaserà al Siviglia. Per il Napoli inizierà un lento declino che lo porterà fino alla retrocessione del 1998, con Ferlaino diventato immediatamente capo espiatorio della vicenda.

4) ERIC CANTONA

Basterebbe un dato statistico a far capire l’importanza vitale che ha avuto Eric Cantona nella crescita del Manchester United di Ferguson: nel periodo in cui il francese ha militato con i Red Devils, la squadra ha sempre vinto il campionato ad eccezione della stagione in cui il numero 7 era squalificato. Siamo nel 1994-95 e il francese è al culmine della sua carriera. E’ un giocatore geniale ma allo stesso tempo tremendamente carismatico. colletto all’insù e aria spavalda, è il vero mito dei tifosi dello United. La squadra è nuovamente in lotta per il campionato, in un testa a testa serrato contro il sorprendente Blackburn del giovane bomber Shearer. Durante una trasferta sul campo del Crystal Palace, un tifoso locale (Richard Shaw) insulta e provoca Cantona.

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La folle reazione di Cantona ai danni di un tifoso del Crystal Palace.
Credits: Fox Sport

La reazione del francese è folle e si lancia in direzione del supporter del Palace colpendolo con un calcio volante. Se Shaw verrà processato e condannato a 7 giorni di carcere, Cantona vide comminarsi ben 9 mesi di squalifica e perse per sempre la Nazionale transalpina. Senza il suo attaccante principe, la squadra di Ferguson perse il campionato. Rientrato l’anno successivo, Cantona tornò immediatamente a essere fondamentale per il club. Nei seguenti due campionati uno United sempre più forte, che inseriva i grandi talenti del proprio settore giovanile (Scholes, Giggs, Beckham, eccetera) ad un organico già formidabile, tornò a trionfare. Ma nel 1997 Cantona, evidentemente stufo del mondo del calcio, annunciò clamorosamente il suo ritiro immediato dall’attività. Inizialmente sembra una mossa per forzare la mano a Ferguson e fargli rinnovare un contratto vicino alla scadenza, ma la decisione si rivelerà definitiva. Cantona diverrà attore ad Hollywood.

5) RONALDO

Siamo alla metà degli anni 90 e il mondo del calcio è scosso dall’avvento di un ciclone vero e proprio: Luis Nazario da Lima in arte Ronaldo. E’ un giocatore unico, capace di regalare giocate formidabili e degne dei più grandi di sempre ma ad una velocità mai vista prima. Si laurea campione del mondo col Brasile nel 94 a neanche 18 anni pur non giocando mai; poi segna cataste di gol con le maglie di PSV e Barcellona. Dinanzi a certi numeri e a simili giocate è naturale che le più grandi squadre italiane inizino a interessarsi a lui. E’ un periodo in cui il nostro camponato è quello più affascinante e blasonato del mondo e i nostri club sono i più ricchi in assoluto. Si parla di Juventus, Parma, Milan, Roma, Lazio… ma alla fine la spunta l’ambizioso Massimo Moratti per la sua Inter.

I nerazzurri pagano la clausola rescissoria di 48 miliardi di lire e ne fanno il vero e proprio perno della propria formazione. L’impatto di Ronaldo col calcio italiano è devastante e il club, dopo aver sfiorato lo scudetto, alza la Coppa Uefa. Purtroppo, durante il Mondiale del 98 in Francia, il calciatore accusa un malore poco prima della finalissima, che disputerà lo stesso per questioni di sponsor. Al ritorno in Italia non sta bene e inizia ad accusare guai fisici sempre più frequenti. Nella fattispecie è il suo tendine rotuleo a dargli i maggiori problemi. l calciatore prova a gestirlo per una stagione ma l’anno seguente, a forza di giocarci sopra, il ginocchio cede. E’ solo il primo di una lunga serie di calvari che ne mettono a repentaglio la carriera.

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Le lacrime di Ronaldo nell’incredibile sconfitta del 5 Maggio contro la Lazio che costò lo scudetto ai nerazzurri.
Credits: passioneinter.com

Alla fine Ronaldo ce la fa e nel 2001-2002 torna in campo giusto per la volata finale scudetto della sua Inter. In coppia con Vieri segna diversi gol importantissimi ma il 5 Maggio funge da spettatore non pagante nella gara decisiva contro la Lazio e la Juve vince lo scudetto. Resta l’immagine delle sue lacrime di disperazione in panchina, che sarà anche l’ultima in nerazzurro. Clamorosamente il Fenomeno chiede a Moratti la testa dell’allenatore Cuper, a lui non gradito. Di fronte al rifiuto del patron di esonerare un tecnico giunto secondo dopo anni di delusioni, Ronaldo saluta la compagnia e si fa cedere al Real Madrid. A gettare ulteriore benzina sul fuoco nel suo rapporto con la piazza interista, anni dopo Ronaldo farà ritorno in città ma per vestire la maglia del Milan con tanto di esultanza dopo un gol da ex nel derby.

6) CHRISTIAN VIERI

Se l’addio di Ronaldo fu costernato da miriadi di polemiche, non fu da meno il saluto del suo partner di attacco, Bobo Vieri, alla maglia nerazzurra. Dopo cataste di gol, il rendimento del centravanti della Nazionale inizia a scendere, complice anche una condizione fisica non più ottimale. Del devastante attaccante che faceva reparto da solo e si trascinava dietro intere difese, resta ben poco. Perfino Massimo Moratti, storico patron dell’Inter e suo più grande ammiratore, si fa un nuovo beniamino: il brasiliano Adriano. Sentendosi ormai di troppo, al termine del campionato 2004-2005, Vieri lascia l’Inter per accasarsi da svincolato al Milan.

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Centravanti dalla grande forza fisica e dallo spiccato senso del gol, Vieri si è lasciato tra le polemiche con il presidente Moratti, un tempo suo più grande ammiratore.
Credits: foto dal web

Tuttavia, non sarà il passaggio (peraltro infruttuoso) ai concittadini e rivali storici a causare la polemica, quanto ciò che emergerà anni dopo. Vieri confesserà di essere stato pedinato e intercettato a più riprese, dal 2000 in poi, per conto del presidente Moratti. La vicenda avrebbe causato insonnia e depressione al calciatore una volta scoperta. Al termine di un lungo processo, terminato solo nel Gennaio del 2018, Vieri si è visto costretto a restituire parte del risarcimento ottenuto a Inter e Telecom. Nonostante tutto, Bobo Vieri ha recentemente dichiarato di aver perdonato Moratti per l’accaduto.

7) PAOLO MALDINI

Si può essere contestati nel giorno dell’addio ufficiale dopo ben 31 anni di carriera con la stessa maglia? E’ quello che è successo alla bandiera del Milan, Paolo Maldini. Considerato, all’unisono, uno dei difensori più forti di sempre, Maldini si fa apprezzare anche per un comportamento mai sopra le righe e all’insegna della correttezza. Eredita la fascia di capitano dell’Italia e del Milan da un’altra leggenda come Franco Baresi e riempie il suo palmares di decine di trofei. Evidentemente, però, a qualcuno non basta. E’ il 24 Maggio del 2009, giorno dell’ultima partita a San Siro di Maldini con la maglia del Milan prima del ritiro. Avversaria di turno è la Roma di Spalletti, che uscirà vincitrice del match per 3-2.

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Storica bandiera del Milan, Paolo Maldini ha subito una contestazione da parte del tifo organizzato nel giorno del suo addio.
Credits: foto dal web

Tutto San Siro, gremito a festa per l’occorrenza, è pronto a salutare il grande capitano. Ci sono maglie celebrative, sciarpe a lui dedicate, figurine, striscioni. Ma durante il giro di campo finale, mentre tutti sono in piedi ad applaudire, dal settore del tifo organizzato parte la contestazione. Fischi nei suoi confronti, striscioni che attaccano l’uomo e uno che inneggia a Franco Baresi. Maldini è incredulo, scuote la testa e fa rientro negli spogliatoi. Una piccola grande macchia in una carriera di grande amore reciproco. Alla base sembravano esserci alcune prese di posizione che il giocatore aveva avuto in passato verso il tifo organizzato. Lui commenterà con un “Orgoglioso di non essere come voi”. A distanza di circa 10 anni, Maldini è tornato come dirigente nella famiglia Milan.

8) ANTONIO CASSANO

Non un singolo episodio ma un’intera carriera all’insegna di addii polemici. Antonio Cassano, direttamente da Bari Vecchia, è uno dei più grandi talenti del calcio italiano. Dopo una lunga trattativa è la Roma, Campione d’Italia in carica, a portarlo in rosa per ben 70 miliardi di lire. Nella Capitale, Cassano trova Totti, suo grande idolo. Dopo un primo anno di adattamento, il talento barese inizia a mostrare la sua smisurata classe e forma, con Totti, una delle coppie più forti in circolazione. E’ un amore viscerale con i tifosi e con la piazza, tant’è che diviene anche vice capitano. Ma con l’addio del suo mentore Capello, qualcosa di spezza in Cassano.

I suoi comportamenti iniziano a essere sempre più sopra le righe e sempre meno tollerati, perfino Totti ne ha abbastanza. Dopo un lungo periodo da sopportato in casa, con Spalletti che lo mette ai margini del suo progetto, Cassano rifiuta il rinnovo contrattuale e se ne va al Real Madrid. Arriva in Spagna sovrappeso e fuori forma ma non perde occasione per lanciare frecciatine poco piacevoli verso la sua ex squadra. Presto irriso da tutti per la sua condizione imbarazzante, Cassano non trova di meglio che imitare Capello (di nuovo suo allenatore) di fronte alle telecamere e finisce fuori rosa.

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Antonio Cassano e una carriera all’insegna delle polemiche e degli eccessi.
Credits: foto dal web

In Italia lo riaccoglie la Sampdoria e il giocatore torna a mostrare il suo talento. Forma una coppia eccezionale assieme a Pazzini e trascina la Samp fino alla Champions. Poi da di nuovo di matto e insulta il presidente Garrone, finendo nuovamente fuori squadra. Passa al Milan in tempo per vincere un campionato ma poi è costretto a operarsi per problemi al cuore. Al ritorno chiede e ottiene la cessione all’Inter, parlando male di Galliani e professandosi tifoso nerazzurro. Anche sull’altra sponda dei navigli l’idillio dura poco e il calciatore se ne va dopo un anno polemizzando con il tecnico Mazzarri. Le successive esperienze sono fantozziane: torna alla Samp ma Zenga non lo vuole, al Verona dura pochi giorni poi molla perchè senza stimoli, prova a tornare con l’Entella ma dopo un solo allenamento dà l’addio al calcio.

9) ALESSANDRO DEL PIERO

Uno dei più grandi giocatori della storia della Juventus. Un amore talmente forte da spingerlo a seguire la squadra perfino in serie B dopo lo scandalo di Calciopoli. Gol, magie e trofei per quasi ventanni, molti dei quali con la fascia di capitano al braccio. Alex Del Piero è l’orgoglio della tifoseria juventina anche negli anni bui che seguono la risalita in A della squadra.

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Il saluto finale di Alex Del Piero ai propri tifosi.
Credits: calcioblog

L’avvento di Conte permette ai bianconeri di tornare a livelli altissimi ma per il tecnico leccese, Del Piero non è più indispensabile. Il capitano vede il campo sempre meno e intanto il suo rapporto con il presidente Agnelli inizia a incrinarsi. Mentre la squadra lotta testa a testa col Milan per lo scudetto, riuscendo nel sorpasso, Del Piero vede avvicinarsi sempre più la fine del proprio contratto. Nessuno lo chiama per un rinnovo, non riceve alcuna comunicazione e capisce da solo che la sua avventura nella Juventus è finita. Nell’ultima di campionato nella stagione 2011-2012 Conte lo fa partire titolare, sostituendolo nel finale per co concedergli l’applauso. Nessuna festa organizzata, solo un giro di campo tra le lacrime dei tifosi e Del Piero lascia la sua Juve.

10) TOTTI e DE ROSSI

Due simboli di Roma, due idoli assoluti della tifoseria giallorossa che si identificano nell’amore per i colori di due figli voraci della città. Totti è il capitano storico della Roma, il miglior giocatore ad avere mai vestito i colori giallorossi. È l’uomo dei record: secondo marcatore nella storia della serie A e tanti altri traguardi personali. Sembra immortale, gli anni passano ma lui, pur senza il passo di una volta, riesce sempre a rendersi decisivo. Poi torna Spalletti, colui che più di tutti lo aveva fatto rendere. Tra i due qualcosa si spezza e Totti finisce ai margini. Con i denti (e con i gol) riesce a strappare un ulteriore anno di contratto. Lo vivrà praticamente da spettatore e da separato in casa con l’allenatore fino al giorno dell’addio. Roma-Genoa è la sua festa, lo stadio è stracolmo e si piange un po’ in tutto il mondo. A quasi 41 anni un commosso Totti annuncia l’addio al calcio.

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L’amore incondizionato e reciproco tra Francesco Totti e la sua tifoseria.
Credits: Sky Sport

La sua fascia passa sul braccio di Capitan Futuro, Daniele De Rossi. Il centrocampista porta la squadra fino alla semifinale di Champions dello scorso anno, poi inizia a soffrire di qualche problema fisico di troppo. Evidentemente gli acciacchi risultano fatali perché la dirigenza decide di non rinnovare il suo contratto. Glielo comunica nei modi e nei tempi sbagliati, causando la naturale reazione passionale di tutta la piazza. Il popolo giallorosso a difesa del proprio simbolo, che saluterà nella sfida interna contro il Parma.

Queste sono solo alcune tra le storie più eclatanti di addii polemici nel mondo del calcio. In uno sport con sempre meno senso di appartenenza e legame per i colori, certi episodi stanno diventando sempre più frequenti. Daniele De Rossi è forse l’ultima bandiera di un calcio nostalgico che non c’è più. Una bandiera che da domenica sera smetterà di sventolare, quantomeno allo stadio Olimpico…

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Allenatore di calcio con patentino di abilitazione Uefa B con la passione per la scrittura

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