Eyes Wide Shut e il finale cambiato: la storia di un capolavoro distrutto in poche battute

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Sono trascorsi ormai quasi vent’anni dall’uscita del film “Eyes Wide Shut”, nota pellicola diretta da Stanley Kubrick e interpretata amabilmente dagli attori Tom Cruise e Nicole Kidman, eppure, in molti non sanno quale vero scenario si celasse, in origine, dietro la trama del libro che ispirò questo film.

 

“Eyes wide shut”, foto dal web

 

Stiamo parlando di Traumnovelle, in italiano tradotto come Doppio Sogno, il romanzo dell’austriaco Arthur Schnitzler, autore anche di altri stupendi romanzi, come Il ritorno di Casanova, che Kubrick riprese quasi di sana pianta. Questo libro, di modesta lunghezza e considerato da Sigmund Freud il riassunto perfetto di anni e anni di studio sulla psicanalisi, racconta la storia dei coniugi Fridolin e Albertine, che vivono nell’affascinante panorama viennese di inizio novecento durante il periodo di carnevale. I due, di ceto borghese e dallo stile di vita ricco di agi, si ritrovano una sera, nella propria stanza, a intrattenere una conversazione piuttosto intima mentre la loro bambina si è addormentata nell’altra stanza: la donna confessa al marito di aver provato un sentimento di attrazione per un uomo incontrato ad un ballo a cui la coppia aveva preso parte, ammettendo di aver desiderato di fuggire con lui, per un attimo, abbandonando sia Fridonlin che la figlia. Da questa dichiarazione, inquietante quanto avvincente, si apre a ventaglio un confronto di intrighi e desideri inconsci che porterà i due a mettere in discussione i cardini su cui la loro famiglia si fonda. Fridolin, spiazzato dal racconto schietto e appassionato di Albertine, che tanto ricorda quello di Molly Bloom nel famosissimo Ulisse di Joyce, decide di uscire in piena notte per una camminata e da lì si troverà coinvolto in una serie di eventi sempre più fitti ed enigmatici.
Una linearità, quella del libro, che motiverebbe anche il più svogliato lettore a lasciarsi trasportare in una dimensione profondamente onirica: l’uscita del protagonista, che lascia il conforto domestico per un’avventura di strada, diviene un “Viaggio al termine della notte”, per citare Celine, in cui il sentimento di amore e gelosia per sua moglie cede il posto ad un desiderio di libertà che improvvisamente emerge in lui, non con lo scopo di vendicarsi del tradimento psicologico ricevuto da lei, ma piuttosto con la speranza di sminuirne il reale valore.
Una serie di eventi, quelli vissuti da Fridolin, che culmineranno in un’indagine sull’omicidio di una ragazza che era presente la stessa sera del ballo narrato da Albertine, e che lo condurrà all’interno di sette e complotti.
Atmosfere soffuse, incalzanti ma pur sempre astratte, in cui il postmodernismo letterario faceva già intravedere il suo zampino. Caratteristiche che Stanley Kubrick, prima di morire in seguito alla proiezione di questo suo ultimo film, ha ben pensato di eliminare, sostituendo il ruolo della passionale, ingenua Albertine con quello di una Alice fredda, razionale manipolatrice dell’eros (Nicole Kidman), e rimpiazzando un coraggioso ed innamorato eroe della notte qual era Fridolin con un uomo confuso, ma abbastanza cinico (Tom Cruise), che non sembra affatto abbia deciso di uscire da casa in seguito a rabbia o gelosia, ma mosso invece da tentazione sessuale e desiderio per ciò che è proibito, che sua moglie stessa lo invoglia a provare.

 

“Eyes wide shut”, foto dal web.

Cosa direbbe Freud se, guardando Eyes Wide Shut, vedesse che ogni buon tentativo messo in atto dal suo caro Schnitzler è stato completamente tradotto in una pellicola che immischia lussuria e massoneria dimenticando per sempre la leggera dolcezza di quel Doppio Sogno vissuto dai due protagonisti? Probabilmente, il noto psichiatra, spegnerebbe la televisione, indignato, dopo aver sentito la Kidman, nell’ultima scena, dire al marito, tra gli scaffali di un negozio di Natale:

«C’è una cosa molto importante, che noi dobbiamo fare il prima possibile: scopare»,

laddove una dolce coppia, ancora nel proprio letto, nel libro, si stava dicendo le seguenti parole:

«E nessun sogno» disse egli con un leggero sospiro «è interamente sogno».
Albertine prese la testa del marito fra le mani e l’attirò affettuosamente a sé. – «Ma ora ci siamo svegliati…» disse «per lungo tempo».
“Per sempre”, voleva aggiungere Fridolin, ma prima ancora che pronunciasse quelle parole, lei gli pose un dito sulle labbra e sussurrò come fra sé:
«Non si può ipotecare il futuro».
Rimasero così in silenzio, sonnecchiando anche, l’una vicino all’altro, senza sognare – finché, come ogni mattina, alle sette bussarono alla porta, e, con gli abituali rumori della strada, con un vittorioso raggio di luce penetrato attraverso lo spiraglio della tenda e un chiaro riso di bambina dalla stanza accanto, cominciò il nuovo giorno.

GIORGIA MARIA PAGLIARO

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