Per Gigi Buffon, una lettera a cuore aperto…

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Buffon, dall’addio in lacrime allo Stadium, al ritorno a Torino, passando sotto le luci della Tour Eiffel. D’altronde lo sappiamo tutti, si torna sempre dove si è stati bene, vero Gigi?

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Queste le famose parole di Venditti che, quando si parla di calciomercato, tornano sempre di moda. L’amore in questione è quello tra Gigi Buffon e la Juventus: un amore che va oltre una piccolo parentesi parigina, un amore implacabile ma equilibrato, da ambo le parti.

Bentornato Gigi! Già, fa strano a dirlo. Dopo un anno, rieccoci qua. Su Instagram, appena 5 giorni fa, scrivevi “l’unica regola del viaggio è non tornare come sei partito. Torna diverso”.

Non poteva esserci frase più azzeccata. Il nuovo Buffon, quello 2.0, chiamatelo come volete, sarà un Buffon diverso. Un Buffon che è consapevole di dover lasciare la scena a Szczesny dimostratosi più che all’altezza quest’anno – un Buffon intelligente che non sarà un peso per lo spogliatoio, ma un fedele consigliero del nuovo Comandante. Ti capisco Gigi, sei un’anima inquieta, la sei sempre stata. Quella di Parigi è stata una finestra necessaria per il percorso della tua vita: ogni tanto bisogna saper dire addio, uscire dalla comfort zone, e rimettersi ancora una volta in gioco. Tu l’hai fatto, magari volevi inseguire il tuo sogno proibito di quella Coppa Maledetta, non lo so.

L’unica cosa che so per certo è che tutto questo era destinato ad accadere. Il tuo destino è sempre stato, e sempre sarà, bianconero. Il tuo destino era quello di giocare con Cristiano, forse il tuo più grande “incubo” sul rettangolo verde. Questo ritorno genererà sicuramente emozioni contrastanti in tutto l’ambiente. Aspettati le critiche di chi piangeva al tuo addio qualche mese fa. Aspettati di essere additato come ridicolo, patetico. Non importa. Ci hai lasciato da Numero 1 e Capitano, torni da Numero 1 e Capitano. Torni, però, diverso.

E forse chissà, riusciremo insieme a rompere la maledizione e ad alzare quella dannata Coppa. Perché se tutto questo fosse opera di una penna divina, di uno scenario che trascende, ecco, quello sarebbe il finale ideale.

Ti voglio bene Gigi, da un ventenne romantico, amante di fruttini alla pesca e con una grande sensibilità intellettuale.

EDOARDO DI NUZZO

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