Hawking ed Einstein | De scientia, fide et erroribus

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Cade oggi il primo anniversario della morte di Hawking ed il centoquarantesimo compleanno di Einstein. Hawking ed Einstein, gli scienziati che piu’ di chiunque altro hanno rappresentato l’immagine (un po’ poetica, forse) del grande fisico “solitario”.

Fino al 13 Marzo 2018, alla domanda “chi è stato il più grande scienziato del XX secolo?”, quasi tutti avremmo risposto di getto Einstein. E’ infatti notevole il fascino che esercita su di noi l’idea del genio un po’ matto. Da allora a competere con Einstein c’è, purtroppo, il prof. Hawking, la cui scomparsa ha dato risalto ad una carriera incredibilmente prolifica

Hawking ed Einstein: il racconto attraverso gli errori

Oggi, pero’, non sono qui per parlare di Hawking ed Einstein attraverso i loro incredibili risultati, bensì attraverso gli errori che hanno fatto!
Questo perché gli errori e il comportamento di fronte a questi, a mio parere rivelano molto della caratura di uno scienziato e delle regole che la scienza gli impone.

Quella Lamda che forse non c’era

Iniziamo da Einstein: nel 1917 il fisico tedesco introduce “arbitrariamente” nella equazione alla base della relatività generale una costante, la Costante Cosmologica, perché le soluzioni della suddetta equazione indicavano un universo in espansione, risultato in contrasto con l’idea largamente condivisa di Universo Stazionario. Dodici anni dopo Hubble dimostra che le galassie si allontanano tra loro in modo lineare (Legge di Hubble), smontando così le teorie di universo stazionario. Einstein, preso atto della allora recente scoperta, rimuove la costante dall’equazione, bollandola come “il più grande errore della sua carriera”.

Albert Einstein [Photo Credits: Wikimedia]

Faccio notare come il fatto che la costante cosmologica sia stata poi parzialmente riabilitata negli anni ’90 non renda meno “importante” l’errore di Einstein.

La perdita di informazione

Passando ad Hawking, il cattedratico nei primi anni ottanta a seguito di complessi studi arriva a teorizzare che le informazioni di una particella che cade nell’orizzonte degli eventi di un buco nero si perdono. Questa affermazione, in completo disaccordo con la meccanica quantistica, trova moltissimi detrattori sin dal primo momento, primo fra tutti Susskind. Dopo circa vent’anni di dibattito all’interno della comunità scientifica, lo stesso Hawking ammette di aver preso un abbaglio.

Meno di tre anni fa, infine, pubblica un articolo in cui cerca una soluzione per quello che è oramai conosciuto come il “Paradosso dell’Informazione“: l’informazione verrebbe conservata, ma non sarebbe più disponibile. Inutile dire che la discussione al riguardo è ancora aperta.

Perche’ gli errori e non le scoperte?

Ho portato questi esempi per mostrare come la scienza, in opposizione a sistemi fideistici (Religioni e teorie complottiste, ndr.) non fa proprio l’Assunto di Infallibilità.

Gli scienziati (Hawking ed Einstein in questo caso) sbagliano, le misure diventano sempre più accurate, i modelli sempre meglio predittivi e le conoscenze evolvono. La grandezza tanto della scienza quanto degli scienziati sta nell’essere al passo con i tempi, correggersi e talvolta smentire se stessi ove necessario. L’aver commesso un errore non è un anatema: “chi non fa non falla”.

La grandezza sta nell’ammettere il proprio errore e cercare nuove risposte a vecchie domande, non nel difendere l’indifendibile ad ogni costo.

Francesco Avanzi

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