Jack Savoretti | Flowers Festival 05.07.19 (live report)

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Jack Savoretti ieri sera live al Flowers Festival per l’unica data estiva in Italia del suo Singing To Strangers Tour.

Se c’è una paura che ha chi firma questo live report è quella di arrivare in ritardo: all’aeroporto, alla stazione, ad un appuntamento, ai concerti (…no, al lavoro no).
Dopo il concerto di Roma dello scorso aprile, Jack Savoretti torna, questa volta al Flowers Festival, per il suo unico live estivo in Italia del Singing To Strangers Tour. Non posso arrivare in ritardo di certo.

Jack Savoretti live al Flowers Festival | 05.’7.2’19 | Photo credit: la.giulia_f

La venue del live di Jack Savoretti al Flowers Festival

Sono le 18:30 circa quando entro nel bellissimo Parco della Certosa di Collegno, ci arrivo comodamente dal centro di Torino, le aree parcheggio del Flowers Festival sono molto ampie e per le persone come me (che non amano la troppa confusione) questo è un punto non da poco.
E’ ancora presto, la luce calda del sole inizia a nascondersi dietro gli alberi che abbracciano il cortile di quella che un tempo era la Lavanderia del manicomio più celebre d’Italia. C’è un’atmosfera calma per ora, prendo una birra e mi guardo attorno.
Ad alcuni forse fa strano pensare di far musica e divertirsi in un posto come un ex manicomio. In realtà è anche grazie all’organizzazione di eventi come il Flowers Festival (che quest’anno ha come tema “Building A New Society“) che momenti storici e luoghi come La Certosa di Collegno entrano nel nostro presente ricordandoci di un passato in cui troppo spesso la diversità veniva confinata lontano dagli occhi di quelli che ben pensano.

Jack Savoretti live al Flowers Festival | 05.’7.2’19 | Photo credit: Francesca Paderi

Qualcuno ha seguito Jack Savoretti al Flowers Festival da Londra

Mi siedo sulle panche stile Oktoberfest. C’è odore di salamella nell’aria e ogni volta che sento odore di salamella sono felice di essere ad un live, a prescidere dalla qualità del live stesso (scherzo!).
Mentre scatto qualche foto da pubblicare sulle nostre stories di Instagram, di fronte a me si siedono due signore. Sento un forte accento inglese e le mie antenne si drizzano. Jane e Shirley hanno rispettivamente sessantatre e settantadue anni, la carnagione chiara, le guance rosse, i capelli bianchi e quel sorriso tipico delle donne inglesi che hanno superato la fase e l’età dell’inglesecomposto-in-ogni-situazione. E ora se ne sbattono della compostezza e vogliono fare baldoria. Hanno seguito fin qui Jack Savoretti da Londra.

Kiol apre il live e riscalda la folla

Sono le 21:10 e sul palco arriva Kiol a riscaldare l’atmosfera. Classe 1997, italianissimo. Il suo live è breve ma in quattro pezzi riesce a presentarsi al meglio: inglese perfetto, voce tutt’altro che acerba, suoni influenzati da quel folk-country-pop inglese che ci piace molto (quello dei Mumford & Sons o di Noah and the Whale per intenderci). Tra le altre, vi consigliamo di ascoltare Mallow: ne vale la pena.

Profumo di Anni Sessanta e di Cinema

21:30, c’è ancora luce nel cielo sopra Torino, i posti a sedere sono tutti occupati e c’è anche qualcuno in piedi ai lati della platea. Jack Savoretti e la sua band salgono finalmente sul palco del Flowers Festival e il pubblico esplode.
Pantalone nero, scarpe nere, camicia bianca e azzurra con risvoltino al fondo delle maniche corte. Si avvicina al microfono con le mani in tasca. Ricorda il protagonista di un romanzo di fine Ottocento, un giovane solitario che passeggia per le via di una città italiana ammirandone la bellezza e traendone ispirazione, con la testa un po’ tra le nuvole ma i piedi ben piantati per terra.

La scaletta del live di Jack Savoretti al Flowers Festival inizia con Candlelight: definirla una ballata è riduttivo. E’ un pezzo d’altri tempi, old fashion, un lento che ci porta negli anni Sessanta per suoni, ritmica e atmosfera. Ci fa pensare ai primi James Bond.
Mi ritrovo a pensare al cinema anche quando parte Dying for Your Love. Se chiudo gli occhi vedo Ennio Morricone (in Django di Tarantino) andare a braccetto con Bruce Springsteen. Mi stupisco di queste immagini (non fumo) ma è tutto merito della poliedricità di Jack Savoretti e della band di altissima qualità che lo accompagna e con cui ha un’intesa perfetta.

Jack Savoretti live al Flowers Festival | 05.’7.2’19 | Photo credit: Francesca Paderi

I fans seduti non riescono a stare

Ascoltiamo l’elegante Love is On The Line e poi arrivano When We Were Lovers e Sweet Hurt (Paolo Nutini sembra essersi impossessato del corpo di Jack su questo pezzo): energia incontenibile, tutto il pubblico canta e le sedie in plastica iniziano ad essere una limitazione.
Qualcuno tra il pubblico urla “ci possiamo alzare??“. In un’altra location, ad un altro live nessuno avrebbe preso seriamente quella domanda, qualcuno magari avrebbe sorriso. Al Flowers Festival invece, ieri sera, dopo quella domanda sono seguiti quindici secondi di totale silenzio.
In un’atmosfera surreale, in cui il tempo sembrava essersi fermato, è lo stesso Jack Savoretti a rispondere: “Io non vi fermo…ma fate attenz…“; non fa in tempo a finire la frase Jack che tutte le prime file sono aggrappate alla transenna. “Va beh fate quello che volete!“.



Si prosegue con il piano e la chitarra acustica di Better Off Without Me (il termine struggente non è tra i miei preferiti ma questa canzone è struggente e non c’è verso di non commuoversi davanti all’intensità del testo).

La ribellione del pubblico torinese

Ma, attenzione! Il pubblico delle file dietro si ribella: “Non vediamo niente, potete sedervi??“. Tra parentesi, questo è il modo di ribellarsi del pubblico torinese.
Le file davanti, che avevano poco prima invaso lo spazio sotto al palco, guardano Jack Savoretti poi guardano chi tra la platea era rimasto ancora seduto. Fanno un sorriso un po’ rammaricato e tornano a sedersi. Qualcuno, allontanandosi dalla transenna, si gira nuovamente verso il palco e a gran voce, sorridendo dice “Ma dopo torniamo!”.

E io lo so che dovrei soffermarmi sulla qualità tecnica del live ma non posso non commentare episodi come questo. Perché questa è Torino, questa è la torinesità. A qualcuno sembrerà poca passione e a volte sembra poca passione anche a me. A volte mi sta stretto questo modo di fare così pacato. Ma c’è qualcosa in tutto questo che mi fa sorridere con tenerezza. In situazioni come quella di un live super affollato questa pacatezza ha significato sicurezza, per tutti.
Continuate ad essere così pacati torinesi miei. Però, ve lo chiedo per favore, non addormentatevi al semaforo!

Jack Savoretti live al Flowers Festival | 05.’7.2’19 | Photo credit: Francesca Paderi

Il Genoa e le origini di Jack Savoretti

Il live di Jack Savoretti al Flowers Festival prosegue a vele spiegate. C’è chi, non vedendo la consueta sciarpa del Genoa (proprio di Genova è originario Jack) legata al microfono si lamenta. Ma Jack fa notare che ha addirittura portato una bandiera stavolta, ed è sul pianoforte.

Le note di Home sfumano, Jack ci racconta di come la sua band lo prenda in giro quando parla delle sue origini. Jack Savoretti (al secolo Giovanni Edgar Charles Galletto Savoretti) è infatti un po’ italiano, un po’ inglese, un po’ polacco e un po’ tedesco. Rispondere alla domanda “di dove sei?” quindi, non è cosa semplice. Jack dedica quindi Tie Me Down a chi, come lui, pensa che siamo più delle nostre origini, più di una vita in cui siamo finiti per caso. E la dedica anche a chi non la pensa come lui.

Le collaborazioni e l’inevitabile commozione

La seconda parte del live lascia spazio a sonorità pop anni Ottanta e alle collaborazioni del nuovo album, “Singing To Strangers”: Touchy Situation (testo di Bob Dylan) e Youth & Love, duetto con Mika uscito il 28 giugno.

Greatest Mistake, con quel giro di tastiera ispirato alla colonna sonora di Profondo Rosso di Dario Argento, ci lascia a bocca aperta. Non ci importa più neanche delle storie su Instagram, c’è solo il palco, c’è solo il cielo, ci sono solo i nostri sbagli più grandi e i nostri amori mai vissuti fino in fondo, per una paura o per l’altra.

Il perchè di “Singing To Strangers”

Sono le 23:30 e il concerto è quasi finito. Non prima dei bis acclamati dal pubblico. Jack torna sul palco chiedendo scusa per il titolo del suo nuovo album, Singing To Strangers. Ma non ha nulla di cui scusarsi perché l’aneddoto dietro all’idea di questo nome è tenero quanto il suo modo di raccontarlo:

Tornando a casa dai miei tour, porto sempre un regalo a mia figlia come fanno un po’ tutti quelli che stanno spesso via per lavoro. Mia figlia però cresce. L’anno scorso torno a Londra dopo un viaggio in America ed entro in casa. Non è venuta a saltarmi addosso questa volta. E’ in camera sua con una sua amica, ora si spiega tutto! Vado da lei, la saluto, le do la bambola che le avevo comprato e che si trova solo in America ma lei non fa trapelare troppo entusiasmo. Sapete come funziona quando si è con le amiche. Esco dalla stanza e sento che la sua amica le chiede che lavoro faccio, perchè sono sempre via e le porto sempre regali. Rimango ad ascoltare pensando che mia figlia risponderà qualcosa tipo “mio papà fa l’astronauta” o “è un’agente segreto dell’FBI”. E invece no. Mia figlia ha semplicemente risposto “buh, non lo so, canta agli sconsciuti”.

Intona così Singing To Strangers e con Going Home finisce l’unico live estivo in Italia di Jack Savoretti e del suo Singing to Strangers tour.

Che fine hanno fatto Jane e Shirley?

Torniamo tutti a casa con un po’ di bellezza in più e con la voglia di essere di nuovo ammaliati non solo da Jack Savoretti ma anche dalla sua band e dal pubblico che lo segue.

Mi tornano in mente Jane e Shirley, le signore inglesi. Mentre penso “chissà se si sono divertite come me” le vedo sedute di nuovo sulle panche stile Oktoberfest, sorridenti e con due birre in mano.
Hanno vinto loro.

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About Author

Torinese di nascita ma proveniente da un mix di Calabria, Sardegna, Veneto, Austria. Dopo la mia Laurea in Lingue e Letterature Straniere all’università di Torino mi sono trasferita a Londra dove ho avuto modo di conoscere artisti emergenti dei generi più diversi. È nata così la mia passione per la musica indie. Amo approfondire la storia che c’è dietro una canzone e amo condividere le mie scoperte, farlo attraverso Metropolitan Magazine è una soddisfazione.

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