Jurij Gagarin: cinquantotto anni fa le stelle divennero vicine

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Oggi, 12 aprile, si celebra il cinquantottesimo anniversario della missione Vostok 1, che porto’ per la prima volta un uomo, Jurij Gagarin, in orbita attorno alla terra.

Riassunto del periodo storico attorno alla missione di Jurij Gagarin

CCCP e USA sono nel pieno di una guerra fredda. Questa Guerra si combatte a colpi di influenza e proclami, mostrando i muscoli ed ovviamente con la corsa allo spazio. La corsa allo spazio, peraltro, ha intrinsecamente una duplice natura. Se infatti il potersi fregiare di traguardi raggiungi e’ un’ottima pubblicita’ per qualsiasi governo, le potenzialita’ militari della tecnologia orbitale e’ immensa. Non a caso Jurij Gagarin,

I primi anni ’60 nell’unione sovietica

Nei primi anni ’60 i russi sono “avanti”: sotto la guida di Sergej Pavlovič [Сергі́й Па́влович Корольо́в], progettista ed ingegnere sovietico di origine ucraina, noto semplicemente come “Miglior Progettista”, lanciano in rapida successione tra il 60 ed il 61 varie missioni.
L’elenco comprende la Korabl 1 (primo fallimento), Sputnik 5 (successo), Sputnik6 (successo parziale), Vostok s/n 4 (successo, malgrado il rientro di emergenza) e gli Sputnik 9-10. Queste ultime due sono missioni gemelle: il loro esito estremamente positivo corrobora gli animi della RKA (agenzia spaziale sovietica).

Dall’altro lato del pacifico

Nello spesso periodo il programma Mercury degli Stati Uuniti non aveva dato alcun frutto degno di nota: nello specifico nel corso del 60 erano stati effettuati tre voli sub-orbitali con a bordo animali e manichini; il primo volo suborbitale con equipaggio umano era previsto per il marzo del 1961 (verra’ poi effettuato solo nel Maggio dello stesso anno). Da notare come

Finalmente in orbita

La capsula Vostok 1 che ospito Jurij Gagarin il 12 Aprile 1961
La capsula Vostok 1 che ospito Jurij Gagarin il 12 Aprile 1961 [Photo Credits: David Cartei]

Nel febbraio la RKA nomina Jurij Alekseevič Gagarin, German Stepanovič Titov e Grigorij Neljubov cosmonauti, ufficiale il primo e di riserva i secondi, della missione programmata per il 12 Aprile.
Alle 9:07 (ora di Mosca), i 4700 kg dell’astronave Vostok decollano dal cosmodromo di Baikonur, odierno kazakistan, ed in pochi minuti si portano in un’orbita ellittica (apogeo ~300 km, epigeo 169 km), controllato delle 13 stazioni NIP sovietiche. La missione, di estremo interesse militare, prima che scentifico, e’ seguita con apprensione dai servizi di intelligence di tutto il mondo.

Le comunicazioni funzionano tramite vari sistemi: la telemetria su frequenza di 19.995 Mhz per mezzo del sistema Signal e crittata utilizzando le pulsazioni del pilota. Il Tral-P1, sistema utilizzato come ridondanza per la telemetria, lavora invece a frequenze poco piu’ basse. Infine le comunicazioni audio terra-vostok sono gestite dal sistema Zarya (Alba) in banda VHF(143,625 MHz) e UHF(300MHz-3GHz)

Malgrado un malfunzionamento del sistema di distacco del modulo, che causa una forte oscillazione del modulo in fase di rientro nell’atmosfera, la capsula atterra come previsto sulla terra ferma. L’impatto e’ a pochi chlometri da Engels. Gagarin, eiettatosi dalla capsula raggiunti i 7000 metri di altezza, atterra illeso. Missione perfettamente riuscita. Successo epocale!

I timori dell’occidente

Bisogna tener presente, per capire l’importanza dell’evento ed i timori sucitati dallo stesso, che l’URSS era, come precedentemente spiegato, estremamente avanti rispetto agli USA. Cosa ben piu’ importante, l’Outer Space Treaty (che sancisce la non militarizzazione dello spazio) sarebbe stato ratificato solo 6 anni dopo, nel 1967. Il rischio che l’Unione Sovietica potesse usare queste scoperte per costruire missili balistici era reale. Se infatti e’ possibile entrare in orbita, e’ possibile colpire ogni parte del mondo

Quel 12 Aprile il confine era stato infranto. L’uomo poteva cominciare a sognare, a guardare lo spazio con occhi nuovi, ‘uscire alfin a riveder le stelle’.

E noi oggi, che abbiamo la fortuna di veder riprendere le misisoni spaziali, come ad esempio SpaceX, non possiamo che ringraziare Juri e Sergej per aver posto il primo mattone di quello che non esitiamo a chiamare ‘un futuro che abbiamo l’onore di vivere’.

Francesco Avanzi

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