Ebola: come funziona la cura?

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E’ di questi giorni l’annuncio della scoperta di una possibile cura per l’ebola. La malattia, che nel mondo continua a fare migliaia di morti, potrebbe avere i giorni contati.

Qualche giorno fa e’ stata data la notizia da parte di due equipe di ricercatori della scoperta di due possibili cure per il virus ebola. L’Ebola è una malattia spaventosa, ha un’alto tasso di mortalità (può arrivare anche al 90%) e può attaccare fegato, reni, sistema immunitario e milza, causando sanguinamenti spontanei (1). Proprio in questi giorni, le autorità internazionali stanno fronteggiando una epidemia che ha già causato al 28 luglio 1790 morti su 2671 casi (2) nella Repubblica Democratica del Congo, per la quale è stata dichiarata l’emergenza sanitaria di interesse internazionale.

L’ebola e la ricerca scientifica

Per fortuna, oltre agli aiuti sul posto, molte persone sono al lavoro nel campo della ricerca, e pare che abbiano trovato due cure molto efficaci per questa terribile malattia. Entrambe le cure si basano sull’uso di anticorpi monoclonali e mirano ad impedire l’ingresso del virus nelle cellule. I nuovi farmaci sono stati sviluppati dal Regeneron Pharmaceuticals di Tarrytown, nello stato di New York e dall’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive degli Stati Uniti (NIAID) e vengono rispettivamente chiamati REGN-EB3 e mAb-114.

Non sono gli unici farmaci possibili, ma questi si sono particolarmente distinti durante le fasi di sperimentazione, facendo interrompere il percorso di commercializzazione degli altri. Se presa in fase precoce, la malattia riduce il suo potenziale di mortalità al 6% se si usa il primo farmaco, all’11% se si usa il secondo. A detta degli esperti, questa distinzione non è particolarmente significativa (il campione di test non era molto grande), quindi li considerano equivalenti.

Ebola virus
Il virus Ebola (Photo Credits: Flickr.com)

Il farmaci hanno come bersaglio l’involucro esterno del virus, in particolare delle proteine chiamate GP: se esse vengono disattivate, il virus non è più in grado di entrare nella cellula, replicarsi e ucciderla. Il meccanismo è esattamente quello che si otterrebbe andando a limare una chiave: la serratura non riconoscerebbe più le scanalature e non si aprirebbe. Il primo farmaco, REGN-EB3, è formato da tre anticorpi monoclonali, che mirano a tre punti diversi del virus.
Il secondo è invece un singolo anticorpo monoclonale, che punta a un altro singolo bersaglio sulla superficie di Ebola, ma come detto rimane estremamente efficace.

La struttura del virus Ebola (Photo Credits: Wikipedia)

Speranze per il prossimo futuro

Ora che abbiamo queste armi, si stima che oltre il 90% della popolazione colpita possa sopravvivere. Questo aiuterebbe moltissimo gli interventi delle autorità: l’azione dei soccorritori è sempre stata vista molto male dalle popolazioni, che credevano semplicemente che il destino di un ammalato fosse quello di morire circondato da persone con tute bianche; ora invece molte persone torneranno ai loro familiari, e questo innescherà probabilmente una spirale positiva di fiducia.

Giuliano Parpaglioni

Bibliografia

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4495366/
  2. https://www.who.int/ebola/situation-reports/drc-2018/en/
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29929783
  4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4495366/
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