La Juventus e la Champions: sogno o incubo?

0

Il giorno dopo Juventus – Ajax, è tempo di analisi in casa bianconera. L’obiettivo Champions è di nuovo sfumato, è quello che doveva essere un sogno per il popolo bianconero, in questi 23 lunghi anni si sta man mano trasformando in un incubo. Non è bastato avere dalla propria parte Cristiano Ronaldo, il campione che di Champions ne aveva già vinte 5, e che per la prima volta dal 2010 non parteciperà neanche alle semifinali.

Sulla partita di ieri credo che ci siano poche e semplici cose da dire. I ragazzini dell’Ajax orchestrati da Ten Hag, hanno chiaramente meritato il passaggio del turno. La Juventus nell’arco dei 180 minuti ha retto il confronto solo nel primo tempo della gara di ieri, quando in campo un seppur appariscente Dybala, ha aiutato la squadra a superare il pressing avversario e ad avere occasioni da goal.

Per il resto i lancieri hanno dominato le due gare, fisicamente e tecnicamente, e anche dopo il vantaggio di De Ligt, il passaggio del turno non è mai sembrato veramente in bilico.

Ma la Juventus costruita per vincere la Champions, con Cristiano Ronaldo, con il ritorno di Bonucci, e gli innesti di Cancelo e Emre Can era veramente cosi distante da una squadra dove la maggior parte dei giocatori fino a pochi mesi erano sconosciuti ai più?

Possiamo discutere per ore sull’eterna diatriba se nel calcio la differenza la facciano i singoli campioni o l’organizzazione di gioco, ma penso sia più importante in casa Juventus soffermarsi sull’aspetto psicologico. I ragazzi di Amsterdam, come previsto hanno affrontato le due gare con l’incoscienza e la leggerezza di chi ha tutto da dimostrare e niente da perdere.

Al contrario i bianconeri soffrono e tanto la pressione di queste gare. La testimonianza è da ricercare nei black out già visti nelle precedenti edizioni. La partita regalata al Real Madrid a Torino lo scorso anno, quel 0-3 poi quasi rimontato al ritorno. O il secondo tempo della finale di Cardiff con una Juventus praticamente non pervenuta dopo un primo tempo giocato alla pari.

ANSA/AP Photo/Tim Ireland)

In estate era stato preso CR7 , proprio per dare una spinta psicologica maggiore al gruppo ma evidentemente non è bastato. E allora cosa occorre fare?

Mettere insieme i cocci di questa sconfitta, prendere quanto di buono fatto, rinnovare e rinforzarsi li dove è necessario. Ma soprattutto ridimensionare la pressione su questa competizione. E’ opportuno vedere le cose per quelle che sono. La vittoria della Champions League deve essere un sogno, per i tifosi, la squadra e la società, da vivere con leggerezza, e non un’ossessione.

Non esiste squadra al mondo che sia il Barca, il Real o il City, che può pensare di porsi la conquista della Coppa, come unico obiettivo, in quanto occorrono tutta una serie di combinazioni e fattori che devono girare per il verso giusto.

Il primo anno di Allegri, racconta Patrice Evra, il mister esortava la squadra a giocare le partite di Champions come fossero amichevoli. Quell’anno la squadra raggiunse la finale, arrendendosi solo al Barcellona dei marziani , dopo una gara combattuta fino alla fine. Con questo spirito la Juventus, si deve rialzare, riprovare ancora e poi ancora, fin quando non avrà il merito e la forza di alzare l’ambito trofeo.

Max Allegri consola i suoi giocatori dopo la finale di Berlino del 2015 (Foto da Corriere)


E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c’è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi. 

Febbre a 90° film di David Evans.

Luca Pradella.

Share.

About Author

Lascia un commento