La Scienza ai Tempi Del Cambiamento

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Quali sono gli aspetti che caratterizzano il rapporto tra scienza e politica?

Quando abbiamo lanciato questo progetto, ormai quasi un anno fa, avevamo in mente di parlare di fenomeni poco conosciuti e curiosità tecniche. L’obiettivo era quello di chiarire alcune questioni complesse e controverse come i vaccini, l’evoluzione o la sfericità della terra (eh…). Mai avremmo pensato che ci saremmo ritrovati a dover scrivere del rapporto tra scienza e politica.

Politica, la vita dello stato

La politica (dal greco “che attiene alla vita dello stato”) racchiude in sé tutta una serie di attività umane: dall’esercizio del governo alla scelta di che mezzo di trasporto usare ogni mattina per andare al lavoro. Perfino il mio scrivere questo testo è una precisa scelta politica!

C’è stato un tempo in cui la politica gettava la sua ombra anche sul sapere, plasmandolo ad uso e consumo del potere (generalmente quello ecclesiastico). Era una precisa scelta politica quella di “relegare” la terra a centro immobile dell’universo, scelta dettata dalle idee del tempo. Si badi che non significa per forza che queste persone fossero in malafede, essi credevano fortemente che quella dovesse essere per forza la verità.

29 Dec 1971, Giovanni Leone giura davanti al Parlamento riunito in seduta plenaria.- Foto di © Bettmann/CORBIS

Scienza, la rapperesentazione oggettiva della realtà

È ovvio che così non potesse andare bene; il solo fatto che mi possa piacere l’idea di una terra immobile e tronfia ma allo stesso tempo imperfetta al centro di un universo perfetto ed immutabile non la rende vera. Questo generava una discrepanza tra il sapere accademico (quello “politico”) e il sapere “meccanico” (quello di chi si occupava di “fare”); dal momento che le macchine dovevano funzionare, i “meccanici” (così venivano chiamati) non potevano contare sul sapere accademico, praticamente inutile perché “inventato” per soddisfare le idee preconcette dei filosofi. Si misero così a sviluppare una filosofia nuova: tutto ciò che si afferma deve essere posto al vaglio della pratica, cioè degli esperimenti.

La scienza è un sistema di conoscenze, ottenute tramite l’applicazione del metodo scientifico, il cui fine è una descrizione oggettiva e di carattere predittivo del mondo in cui viviamo.

Fotografia di gruppo dei partecipanti alla Solvay Conference tenutasi nel 1911 a Bruxelles – Foto di Benjamin Couprie

L’esperimento è una necessità che mette le ipotesi alla prova per assicurarsi che siano in grado di descrivere correttamente la realtà. Questo perché gli scienziati sono consapevoli di essere esseri umani, con le loro idee preconcette e una propria personale visione del mondo; il rigore del metodo li libera dal pregiudizio filtrando la loro visione del mondo attraverso il setaccio della matematica e della logica. Così solo le ipotesi che meglio descrivono la realtà diventano teorie scientifiche e la conoscenza che esse generano si può considerare come cio` che piu` vicino alla “verità vera” siamo umanamente in grado di raggiungere.

Il rapporto tra scienza e politica

Ed ora veniamo finalmente al punto centrale del nostro discorso: il rapporto tra scienza e politica. Come abbiamo accennato la scienza si occupa di descrivere la realtà in modo oggettivo; questo ne fa lo strumento perfetto per avere un punto di partenza condiviso per trovare eventuali problemi e risolverli. Dal momento che non esiste una definizione oggettiva di cosa costituisca un “torto” e di cosa sia invece “giusto”, decidere quali siano i problemi e quali le soluzioni (e anche quali le priorità) è soltanto una scelta politica.

Oggi come diversi secoli fa, diverse correnti politiche cercano sempre più spesso di “ridefinire” la realtà per creare verità più “comode” e per costruirci sopra la loro propaganda (sì, è il termine corretto!). Per farlo, insinuano che la scienza possa essere “di parte” (come se poi la scienza fosse un’entità fisica), indagano le idee politiche dei singoli scienziati (che essendo persone hanno tutto il diritto di avere opinioni proprie), sostenendo che ci voglia più “pluralismo” per dare spazio a idee scientifiche diverse. E così compaiono scienziati contro il cambiamento climatico, contro i vaccini, contro la sfericità della terra e chi più ne ha più ne metta. Questi soggetti non hanno nulla a che vedere con la scienza perché il loro scopo non è descrivere la realtà ma piegarla alle loro ideologie (e forse ai propri interessi).

Per non conforndere ideali e realtà

Il tentativo in corso di relativizzare la scienza, e di conseguenza la realtà oggettiva, rappresenta un pericolo per la democrazia: non ci può essere vera democrazia senza una discussione politica informata che parta da una base di fatti oggettivi condivisi.

È essenziale che scienza e politica restino ben separate perché una buona politica che pensi al bene di tutti può partire solo da solide fondamenta di conoscenza: il rischio di fallire in questo senso è di trovarsi ad inseguire inutile soluzioni a finti problemi sprecando enormi risorse.

Che questo stia accadendo è la dimostrazione dell’arroganza di una certa politichetta da “magna magna”, interessata più a racimolare consensi e tenersi stretta la poltrona che a risolvere davvero i problemi della società.

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