La Sliding Door di Massimiliano Allegri

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Sliding Door è un’espressione metaforica. Un modo più suggestivo di altri per indicare decisioni ed azioni che incidono con un certo rilievo sul nostro futuro.  Quel tipo di scelte a cui possiamo ripensare nel tempo chiedendoci “ E se invece avessi …”


Il percorso di un allenatore, e in particolar modo il percorso di un allenatore di una grande squadra, è costellato di “porte girevoli”.

Poco prima della finale di Cardiff, fu Allegri stesso a mettere in dubbio la sua permanenza sulla panchina della Juventus.  Più volte in quei giorni, ribadì ai giornalisti la convinzione che fosse quasi impossibile ripetere il triennio che stava per concludere alla guida Juventus.

Riguardando oggi quelle conferenze stampa, è sorprendente constatare con quanta lucidità il tecnico toscano scorgesse le insidie che lo attendevano restando al timone. 

Il suo rifiuto alla chiamata di Florentino Perez è sicuramente etichettabile come una sliding doors, considerato che appena un anno dopo si è ritrovato esonerato dalla squadra a cui era rimasto ostinatamente fedele.

Ma in fondo cosa gli avrebbe dato una quarta champions consecutiva con il Real? Niente di più e molto di meno di quello che i tifosi di Madrid  avrebbero comunque tributato a Zidane. 

L’arrivo di CR7 sembrava quasi coronare una nuova fase dell’era Allegri, e confermare a lui stesso la bontà della scelta fatta. Non a caso,dopo questa nuova riconferma, non si sottrasse alle domande di chi gli chiedeva se c’erano i presupposti per diventare un nuovo Ferguson.

Era come se tutto in quel momento si fosse ricongiunto per smentire tutti i dubbi di Allegri post-Cardiff.  Eppure, a ripensarci adesso, se Allegri avesse davvero lasciato la panchina torinese dopo la finale persa, il suo ricordo tra i tifosi juventini sarebbe rimasto indelebile e privo di quegli strascichi che hanno caratterizzato il suo addio. 

Un triennio caratterizzato da due finali di Champions, tre campionati e tre coppe Italia. Per una squadra che non era più abituata da anni a primeggiare in Europa, sono risultati oggettivamente straordinari. 

Invece il suo esonero è stato caratterizzato da un crescente astio da parte della tifoseria. Un rancore che è esploso in tutta la sua potenza dopo la partita di andata contro l’Atletico Madrid.

Ognuno può avere la sua opinione su quando questo sia successo, su quale ad esempio sia stata la sliding doors più significativa in merito, quella che ha portato un tecnico che pure ha conseguito risultati straordinari ad essere così mal sopportato ( e forse verso la fine odiato) dalla tifoseria. 

Qui, per l’appunto, si entra nel campo delle semplici opinioni personali. 

La mia sliding doors è la finale di Cardiff. Ma si badi bene, non il post finale e non la sconfitta subita. Resto convinto che la sua storia si sia incrinata molto prima che Real e Juve scendessero in campo. 

La prima crepa è arrivata nella scelta del modulo.

Ai tempi della sua folgorante apparizione, si discusse tantissimo se si trattasse di un 4-2-4 oppure di un semplice 4-4-2. Trattandosi di un sistema spurio, la verità sta nel mezzo. In fase difensiva gli esterni rientravano rendendolo realmente un 4-4-2. Nel momento della ripartenza sugli ultimi 40 metri di campo, diventata effettivamente un modulo spregiudicatamente offensivo.

Fu una scelta che sorprese tutti, anche perché arrivò in un momento in cui la Juve vinceva. Vinceva ma non giocava bene,come spiegò ai giornalisti lo stesso tecnico. E allora ecco che un giorno si è svegliato e ha capito che doveva cambiare, mettendo in campo tutta la qualità tecnica che aveva a disposizione.

È stato forse l’unico momento dell’era Allegri, in cui il gioco della Juventus iniziò ad attirare gli entusiasmi della tifoseria ( Oltre alla glorificazione di Mandzukic, che appena sei mesi prima era dato in partenza). Senza contare che per la prima volta, Dybala non sembrava più fuoriposto ma al centro del gioco.

Quel cambio di modulo (e di atteggiamento) contribuì in maniera decisiva alla spinta propulsiva che portò i bianconeri in finale. L’ultimo brandello di Conte era stato rimosso, la nuova Juventus di Allegri era diventata liquida, incredibilmente solida dal punto di vista mentale, e adesso anche inaspettatamente offensiva. 

Inutile dire che dopo Cardiff, di quel modulo non vi fu più traccia. Il perché è stato in fondo spiegato dallo stesso Allegri nella conferenza di addio. Chiamando in causa Cristiano Ronaldo, ribadì, per sintetizzare,  che le finali si vincono in primo luogo con le solidità difensiva.

Il suo biennio conclusivo è stato caratterizzato da un centrocampo a tre fatto di mezzali di inserimento, in un modulo in cui persino gli attaccanti nello svolgimento dell’azione dovevano lasciare spazio alle loro incursioni. La ricerca dell’equilibrio difensivo tornò ad essere per Allegri più importante di tutto. 

Il resto è storia.

Nonostante gli ultimi due anni alla guida della Juventus siano stati tutto fuorché fallimentari, la proposta calcistica della squadra si è progressivamente annullata. Allegri si è sempre presentato come colui che meglio di tutti incarnava l’idea del manager aziendale votato al conseguimento del risultato. Chi voleva recarsi al circo era libero di farlo, lui invece doveva portare a casa gli obiettivi imposti dalla dirigenza.

Ha costruito dopo Cardiff una Juve solida, in grado di attuare un dominio mentale sulla partita fatto di attendismo e resistenza, con un baricentro difensivo molto basso.

Non si può dire che è stata necessariamente una scelta infelice, perchè sarebbe assurdo imputargli sul serio il fatto di non aver vinto la Champions, o di non essere arrivato tutti gli anni in finale. 


Semmai, c’è stato semplicemente un momento in cui Massimiliano Allegri ha smesso di rischiare. Ed è forse in quel momento che la sua avventura con la Juventus, si è idealmente conclusa.

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