Le 7 regole del Golf nella Seconda guerra mondiale

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Le singolari regole adottate dal Richmond golf club dopo lo scoppio della “Guerra d’Inghilterra” tra Inghilterra ed il Terzo Reich.

Un gioco di sguardi fissi ad occhi sbarrati, però senza aspettare che uno rida prima dell’altro, anzi, attendendo che l’avversario abbassi lo sguardo. Dopo la prima occhiata in cagnesco segue solo la condiscendenza, perchè gli inglesi non insultano, dileggiano.

Estate 1940, Luftwaffe vs Royal Air Force per il potere dei cieli, gli uccelli tedeschi e inglesi si sono ben rimpinguati, però questa volta non sono solo le automobili a sporcarsi. Hitler e un (da poco) Primo Ministro Churchill non rispettano nessuna convenzione, le bombe vanno un po’ dappertutto: fabbriche militari, centri abitati e anche sui campi da golf.
Per questo motivo nel 1941 il Richmond golf club decide di aggiungere 7 regole apposite per la Seconda guerra mondiale.

Il Richmond golf club vanta connessioni reali, Giorgio VI il “Re balbuziente” nel 1924 fu il capitano del club, un nipote della Regina Vittoria fu membro per molti anni e l’attuale protettore è abbastanza conosciuto, il Duca di York: il Principe Andrew.
Il Richmond Golf Club però ha l’idea più bellica di tutte. Instaurare leggi alternative con un popolo pieno di mazze fa pensare alla guerriglia, però se i bastoni sono usati per volere delle regole, e non per farle rispettare, allora la critica diventa palese.

Colin Firth interpreta Re Giogio VI ne: “Il discorso del re”
Credits: Business Peolple

1. Ai giocatori è richiesto di raccogliere bombe e schegge per evitare che causino danni alle falciatrici.

Oltre che la pallina in fondo alla buca, ai membri del club è toccato un altro ingrato sforzo. Questo compito era riservato ai giocatori, ma la schiena dei caddie direbbe tutt’altro…

2. Nelle competizioni, durante il fuoco o la caduta delle bombe, i giocatori possono ripararsi senza penalità o senza la cessazione totale del gioco.

3. La posizione conosciuta di bombe inesplose è segnata con bandiere rosse a ragionevole, ma non garantita, distanza di sicurezza da esse.

È presumibile pensare che nel periodo di guerra in questione la strategia conservativa fosse la più quotata tra i soci. Un golf aggressivo sarebbe potuto costare qualcosa di più di un doppio bogey.

4. Proiettili o schegge di bombe sui Fairways o nei Bunkers, entro la lunghezza di un bastone, possono essere mosse senza penalità. Non si incorrerà in nessun penalità se la palla, a causa di ciò, si muovesse accidentalmente.

Aereo precipitato vicino al Princes golf club
Credits: Pinterest

5. La pallina mossa da un’azione nemica può essere ripiazzata se persa, o distrutta; la pallina può essere droppata in una posizione non più vicina alla buca rispetto alla precedente senza penalità.

6. La pallina in un cratere può essere sollevata e droppata senza penalità in una posizione non più vicina a quella precedente e preservando la linea di gioco verso la buca.

Manca una fondamentale regola, per comprenderla però bisogna tornare a quelle menzogne di guerra, all’inutilità del bombardare un campo da golf, rappresentazione emblematica della borghesia inglese.
Fu il Ministro della Propaganda nazista Joseph Goebbels a contestare queste regole: “Gli inglesi snob provano a impressionare la gente con un simile finto eroismo”. Ciò venne detto sostenendo che nessun campo da golf fosse stato mai attaccato, difatti qualche mese più tardi la lavanderia del circolo esplose sotto una bomba tedesca. La consapevolezza di una responsabilità sulle proprie spalle, gravate da pesi a forma di croce uncinata, tutto in una semplice regola:

7. Il giocatore il cui colpo è condizionato da un’esplosione simultanea può rigiocare un’altra pallina, penalità un colpo.

In quest’ultima regola si sintetizza l’umorismo inglese, un’ironia che fa sorridere per un secondo, che lascia spazio ad una riflessione ben più prolungata di quell’attimo coi denti mostrati a mezza bocca. Come quella cicatrice fatta da bambini di cui si ricorda solo l’origine. Perchè un’esplosione condiziona l’errore ma non lo giustifica, e la penalità la ricordiamo a vita: ce la siamo annotata sulla pelle.

Le 7 regole del Richmond golf club
Credits: USGA
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Giornalista e telecronista affermato sin dall'età di 8 anni tra le mura domestiche. Avvolto nel calcio, affascinato dal golf e diffusore di emozioni sportive. Parole incise e voci narranti restano nella memoria; quando ciò avviene, il mio lavoro si compie.

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