#Metrolibri: La ragazza dai capelli strani Nevrosi, ossessioni e disagi di una cultura non tanto lontana dalla nostra che ci rappresenta molto più di quanto crediamo

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La scorsa domenica, come ogni domenica, mi reco dal giornalaio per acquistare il mio solito giornale. Quel giorno però ho deciso, quasi in seguito ad un’illuminazione, di acquistarne uno in più, La Repubblica. Sapevo dell’inserto culturale domenicale Robinson, ma non sapevo che avrei trovato un articolo che parlava di un autore su cui io stesso stavo scrivendo:                                                                  David Foster Wallace. Che il caso abbia deciso di inviarmi una corda per risalire dal baratro? Probabile e non impossibile. Si perché lo dico con amarezza, e anche un po’ di disagio, non conoscevo molto bene questo scrittore.

PHOTOEDIT:abc.es

Avevo acquistato il libro in un momento di euforia da fiera del libro ( Piùlibri, Roma) allo stand di Minimum fax rapita dai colori delle copertine e (ammetto la debolezza) dal titolo. Chi dice che non bisogna scegliere un libro dal titolo per me è un folle e ipocrita poiché il titolo, insieme alla copertina, è la prima cosa che si nota e che cattura, o meno, la tua attenzione. Rimasto per un po’ nello scaffale della libreria tra i titoli “poi lo leggerò”, è stato soppiantato dai numerosi altri volumi acquistati nel frattempo (compro più libri di quelli che effettivamente riesco a leggere, credo esista un termine per questo e che sia bibliomania, senza che questo comprometta i miei rapporti sociali, ovviamente).

Copertina libro, ed. Minimum fax
(PHOTOEDIT:archivio-dfw.tumblr.com)

Il giornale con cui collaboro decide di dedicare la rubrica del mese di settembre agli autori nati, o morti in questo caso, in questo triste mese. Tra i nomi quali Tolstoj, Camilleri, Roger Waters e Luigi XIV, c’è anche quello di David Foster Wallace, di cui si ricorda la dipartita. Decido così, avendo un suo titolo in libreria, di leggerlo.

Colpita? Sorprendentemente colpita.

L’ho capito? Non ne sono certa.

Quel che è certo è che ho apprezzato, e a tratti adorato, il libro.

La passione di D.F.W. : il tennis
(PHOTOEDIT:rep.repubblica.it)

La ragazza dai capelli strani, se non colpisce un titolo cosi. E dovreste leggere gli altri. Roba da matti. Si, perché dire che l’autore era un po’ “particolare”, e non intendo personalmente,anche se anche li ci sarebbe da scrivere, sarebbe un eufemismo. Probabilmente è tra gli scrittori contemporanei più criticati, amati, emulati (ci provano) dell’ancora in corso Ventunesimo secolo.

D.F.W. (PHOTOEDIT:lacooltura.com)

Trova la sua collocazione nella letteratura mainstream, una tendenza o corrente che beneficia di un seguito di massa, in contrapposizione alle tendenze minoritarie (in letteratura il termine porta con sé un giudizio di valore positivo, indicando solitamente la produzione letteraria “non di genere”, raffrontata alla narrativa d genere spesso considerata di bassa qualità).

frase tratta dal libro “La ragazza dai capelli strani”
(PHOTOEDIT:web)

Letterato che preferisce parlare del mondo degli altri piuttosto che del proprio attraverso una sintassi tutt’altro che semplice, delega proprio alle parole il compito di stupire, terrorizzare, impressionare. Confida nel loro potere e in quello che possono suscitare, se usate a dovere. Riesce a scandagliare l’animo umano, con le sue nevrosi, ossessioni, disagi, che sia esso quello di una ricercatrice omosessuale, di un neo-laureato appena mollato dalla ragazza, di un avvocato punk con tendenze sadiche, o di un’attrice di serie tv dipendente dallo Xanax.  Non importa se la trama non regge, non ha senso o non è delle più esaltanti, le parole sono le vere protagoniste dei suoi libri.

D.F.W. (PHOTOEDIT:http://quantescene-ilpiccolo.blogautore.repubblica.it)

Abbiamo conosciuto Wallace , abbiamo per chi non lo conosceva già per suoi scritti precedenti, per il suo reportage intitolato Una cosa divertente che non farò mai più, a seguito di un viaggio in crociera. Come scrive Stefano Bartezzaghi sul numero di domenica 10 ottobre di Robinson: “Il reportage ebbe un successo letteralmente straordinario e fece conoscere il nome di Wallace molto meglio di quanto non fosse capitato con i suoi primi scritti pubblicati. […] Il Wallace della crociera era come l’invitato che, per una particolare combinazione di forma fisica, brillantezza mentale, atmosfera, si trova ad essere l’anima del party e domina la serata divertendo tutti, anche coloro a cui sta antipatico”.

Copertina libro, ed. Minimum fax
(PHOTOEDIT:minimumfax.com)

Per quel che posso dire, dall’alto della mia scrivania Ikea e con tutta l’umiltà che l’inesperienza e l’educazione mi portano ad avere, è che tra le pagine di questo libro, che altro non è che una raccolta di racconti, ho trovato la bellezza e se non è questo lo scopo della lettura, cos’altro può esserlo?

E’ un buon libro? Non sta a me dirlo.

Lo consiglierei? Assolutamente si.

Il romanzo, pubblicato negli Stati Uniti nel 1989, esce in Italia con la casa editrice Minimum faxnel 2017.

 

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