NBA: vincitori e vinti della Trade Deadline

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Chi ha raggiunto il miglior accordo tra le squadre coinvolte?

L’ultimo giorno disponibile per effettuare gli scambi in NBA era il 7 Febbraio e, nonostante la telenovela Davis che ha tenuto banco nei giorni precedenti al termine delle trade (Per saperne di più, clicca qui) alla fine non si sia concretizzata, non sono di certo mancate le sorprese e i grandi colpi. Ecco un’analisi sui movimenti più importanti delle ultime setimane.

Un lettone e uno sloveno

La foto di rito prima della conferenza stampa di presentazione di Porzingis e Co.
(Credits to: star-telegram.com)

Una settimana prima della deadline, voci sempre più insistenti davano Kristaps Porzingis scontento della direzione presa dai Knicks e, detto-fatto, poche ore dopo il lettone è stato spedito a Dallas. Insieme a lui hanno raggiunto la corte di Doncic anche Hardaway Jr., Burke e Lee, mentre hanno fatto il percorso inverso DeAndre Jordan, Dennis Smith Jr., Wesley Matthews (Subito tagliato ed accasatosi poi ai Pacers per “sostituire” l’infortunato Oladipo), la prima scelta del 2019 (Nel caso in cui non vada ad Atlanta nelle restrizioni pattuite nello scambio Doncic-Young nella notte del Draft, altrimenti quella del 2021) e la prima scelta del 2023.

Vedendo soltanto le pedine coinvolte, sembrerebbe che lo scambio sia stato “vinto” palesemente dai Mavericks, ma New York potrebbe sorridere parecchio a Luglio, poiché, mentre i Mavericks hanno rinunciato a un bel po’ di spazio salariale acquisendo i contratti pesanti di Hardaway Jr. e di Lee (30 milioni di dollari in due per il prossimo anno, anche se si sono liberati poi del contratto da 24 milioni di Harrison Barnes, scambiato con i Kings per Justin Jackson e Zach Randolph, subito tagliato), la franchigia di James Dolan avrà liberi addirittura 76 milioni nel Cap durante la prossima free-agency.

Talenti rovinati da New York

Nonostante ciò, New York è famosa per rovinare i talenti che arrivano a giocare nella Grande Mela (Per scoprire i “disastri” dei Knicks, clicca qui) e quindi solo il tempo ci dirà se il front-office newyorkese darà a Coach Fizdale delle stelle da mettere in campo e se quest’ultime non si rovineranno come è successo ad altre in passato.

Dall’altro lato, Dallas si è rinforzata e ha puntato tantissimo sulla rinascita dell’unicorno (“The Unicorn” è come chiamano Porzingis negli States), che con Doncic andrebbe potenzialmente a formare il miglior duo europeo mai visto nella Lega.

Quintetto “5 stelle”

Harris, il “pezzo mancante” che serviva ai Sixers per completare il quintetto, con colui che quel quintetto lo fa girare, Ben Simmons
(Credits to: libertyballers.com)

La mossa più sorprendente nello scacchiere NBA è stata senza dubbio quella dei Sixers che, seguendo il modello “Warriors”, hanno deciso di puntare tutto su un quintetto favoloso, scambiando giovani, role players e scelte per arrivare a Tobias Harris. L’ala ex Milwaukee, Orlando e Detroit stava vivendo ai Clippers la sua miglior stagione in carriera (21 punti di media con quasi il 50% al tiro) ed era la punta di diamante nel “No Star system” di Doc Rivers che, però, ha deciso di sacrificarlo per due motivi.

Innanzi tutto, vista la competitività della Western Conference, i Clippers, seppur settimi in classifica e probabili protagonisti della postseason, non hanno molte possibilità di passare il primo turno dei Playoff e quindi hanno deciso di guardare al futuro della franchigia, acquisendo Chandler e Muscala (due contratti in scadenza), Shamet (Rookie molto promettente e “Steal of the Draft” fino a questo momento) e due prime scelte (Quella di Philadelphia del 2020 e quella di Miami del 2021).

Colpi free-agency

Inoltre, Jerry West e la dirigenza losangelina vorrebbero effettuare uno, se non due, grandi colpi in free-agency la prossima estate e sapevano che Harris, ormai all’ultimo anno di contratto, con tutta probabilità, sarebbe andato altrove e quindi hanno cercato di “monetizzare” il più possibile dalla sua cessione, puntando sulla voglia di “completare il Process” dei Sixers (Per scoprire i vari pezzi del puzzle che hanno permesso a Philadelphia di arrivare fin qua, clicca qui e qui). Philly ha come obbiettivo le Finals ma è andata All-in perché l’asticella nella Eastern Conference si è alzata, con Boston che, nonostante le scarsa chimica tra i compagni, resta la squadra con più talento nel prossimo futuro, con Toronto e Milwaukee che si sono rinforzate e sono più complete che mai e con squadre come Indiana (Che aspetta il ritorno di Oladipo) e Brooklyn (Con un roster giovane e pieno di entusiasmo) che giocano un gran basket e che nessuno vorrebbe affrontare ai Playoff.

Est!

Marc Gasol in azione con la sua nuova divisa
(Credits to: sportsnet.ca)

Le prime due della classe, nella Eastern Conference, sono Bucks e Raptors e entrambe, il 7 Febbraio, non sono rimaste a guardare. Milwaukee si è aggiudicata Mirotic in uno scambio a 3 che ha visto Stanley Johnson passare da Detroit a New Orleans e Thon Maker accasarsi ai Pistons, per aggiungere un’altro tiratore affidabilissimo attorno ad Antetokoumpo, uno dei 3 probabili MVP della stagione, sacrificando pochissimo, visto che oltre al lungo sudanese, la franchigia del Wisconsin ha dovuto rinunciare soltanto a Jason Smith e ad una seconda scelta.

Nel frattempo, Toronto ha intravisto scricchiolii nella trattativa che stava per portare Marc Gasol a vestire la maglia degli Hornets e si è fiondata sul centro spagnolo: Valanciunas, Wright, Miles e la seconda scelta del 2024 sono stati ritenuti elementi più che sacrificabili per aggiungere un tassello fondamentale come il fratello del già campione NBA Pau, per un’agognata rincorsa al titolo dopo anni di gioie mancate, stroncate sempre sul nascere da James e dai Cavs.

Solo il tempo dirà quale squadra ci ha guadagnato di più, ma una cosa è chiara: tutti nella NBA cercano di stare alla larga delle “vie di mezzo” e si cerca sempre di più o il tutto e subito o la ricostruzione totale, seguendo gli esempi di Warriors e 76ers che negli ultimi anni hanno pagato e non poco.

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About Author

Nato nel 1996 a Roma. Appassionato di basket NBA, che segue da oltre 10 anni sempre più assiduamente, e di Premier League. Lavora per Metropolitan Magazine dal Luglio 2017.