Planetes: il potere aggregante dell’interconnessione

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Planetes, classe 2003, è l’anime tratto dal manga omonimo di Makoto Yukimura. Poco nota ai più, l’opera futuristica inneggia alla più empirica delle riflessioni. InfoNerd ha deciso di rendere omaggio al significato “ne vale davvero la pena”. Il risultato? La classica pulce nell’orecchio che non potrete ignorare.

Planetes – Photo Credits: AnimeClick.it

E’ stato nell’impeto del voler alimentare un’esigenza che ho bussato alla porta del Master, chiedendogli un suggerimento. La richiesta era una: “consigliami qualcosa di forte”. Ed è arrivato. Dietro le spoglie di un prodotto da decodificare, in apparenza incapace nello stuzzicare un processo di immedesimazione naturale.

Invece, contro ogni logica previsione, oltre le sembianze di spazi non familiari e sprovvisti di confini contenitivi, è stato nell’abitacolo interiore dei personaggi che ho trovato specchi attraverso i quali guardarmi. Da vicino, da diverse prospettive.

Planetes: Ai Tanabe – Photo Credits: www.animeclick.it

Planetes – la trama

Siamo nel futuro, anno 2075, in un’epoca in cui la Luna è stata colonizzata da tempo e i viaggi nello Spazio sono quanto di più accessibile ci possa essere. I processi scientifico-tecnologici, in più, hanno condotto alla formazione di grandi corporazioni spaziali. Ai Tanabe, una ragazza maldestra ma estremamente ottimista, coltiva il suo interesse per il cosmo ed entra a far parte della Technora Corporation, nella Sezione Detriti.

Questo reparto, sminuito e beffeggiato da qualsivoglia altro dipendente, si occupa dello smaltimento dei rifiuti nello Spazio; quelli potenzialmente pericolosi, vaganti tra le orbite terrestri e lunari.
Ad accogliere Tanabe, ci sono i colorati membri del team, ognuno portatore di una personalità diversa e di un passato complice.

A distinguersi, fra tutti, c’è Hachimachi Hoshino: un giovane dalla pazienza altamente infiammabile con ambiziosi sogni nel cassetto. Primo fra tutti? Una navicella, tutta per sé, che porti il suo nome.

Così, tra una vicissitudine e l’altra, i destini di tutti i membri della società si intrecciano con tematiche di più ampio respiro, fronteggiando tensioni che minano l’equilibrio dell’intero universo.

Planetes: Hachimachi – Photo Credits: www.animeclick.it

Considerazioni

Parto da un presupposto per nulla opinabile, ma per me scevro di sciocche ovvietà. L’arsenale di manga e anime a cui attingere, divisi per tipologia e genere, è talmente ricco che è praticamente impossibile tornare a galla a mani vuote da una spedizione perlustrativa. Un po’ come quando ci si reca dalla nonna, tronfi di propositi che decantano il digiuno eucaristico, e si rientra a casa con la panza tutt’altro che vacante.

Chiunque, dal refrattario più maldisposto all’otaku più impenitente, può trovare quello che cerca. Un’opera, a discapito di un’altra, in grado di soddisfare quei requisiti che costruiscono la richiesta del tuo default in un momento specifico della tua ricognizione.

Eppure, quando a confluire in un prodotto sono più elementi, il cerchio si restringe e a restare sono quelli da etichettare con il nobile fattore “Wow”. Planetes, per molti versi, può fregiarsi di questa interiezione, che proferirai con il più intimo degli interlocutori: tu.

L’anime, nascoste le sue mira reali, sceglie la modalità espressiva della commedia, almeno nella prima parte della storia. Una decisione che, per quanto mi riguarda, difficilmente rischia di rivelarsi una ciofeca (passatemi il termine aulico ndr) se trattata con i crismi del caso. L’ironia dei personaggi, in primis del protagonista Hachimachi, e i siparietti comici che si susseguono, servono ad imbastire un legame con lo spettatore. L’obiettivo è farlo simpatizzare con loro, dargli la possibilità di decifrare cosa si nasconde dietro specifici comportamenti e trovare la soluzione negli ultimi episodi.

Planetes è un serbatoio inesauribile di spunti di riflessione profondi e attuali, “sempreverdi” nella loro natura, e contestualizzati in una maniera piuttosto magistrale. Niente è lasciato al caso, ogni evoluzione psicologica risponde ad un realismo credibile e verosimile; tutto è motivato, dalla più piccola sfumatura trattata al più evidente degli aspetti.

Hachimachi, Tanabe e gli altri, sono sollecitati da ideologie ben precise. Alcune si rivelano vincenti, altre semplicemente fallimentari. E’ quando si sfiora il baratro che si trovano a doverne verificare l’efficacia, brandendole per raggiungere i propri obiettivi.

Planetes: Hachimachi – Photo Credits: web

E’ stato comunque il tema della solitudine, oltre agli svariati interrogativi sull’esistenza di Dio e sul concetto di giustizia, che mi ha fatto piedino sotto il tavolo senza preavviso. Non è fortuito che l’immensità dello Spazio sia il luogo più adatto per carpire il peso gravoso di questa condizione esistenziale. Il vuoto interiore, quello che si sperimenta quando un’ambizione si cronicizza nella sua frustrazione, non si colma monopolizzando le proprie energie al fine di arrivarci e basta. Soprattutto se, ad essere penalizzati, sono i buoni sentimenti.

Vivere da soli, e morire da soli…da soli…Chi potrebbe desiderare una cosa simile? Non ha alcun senso. Lo spazio è troppo immenso per un uomo solo.

Ai Tanabe
Planetes: Ai Tanabe e Hachimachi Hoshino – Photo credits: web

Ogni individuo, nel suo vagabondare, deve avere la sicurezza di trovare, al suo ritorno, un focolare domestico presso cui scaldarsi. Una dimensione familiare avvolgente, pronta ad ospitarti dopo un lungo peregrinare.

Ho un’ultima lezione da impartirti, molto importante: ogni nave ha bisogno di un porto, che sia sempre lì ad aspettarla e che l’accolga quando finalmente tornerà a casa, un luogo caldo, sicuro…non dimenticarlo.

Gigalt

Planetes, che in greco significa proprio “errante”, usa il pretesto della fantascienza per mostrarci vizi e virtù dei sogni dell’uomo; se esiste davvero qualcosa di sacrificabile per perseguire una causa, fino a che punto è giusto spingersi per farlo. Tutti interrogativi che troveranno risposta nella coscienza di chi guarda.

Comparto tecnico e conclusioni

Qui, lo ammetto, sono un tantinello di parte. Questa sottoscritta, a tratti un po’ attempata, ha un debole per lo stile grafico degli anime “millennial”. In questo caso specifico, il tratto è abbastanza curato, fattasi eccezione per alcune scene in secondo piano più approssimative e poco dettagliate.

Ma il vero successo obiettivo di questo anime, a livello tecnico, giace nella rappresentazione dell’atmosfera. La qualità è davvero straordinaria, e un bel “diesci”, in questo ambito, non glielo leva nessuno.

Planetes – Photo Credits: web

Nota di merito anche al doppiaggio italiano: voci note nel panorama nazionale, e dialoghi realistici che sembrano esularsi dalle censure aberranti subite in casa Mediaset. Potete evitarvi la visione sottotitolata in originale e tirare un fragoroso sospiro di sollievo.

E dopo tutto questo ciarlare, mi chiedo: ancora qui a cincischiare? Recuperate, in maniera celere, questa perla rara e poco conosciuta. Ne uscirete impreziositi nell’animo, capaci di comprendere quanto sia pregnante l’interconnessione umana ed elementare, e più pronti a rispondere al significato “ne è valsa davvero la pena”. Buona visione!

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ALESSIA LIO

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About Author

Dispensatrice di parole comuni, fagocitante di nuove e inespresse, faccio della scrittura il catalizzatore principale del mio mondo interiore. Misantropia e ironia come ingredienti principali del mio minestrone. La Cultura Nerd è, qui, la mia missione.

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