“Qualsiasi somma” ovvero L’incanto di Enrico Saccà

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Al Teatro Studio Uno, all’interno della rassegna I Giorni della Comune, è andato in scena lo scorso weekend L’incanto. Il testo è di Enrico Saccà e la regia è di Paolo Zaccaria. La compagnia novarese ha presentato la storia di un ristoratore assediato dai debiti che fa di tutto affinché il suo locale non venga venduto all’asta, o come si dice in gergo giuridico: all’incanto.

Fonte: Teatro Studio Uno

Giorgio è uno di quelli a cui gli amici hanno sempre detto: “Sei così bravo a cucinare, ma perché non apri un ristorante?” Poi Giorgio apre un ristorante e nel giro di sei, otto anni, torna da quegli amici a chiedere una somma – “Qualsiasi somma.” – per poter coprire i debiti con i fornitori, con il personale, le rate del mutuo. Un giorno arriva l’ufficiale giudiziario per sequestrare l’immobile, invece è Giorgio a sequestrare lui.

L’incanto di Enrico Saccà

All’interno di questa scelta drammaturgica, si apre la voragine umana di questo interessantissimo testo di Enrico Saccà, e dentro questa voragine ci cadono una ad una le amarezze di un uomo che ha rinunciato a un lavoro economicamente stabile per seguire il sogno (“Per tutti quelli che l’hanno detto io l’ho fatto davvero.”), e ci cadono dentro anche le umiliazioni di chi è costretto a elemosinare soldi agli amici e tempo ai fornitori, e infine ci cade sia l’amor proprio che l’amore di chi ti sta accanto.

L’incanto di Enrico Saccà

Michele Pagliai interpreta Giorgio Nummo, accanto a lui Paolo Zaccaria è Mario Satellite, l’ufficiale giudiziario. Tra i due irrompe Irma Ridolfini a interpretare Luce, la compagna di Giorgio, nonché cameriera del locale. Lei che ha rinunciato alla sua carriera di cantante per poter aiutare il partner, si troverà nel bel mezzo del sequestro a suggerire un modo per poter convincere l’ufficiale a un ennesimo rinvio della notifica dell’atto di sequestro. Luce propone di preparare per l’ostaggio una cena che gli faccia cambiare idea, che lo convinca del fatto che quel posto non può chiudere. Intanto fuori la polizia col megafono cerca di convincere Giorgio a rilasciare l’ufficiale.

L’incanto di Enrico Saccà

Troppo tardi: Luce accende la candela sul tavolo, versa l’acqua e il vino, Giorgio indossa la divisa da chef, toglie il cellophane dal tavolo e inizia a danzarci: la plastica trasparente plana nell’aria, crea un effetto quasi onirico, e tutto sembra ancora possibile. 

Tutto possibile non sarà, ma il testo di Saccà e la regia misurata di Zaccaria trascinano i protagonisti molto in basso prima del buio finale. Belle le scende di Chiara Poletti e i costumi di Viola Sartoretto che aiutano lo spettatore a trovare la chiave per comprendere il mondo contaminato, mancante, reale di Giorgio Nummo. 

L’incanto di Enrico Saccà

La rassegna I Giorni della Comune continua al Teatro Studio Uno fino al 26 maggio tra spettacoli, incontri coi maestri, brunch. Qui tutte le info.

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