Quartetto Ebène in concerto all’Università degli Studi di Roma La Sapienza Beethoven, Brahms e Ravel interpretati dal Quartetto Ebène

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Il Quartetto Ebène in concerto: Beethoven, Brahms e Ravel sul palco per il pubblico de La Sapienza

 

(Quartetto Ebène, fonte: immagine web)

 

Il quartetto d’archi rappresenta una tappa necessaria e fondamentale di ogni compositore che si sia dedicato alla musica da camera.

Nel 1700, all’epoca di Haydn e Mozart, il quartetto era particolarmente in voga e i due compositori settecenteschi non mancavano di farne uno dei loro punti di forza, verso i quali si dovettero misurare i loro successori, in primis Beethoven.

L.V. Beethoven aveva ben ponderato i passi della propria carriera: si era inizialmente proposto come pianista e come compositore di concerti cameristici per piano, riservando a tempo debito la proposizione del suo primo quartetto per archi, op.18, scritto tra il 1798 e il 1800, all’età di 28-30 anni.

(L.V. Beethoven, fonte: immagine web)

Se Goethe vedeva in questo genere cameristico “un discorso tra persone ragionevoli“, il discorso esposto dal Quartetto Ebène in questa serata a La Sapienza, risulta dibattuto da musicisti ben più che ragionevoli.

Il Quartetto Ebène nasce come una semplice avventura nel 1999, una distrazione tra un esame e l’altro durante la loro carriera universitaria, ma già nel 2004 si affacciano sulle scene internazionali, vincendo il premio ARD International Music Competition

Il gruppo, tutto francese, è composto da Pierre Colombet e Gabriel Le Magadure ai violini, Raphael Merlin al violoncello e dal 2017 Marie Chilemme alla viola. 

Dal 2006 ad oggi hanno già inciso 10 dischi, e, da aprile 2019 a gennaio 2020, il Quartetto Ebène porterà in tournèe internazionale il programma “Beethoven live around the world“, di cui abbiamo avuto un piccolo assaggio stasera col quinto dei quartetti dell’opera 18 di Beethoven, quello in La Maggiore.

Il programma eseguito per l’affezionato pubblico de La Sapienza spazia da Beethoven a Brahms e Ravel, i cui brani proposti vennero composti da i maestri quando avevano più o meno la stessa età, 30 anni circa: un’età distante dalla loro maturità artistica, ma che sta a definire l’importanza e il quasi obbligo del detenere un quartetto per archi nel proprio repertorio. 

(J. Brahms, fonte: immagine web)

I tre compositori vinsero a loro tempo delle sfide nella stesura di queste opere per archi: Beethoven vinse la sua contro i predecessori Mozart e Hydn, dimostrandosi in grado di saper spaziare sempre più verso i 360°; Brahms vinse la sua perenne sfida contro le note: “Per me è abbastanza facile comporre, ma ciò che è tremendamente difficile è scartare le note superflue“.

Tuttavia la vittoria più incisiva e commovente resta quella di Maurice Ravel: alla richiesta del dedicatario del quartetto, Grabriel Faurè, di modificarne il finale, intervenne Claude Debussy con queste parole: “Nel nome degli dei della musica e nel mio nome, non toccate una sola nota di quello che avete scritto nel vostro quartetto“, una sorta di imposizione gradita ed ovviamente seguita alla lettera dal Ravel, che proprio col maestro Debussy andava a misurarsi nella stesura di quest’opera, con la quale gli renderà omaggio innumerevoli citazioni metriche e stilistiche.

Quartetto Ebène in concerto a La Sapienza, fonte: immagine web

Quando si suona da solisti, si deve rendere conto solo alla propria interpretazione, in orchestra al direttore che dirige le varie voci della partitura, ma nei concerti da camera senza direttore, bisogna conoscersi ed essere complici è d’obbligo: nonostante lo studio e le prove, si deve essere abili comunicatori, non mancare uno sguardo, un respiro, un sopracciglio alzato. 

La complicità consolidata tra i musicisti del Quartetto Ebène è lampante quanto necessariamente chiave di ogni loro performance, che trasuda collaborazione, intesa ed empatia. 

Possiamo quindi affermare a gran voce che anche il Quartetto Ebène sia tra i vincitori delle sfide proposte su questo palco, impersonificando la necessità ancora sentita, a distanza di secoli, di avere un quartetto d’archi nel proprio repertorio, necessità soddisfatta senza indugio da La Sapienza

Eleonora Giulia Meloni

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