A Roma, un Pollock eccezionale dal Whitney Museum di New York L'eccezionale Number 27 di Pollock arriva al Vittoriano.

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A Roma, presso il Complesso del Vittoriano si apre oggi la mostra Pollock e la Scuola di New York. Arthemisia colpisce ancora riuscendo a portare nella Capitale, per la prima volta in assoluto, Number 27. L’opera é una delle più famose dell’artista statunitense.

Jackson Pollock, Numer 27 (Dettaglio), 1950.
olio, smalto e vernice all’alluminio su tela.
(foto dell’autore)

Se siete tra quelle persone per cui l’arte contemporanea é tutto un: “che ci vuole? Posso farlo anche io!”, questa mostra vi farà sicuramente ricredere. I curatori David Breslin e Carrie Springer (curatori del Whitney Museum di NY) con Luca Beatrice hanno creato un piccolo universo dove si dispiega la storia dei massimi artisti della New York anni ’50.

Quel fatidico 1956

Uno dei principali quesiti che pone il critico d’arte e curatore Luca Beatrice in riferimento alla mostra é: “Potrebbe l’arte contemporanea uscire dalla periodizzazione accademica e cominciare negli anni ’50 del secolo scorso?”

Più precisamente Beatrice propone una data fondamentale e simbolica per la storia dell’arte: il 1956, anno in cui:

  • Si apre a Londra la mostra This is Tomorrow. Quello che ne resta di più famoso é la locandina realizzata da Richard Hamilton. L’opera Just What Is It That Makes Today’s Home so Different, so Appealing? é un collage che racchiude in sé gli stilemi della nuova Pop Art che di lì a poco spopolerà (concedetemi il gioco di parole) tra l’Europa e la Grande Mela.

Richard Hamilton, Just What Is It That Makes Today’s Home so Different, so Appealing? , 1956 . Locandina della mostra This is Tomorrow (foto dal web).

  • Robert Rauscenberg realizza Bed il suo combine più significativo in cui distrugge la barriera tra la vita e l’arte esponendo il suo letto sfatto e ricoperto di pittura.

Robert Rauschenberg, Bed (combine), 1956.
(foto dal web)

  • Muore Jackson Pollock in un tragico incidente d’auto. L’uomo che aveva rivoluzionato la pittura tanto da far pronunciare queste fatidiche parole ad Allan Kaprow:

“La sua scomparsa ci ha ricordato Van Gogh e Rimbaud, ma questa volta era la nostra generazione ad essere testimone della morte di un uomo… Due sono le alternative. O continuiamo su questa strada ed eseguiamo dei buoni quasi dipinti, operando delle variazioni sull’estetica di Pollock senza negarla o superarla. Oppure smettiamo totalmente di di dipingere.”

Allan Kaprow

I dipinti di Pollock

Proprio con le maggiori opere di questo grande artista cerniera si apre la prima sezione dell’esposizione, dimostrando che il grande nome sui cartelloni non é solo un “acchiappa visitatori“. A partire dall’eccezionale prestito del Whitney Museum di NY, la tela Number 27 che per la sua fragilità (dovuta alla grandezza di tre metri e all’uso del Dripping) esce di rado dal museo americano.

Jackson Pollock, Numer 27, 1950.
olio, smalto e vernice all’alluminio su tela.
(foto dell’autore)

L’opera rappresenta l’apice maturo dell’Action Painting e della famosa tecnica creata dall’artista: il Dripping, in cui l’artista fa sgocciolare il pennello sulla tela posta orizzontalmente sul pavimento. Le gocce e gli schizzi non sono casuali, sono un gesto che richiama un moto dell’anima che nasce dalla danza tribale dell’artista che fa divenire la pittura come un rito di guarigione per le sue difficoltà personali.

“Dipingere è azione di autoscoperta. Ogni buon artista dipinge ciò che é.”

Jackson Pollock

Jackson Pollock mentre dipinge con la tecnica del Dripping in una delle famose foto di Hans Namuth. (foto dal web)

La Scuola di New York

La seconda sezione della mostra é dedicata agli artisti della cosiddetta Scuola di New York. A quegli Irascibili della foto di Nina Leen, della lettera  a Ronald L. Redmond contro l’esposizione nazionale al Metropolitan Museum of Art. Questi sono gli artisti smossi da una cocente voglia di novità in campo artistico e sociale dopo le due grandi Guerre Mondiali. Alla mostra sono presenti le opere dei più importanti tra cui: William Baziotes, Arshile Gorky, Clyfford Still (l’unico artista che in questi anni non sente il richiamo di NY e continua a preferire la vita di provincia), Richard Pousette – Dart, Robert Motherwell.

Nina Leen, foto di gruppo degli Irascibili, 1950 (foto dal web).

Nei dipinti del tormentato artista Arshile Gorky – segnato dalla tragica fuga dall’Armenia durante la sua infanzia e dalla perdita della madre proprio durante quest’ultima – è forte il richiamo al Surrealismo.

Arshile Gorky, The Betrothal II (il fidanzamento II), 1947.
Olio e inchiostro su tela (foto dell’autore).

William Baziotes, The Beach, 1955.
Olio su lino (foto dell’autore)

Richard Pousette-Dart, The magnificent, 1950 – 1951. Olio su tela (foto dell’autore)

 

Franz Kline

Kline é considerato uno dei massimi esponenti della Scuola di New York insieme a de Kooning, Rothko e Pollock e dell’Action Painting. Le corpose linee su tele di grandi dimensioni dell’artista statunitense Franz Kline, occupano la terza sezione della mostra. Uno dei suoi più famosi lavori nel suo classico bianco e nero si interfaccia ad una sua inusuale opera con tonalità accese: Dahlia. In quest’ultima, il fiore seppur non rappresentato oggettivamente é fortemente presente nel dipinto nei colori e nelle linee che l’artista assembla sembra quasi aleggiare il profumo intenso della Dalia e i raggi di sole che illuminandolo fanno brillare i suoi intensi colori.

Franz Kline, Dahlia, 1959. Olio su tela (foto dell’autore)

Franz Kline, Mahoning, 1956. Olio e carta su tela (foto dell’autore).

Dall’Espressionismo Astratto ai “Color Field”

Gli studi sul colori dalla metà del secolo scorso sono tra i più eccezionali della storia dell’arte. Gli artisti della corrente del “Color Field”, termine coniato dal famoso critico Clement Greenberg si muovono dall’Espressionismo Astratto verso “la pura ragione” del colore. Tra questi artisti figurano anche delle importanti pittrici, tra cui Helen Frankenthaler che Grenberg definisce come la più matura interprete del movimento e Lee Krasner la moglie di Pollock.

Hans Hofmann, Orchestral Dominance in Yellow, 1954. Olio su tela (foto dell’autore)

Helen Frankenthaler, Blue Territory, 1955. Olio e smalto su tela (foto dell’autore)

Willem de Kooning e Mark Rothko

La mostra che si apre con le opere di Jackson Pollock si chiude con le sezioni dedicate ai due artisti che insieme a lui hanno rivoluzionato più di tutti il panorama artistico mondiale: Willem de Kooning e Mark Rothko.

Entrambi di origine europea, questi pittori hanno saputo rinascere in territorio straniero per divenirne tra i simboli più famosi. Willem de Kooning con le sue Womenvicino all’astrattismo ma senza rifiutare mai completamente elementi oggettivi del reale. Mark Rothko con la sua grande evoluzione stilistica che lo porta, attraverso le sue ricerche cromatiche, a creare una commozione spirituale che va al di là di qualsiasi rappresentazione religiosa convenzionale.

Willem de Kooning, Woman Accabonac, 1956. (olio su carta montata su tela) (foto dell’autore)

Mark Rothko, Untitled(Blue, Yellow, Green on Red), 1954. Olio su tela.
(foto dell’autore)

In conclusione, la mostra Pollock e La Scuola di New York, regala più di quello che promette. Un excursus dirompente, commovente reso in un’esposizione lineare ed organica che riesce ad interessare tutti, dagli appassionati d’arte e specialisti ai curiosi.

Martina Antonini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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