Rugby | Renzo Pacini ci racconta il suo libro: nel terzo tempo

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Intervista all’autore del libro Nel terzo tempo. Renzo Pacini ci racconta la passione del rugby attraverso gli occhi di un genitore in un racconto che tocca temi importanti e mette al centro l’importanza dell’inclusione nello sport come nella vita.

Il Rugby, uno sport duro e fino a qui nulla di nuovo, ma tanto duro quanto emozionale. Il rugby è per antonomasia lo sport di tutti, che possono praticare tutti senza differenza di peso o altezza, uno sport che è in grado di mettere al centro l’importanza dell’ inclusione, sia nello sport che nella società attuale. Uno sport praticato da tutti senza distinzione di razza, orientamento sessuale, diversità fisiche. In questo romanzo l’autore tocca temi profondi ma allo stesso tempo molto attuali ed importanti al giorno d’oggi.

Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Renzo Pacini, autore del libro che ci ha portato in un viaggio emozionante raccontandoci la sua storia e l’importanza dei temi toccati nel libro.

Nel Terzo Tempo di Renzo Pacini

“La passione dominante del libro è il rugby ma attraverso esso ho voluto parlare di molti valori a me cari. E’ un romanzo che parla delle diversità, della forza per affrontarle superando le difficoltà che in una società poco inclusiva esse creano a chi ne è portatore.

Parla anche della resilienza che molti credono di non avere e che invece si scoprono ad un certo punto della loro vita. Sarà la consapevolezza di possedere questa forza interna, questa capacità di autoriparazione che consentirà a Claudio, pilone paraplegico, di ritornare uomo normale e realizzare nel contempo un sogno riposto.

Fondamentale sarà l’aiuto del rugby che io ho voluto fotografare negli aspetti più intimi e familistici, che con la sua inclusività renderà più agevole la risalita dal baratro in cui è precipitato Claudio. Ma il ruolo fondamentale nel difficile percorso di risurrezione l’ho affidato a Achille, un campione di rugby dall’orientamento sessuale non ancora definito.

Il rapporto quasi simbiotico fra i due riuscirà a far scoprire la potenza dei sentimenti e dell’amore fra le persone, al di là del sesso, e far intravedere a l’uno e all’altro il cammino da percorrere per concretizzare i loro reciproci, anche se distanti desideri.

Il tutto avviene in una cornice sportiva; attraverso la descrizione di una trasferta sfortunata vengono messe in evidenza le peculiarità di questo sport e della sua capacità di travolgere nella mischia tutti coloro che lo incontrano, atleti, familiari, amici, con una forza centripeta irresistibile, perché fa leva sui sentimenti buoni, di cui c’è bisogno in questa società.

Anche la storia d’amore fra un accompagnatore anzianotto ed una coetanea, che si va a concretizzare proprio mentre le vicende di Achille, di Claudio e quelle sul campo si intrecciano, risente di questi sentimenti.

Essa racconta di un amore proibito ma talmente forte e nobile da essere coltivato da ambedue per oltre quarantanni; alla fine però esso verrà   vissuto con la responsabilità che le circostanza richiedono e che è perfettamente rispondente alla personalità dei due personaggi

Presentazione del libro nel Terzo Tempo di Renzo Pacini – foto dell’autore

“Nel terzo tempo” come è nata l’idea di scrivere questo libro?

Devi sapere che approfittando di un periodo di riposo a seguito di un intervento al cuore, scrissi un libro su una mia passione, la musica; lo intitolai “Tutto inizia dal basso” in onore a questo strumento musicale spesso sottovalutato. Approfittai per parlare attraverso la vita di un bassista, di come la musica si sviluppò negli anni 60 e di come questa passione accompagnò lui e molti altri fra cui io, per tutta la vita.

Il titolo molto metaforico mi ha agevolato nel raccontare la mia filosofia di vita, che ho esternato facendo un inno alla tenacia, l umiltà e la modestia, che ho reso vincenti nelle storie che ho narrato, a dispetto della realtà. Il libro ha avuto un grande successo nel mondo dei musicisti, che attraverso il passaparola lo hanno comprato in tutta Italia.

La casa editrice mi ha quindi incoraggiato a scrivere di un’altra mia passione. Quale poteva essere una passione che meritava di essere scritta e romanzata, per il padre di due ex giocatori di rugby, mi hanno trascinato nella mischia per quasi vent’anni?

Cosi nasce il libro

Così nasce “Nel terzo tempo” che già dall’inizio ha preso forma nella mia mente come romanzo metaforico, che avrebbe dovuto parlare del rugby, sul campo, attorno al campo e fuori dal campo. Anche delle vite di persone di varie età, attraverso le quelli far vedere com’è era l’approccio  al rugby nelle varie epoche, dal dopoguerra ad oggi.

Dietro al titolo si nasconde la volontà di vedere nel terzo tempo un’occasione di riscatto psicologico della squadra che non è riuscita a raggiungere il proprio obiettivo, la vittoria, nei due tempi.

Sulla scorta di questa mia personale fotografia dei retroscena che ho registrato dietro questo rito conviviale, ho voluto parlare del terzo tempo della vita, quello in cui ciascuno di noi può trovare la forza per ripescare dal cassetto un sogno ormai riposto, per concretizzarlo quando ormai le speranze si erano spente quasi del tutto.

Le vite di tre persone che, proprio quel giorno in cui la squadra è impegnata in una tragica trasferta e in un altrettanto trionfale terzo tempo, sono assenti perché impegnate a raccogliere i frutti di un loro lungo lavoro per la realizzazione di un loro rispettivo desiderio riposto.

La scelta delle persone e delle loro vite non è stata casuale perché attraverso le vicende narrate, che si svolgono in gran parte dentro il rugby, ho voluto mettere in evidenza l’inclusività del rugby nei confronti del diverso e la potenza dei buoni sentimenti delle persone, anche quando vengono nascosti dietro una scorza di apparente durezza, come quella di alcuni personaggi che ho descritto e come l’immagine che, chi non lo conosce può percepire del rugby.

Copertina del libro Nel Terzo Tempo di Renzo Pacini

L'”inclusione,” un tema importante nel suo libro. Quanto è importante l’inclusione nello sport?

È importante quanto lo é nella vita. Purtroppo non sempre siamo disposti ad includere il diverso, specialmente quando c’è di mezzo il risultato (nello sport) o la produttività (nella vita).

La mia esperienza di genitore mi ha fatto toccare con mano quanto lo sforzo di aprirsi alle diversità sia molto grande nel mondo del rugby, un po’ per le politiche della FIR che impongono che tutti possano giocare a rugby indipendentemente dal sesso dalla razza, dalle condizioni fisiche e dall’ orientamento sessuale, un po’ dalla predisposizione al gioco di insieme e al sostegno che hanno i giocatori di rugby, che sanno e lo vivono sulla pelle che nel rugby c’è bisogno di tutti.

Ne ho parlato ampiamente nel libro quando ho spiegato come sia difficile mettere insieme 22 uomini di varie taglie ed attitudini, per formare una squadra e di quanto i giocatori si impegnino per portare “gente al campo”.

In Italia molti genitori sono diffidenti nel far praticare il rugby ai propri figli perchè troppo duro. Lei da genitore di 2 rugbysti che pensiero ha su questo e se ha un consiglio da dare?

Il rugby è sicuramente uno sport duro, perché lo scontro, il placcaggio e la spinta, fanno parte del gioco stesso. Però non c’è violenza gratuita e cattiveria, c’è lealtà, nella durezza, e rispetto quasi religioso delle regole.

La consapevolezza della durezza dei contratti con cui i ragazzi dovranno fare i conti, indipendentemente dal ruolo in cui giocheranno, obbliga il giocatore di rugby e le società a curare con scrupolo la preparazione fisica, che assieme alle tecniche di placcaggio e di caduta sono garanzia di incolumità fisica. Naturalmente la preparazione dovrà essere sempre più scrupolosa  mano a mano che il ragazzo cresce di età e di categoria.

Finché il ragazzo è adolescente, diciamo fino all under 16, l’infortunio è veramente poco probabile e ragazzi si divertono come matti a scontrarsi e rotolarsi per terra senza farsi male ; cominciano così a vincere le loro naturali paure e a sviluppare il piacere del contatto che diventerà una vera e propria dipendenza.

Anche i più timorosi ben presto svilupperanno questa passione che non abbandonerà più, trascinando con il loro entusiasmo anche i genitori che vinti gli iniziali timori e convinti dell’innocuità di quelle allegre zuffe fra bambini sul prato erboso o motoso, si avvicineranno ad una passione che talvolta va oltre quella dei loro figli e spesso sopravvive anche quando essi abbandoneranno l’attività agonistica.

Di queste dinamiche ho parlato molto nel romanzo attraverso la voce di personaggi di età diverse, che raccontano il loro approccio al rugby in epoche diverse.

Presentazione del libro e l’invito della FIR

Il libro è stato presentato ufficialmente a Livorno in occasione della sua uscita, durante una rassegna musicale di due giorni, con 18 gruppi che si sono alternati sul palco per suonare le canzoni care a Claudio, che ha in grande passione per la musica e un sogno musicale da realizzare. È stata una due giorni alla quale hanno risposto con entusiasmo sia gli appassionati di musica che quelli di rugby, ma anche il mondo della diversità.

L’autore Renzo Pacini insieme al giocatore della Nazionale Ghiraldini durante la presentazione del libro a Firenze – Credits:Renzo Pacini

L’eco sulla stampa locale è stato notevole e le vendite altrettanto. Sono stato perciò invitato a presentare il libro dai principali club di Livorno e provincia. La FIR mi ha poi invitato a presentarlo in occasione di un test match della nazionale a Firenze e le Zebre a Parma. Questi due eventi hanno fatto uscire il libro dalle mura cittadine e mi hanno portato e mi stanno portando in giro per l’italia con mia grande fatica e altrettanta soddisfazione.

In giro per l’Italia

Panathlon di Lucca, museo del rugby di Roma, Codroipo, Portogruaro, Cesena, Mestre, Ravenna e Riace sono le tappe che ho fatto. Alcune ancora in programma che attualmente mi vede impegnato fino a luglio.

Il Libro, pubblicato da Edizioni del Boccale è acquistabile direttamente sulle piattaforme e-commerce online e nelle librerie. Ringraziamo Renzo Pacini per la disponibilità ed il tempo che ha dedicato per parlare del suo libro.

“Il rugby, come la vita, dà un’occasione in più a chi sa coglierla, a chi vuole ottenere un obiettivo a cui tiene molto, anche se a volte insperato. La vita è dura, più dello sport, ma le sue circostanze, a volte anche tragiche, possono riaprire partite chiuse da anni e delle quali davamo per scontato l’esito negativo; quando tutto ormai pare perso, uno stralcio di luce può illuminare l’orizzonte, prima che sia notte per sempre.”

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