Sea Watch, Carola Rackete Libera | Le donne dell’equipaggio

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Carola Rackete è stata liberata! Ecco un altro approfondimento sulla vicenda Sea Watch, stavolta da una prospettiva un po’ diversa: quella femminile. L’equipaggio della nave conta delle donne forti e preparate che noi vogliamo farvi conoscere.

La richiesta di convalida dell’arresto di Carola Rackete per la vicenda Sea Watch è stata respinta.

Il gip presso il Tribunale di Agrigento ha escluso che quella piccola barca della Guardia di finanza sia una nave da guerra e ritenendo che la manovra della Sea Watch 3 − con cui la nave è entrata in collisione con la barca della Gdf − sia condotta che, pur qualificabile come «violenta», sia giustificata dalla discriminante di avere adempiuto ad un dovere di soccorso delle persone in mare e di loro conduzione in un porto sicuro. Per chi volesse leggerla, ecco l’ordinanza.

La decisione, definita da molti “scandalosa” (Riporto un articolo molto interessante al riguardo, scritto da magistrati) è il culmine di un argomento che è stato da giorni molto chiacchierato. Ma forse, tra le solite frasi ripetute milioni di volte, nessuno vi ha detto questo: che aveva un equipaggio a maggioranza femminile. Sulla nave ci sono ben dieci donne.
Ecco le storie di alcune di loro:

Carola Rackete, Capitana della Sea Watch 3

Carola Rackete – Google

È lei che ha deciso di forzare il blocco ed entrare in acque italiane e rischia per questo l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, una multa e la confisca dell’imbarcazione. Insomma, rischia tanto.

Carola ha 31 anni, è tedesca.
Conosce quattro lingue, ha scritto una tesi sugli albatros e navigato sulle rompighiaccio. All’età di 23 anni è al timone di una nave a spaccare il ghiaccio del Polo Nord per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi, ufficiale di navigazione per l’Alfred Wegener Institute. A 25 anni è secondo ufficiale a bordo della Ocean Diamond, a 27 stesso ruolo nella Aretic Sunrise di Greenpeace.

La Dottoressa della Sea Watch 3

Il giovane medico a bordo si chiama Verena e nei giorni scorsi è intervenuta sui social media con un appello per i migranti a bordo della nave denunciando come molti di loro siano stati sottoposti ad abusi e torture. “Per favore, non sto parlando da medico ma da essere umano. Aiutateci a trovare un porto sicuro” ha detto Verena dalla nave. Originaria di Dusseldorf, in Germania e ha studiato medicina a Essen.

La mediatrice culturale della Sea Watch 3

il medico della sea watch 3 – fonte: Google

Heidi è una delle mediatrici culturali a bordo della nave, che aiuta a tradurre e comprendere le esigenze dei migranti sulla nave. Anche lei ha rivolto un appello nei giorni scorsi dal ponte della nave sintetizzando così l’Odissea di questi 14 giorni:

“A bordo ci sono persone vulnerabili, che hanno particolari bisogni e sono vittime degli orrori in Libia. Nonostante questo tutte le persone che vengono soccorse hanno bisogno di sbarcare in un porto sicuro e nessun soccorso è terminato se tutte le persone non poggiano entrambi i piedi a terra”

Heidi

La consulente legale della Sea Watch 3

consulente legale della sea watch 3 – fonte: google

Giorgia Linardi è la consulente legale della Sea Watch 3. Nata nel 1990 (ha meno di trent’anni!), è cresciuta a Como e si occupa di diritti umani e delle migrazioni e si è laureata in Studi internazionali. Ha lavorato anche a bordo di Aquarius, altra nave di ricerca e soccorso, come consulente legale per Medici Senza Frontiere. Insomma non proprio un entourage di basso livello, non credete?

Anche se purtroppo questo non è bastato loro per sfuggire ad una rete di disinformazione e passivoaggressività qualunquista che s’è indistintamente diffusa in questi giorni attorno alla vicenda.

In definitiva, la Sea Watch 3 è stato un evento che ha tirato fuori i soliti lati del nostro paese

Il pressappochismo, la confusione su nozioni basilari, l’analfabetismo funzionale e (nonostante ciò) il bisogno spasmodico di dire la propria opinione a prescindere da ciò che sappiamo effettivamente a favore della nostra tesi – queste sono tutte caratteristiche umane che vengono spesso fuori quando si parla di “politica“.

Il motivo credo sia lo stesso per tutti: la fretta di esprimersi, senza prima riflettere e senza essere disposti a farlo nemmeno dopo, a seguito di un confronto o – per l’amor di dio!di un briciolo di studio o informazione sui fatti.

Questo articolo vuole solo ricordare che lo stesso evento può essere visto da varie prospettive, e che varrebbe la pena osservarle tutte prima di farsi un’idea.

Ho letto insulti a Carola Rackete dove si metteva in discussione la sua intelligenza per via della sua capigliatura.

Non è possibile accettare questa come un’opinione. Un ‘opinione va rispettata solo e soltanto quando è accompagnata da una serie di fatti che ne avvalorano la tesi. Non è accettabile rispettare un giudizio “di pancia” come fosse un’opinione, al pari di chi si è messo in discussione e si è informato per modellare la sua idea. Soprattutto nel caso si insulti pesantemente una donna colta e preparata per il suo vestiario.

Insulti a Carola Rackete – Youtube

Se Carola Rackete ha i dreadlock non significa che sia una “lurida zecca”, se è stata assolta non significa che abbia raporti sessuali con gli immigrati (e anche fosse, non credo che siano i gusti sessuali di una donna a decretare il suo valore).

Non basta Gino Strada a creare un minimo di senso critico in questo paese di analfabetismo funzionale e cultura pressapochista, perciò questo articolo può fare poco.
Ma vorrei che la prossima volta che qualcuno abbia voglia di scrivere un insulto gretto, sessista e insenstatamente aggressivo, rifletta su ciò che fa: potrebbe dare della scimmia a una donna che parla quattro lingue, e farlo anche con un’italiano arrancato.

Soprattutto, vorrei creare nel lettore medio una spinta alla curiosità aperta, che dovrebbe spingere ad una comunicazione in cui si ascolta per comprendere, e non per controbattere.

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