Serie B in stato di allarme!

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Il campionato cadetto riscontra serie difficoltà organizzative, uno stato di emergenza che deve far riflettere tutto il movimento dell’hockey inline italiano

“Nessun problema può resistere all’assalto di una riflessione approfondita.”

E’ inevitabile come disse Voltaire, filosofo e scrittore francese, che si giunga ad un punto in cui ci si debba fermare a riflettere sui problemi che stiamo affrontando o verso i quali stiamo andando. Il movimento hockeistico italiano purtroppo non è estraneo a questo fatto anzi, dopo un’estate ricca di impegni e di successi internazionali giunti nel settore inline, che da anni ci sta abituando a standard molto elevati e del quale siamo orgogliosi, siamo giunti all’alba degli impegni federali che però si stanno dimostrando meno rassicuranti del previsto. La serie A, fiore all’occhiello del movimento, lo scorso anno ha mostrato qualche difficoltà con alcune formazioni rimaneggiate e budget ristretti, ma l’Elite del nostro sport sembra  comunque aver raddrizzato il tiro tornando ad un equilibrio stabile. Le dieci formazioni aventi diritto a partecipare al campionato, inizieranno di fatto la stagione questo fine settimana con il turno preliminare di Coppa FISR (Coppa Federale), anche se qualcuna di esse sta ancora strutturando i propri roster.

Mammuth Roma vincitrice del campionato nazionale di serie A2 2015-2016
Foto © Rita Földi Photography

Discorso diverso però si deve fare per la serie B, la seconda lega della federazione, che dopo la scarsa adesione riscontrata al termine delle iscrizioni datata 31 luglio, ha costretto i responsabili di settore a riaprire per ben due volte le porte a possibili formazioni intenzionate a partecipare alla serie cadetta. Eppure due stagioni fa, quando ancora veniva chiamato serie A2, era un campionato degno di nota e dall’alto tasso agonistico nel quale partecipavano formazioni più strutturate che davano vita a competizioni molto interessanti, ma soprattutto le partecipanti avevano ancora il desidero di raggiungere il sogno della massima serie. La stessa squadra della capitale, i Mammuth Hockey Roma, vinsero l’ultimo vero campionato di A2 nel 2016, al termine di un campionato nel quale insieme a Forte dei Marmi, Ferrara e Torino animarono una stagione mai noiosa e scontata. Le quattro formazioni salirono nella massima serie, ma solo Roma e Ferrara si presentarono ai nastri di partenza della A, mentre Torino si autoretrocesse in C e addirittura Forte dei Marmi non diede continuità alle proprie attività. Un brutto colpo per il movimento che, caso o non caso, dopo il cambio di denominazione da A2 a B, vide la defezioni di molte altre formazioni che preferirono la serie C che riscriversi al campionato cadetto. La Federazione già la scorsa stagione dovette correre ai ripari per riuscire a garantire il regolare svolgimento del campionato, ma nonostante gli sforzi ne uscì un campionato zoppicante con società che accettarono la partecipazione solo a seguito dell’accordo di togliere alcune regole restrittive. Forse l’eccessiva elasticità, il rendere morbido un campionato che dovrebbe essere un trampolino per le società che vorrebbero provare a rodarsi per poi fare il grande salto in serie A, ha fatto sì che si perdesse interesse verso di esso. Nelle ultime due stagioni, compresa quella che sta per iniziare, si denota la quasi totale mancanza di partecipazione in quello che dovrebbe essere il secondo campionato più importante della Federazione, uno stato di allarme che dovrebbe farci riflettere perché non possiamo pensare che da qui a poco il nostro movimento possa essere formato esclusivamente da una Elite e da una classe amatoriale. Questo stato di allarme dovrebbe interessare a tutti, nessuno escluso in quanto verrebbe a mancare quel transito che aiuterebbe la crescita di chi ancora non può ambire alla massima serie, ma ha lo stimolo e l’ambizione, oppure per quelle squadre che sono superiori al livello di C e non voglio affrontare la A per motivi di roster o di costi. Anche quest’ultimo è un tasto dolente perché è ormai noto che la crisi economica, che da qualche anno ha coinvolto tutta l’Italia, si è ripercossa in modo devastante sullo sport e a maggior ragione su quelli di nicchia o minori che dir si voglia, causando la chiusura o il ridimensionamento di molte società; ed anche se vogliamo far finta che non sia così il nostro movimento sta iniziando ad avere cedimenti strutturali importanti. 

Noi siamo preoccupati e vorremmo trovare una soluzione immediata, casomai grazie ad un’idea folgorante, ma non è così: dobbiamo cercare di bloccare questo processo che sembra irreversibile sviscerando ed analizzando ogni singolo problema che pensiamo ci abbia portato di fronte a questa dura realtà, molto probabilmente con una riflessione approfondita come ci suggerisce il nostro “amico” Voltaire.

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