The Handmaid’s Tale: la fragilità della libertà | La nostra recensione

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Nell’attesa di una terza stagione, InfoNerd ripercorre con voi Il Racconto dell’Ancella, una delle serie tv che ha sconvolto gli spettatori di tutto il mondo, tra follia religiosa, violenza e il ruolo della donna.T

Aspettavamo tutti in questa edizione dei Golden Globe un nuovo riconoscimento per The Handmaid’s Tale, la serie che lo scorso anno ha lasciato il segno. Nel 2018 la sua prima stagione ha fatto all in e ha rubato la scena ad ogni serie tv, vincendo ben 2 Golden Globe e 9 Emmy. Ed è per questo motivo che ho deciso di avvicinarmi a questo show, per cercare di capire perché tutti ne fossero così rapiti. Ed è solo dopo aver visto le sue due stagioni, quando ci sei solo tu e lo schermo, che capisci i picchi di grandiosità a cui sono riusciti ad arrivare i prodotti per il piccolo schermo.

The Handmaid’s Tale (Il Racconto dell’ancella in italiano, distribuita sulla piattaforma Timvision nel 2017) ha tutti i connotati per essere una bomba ad orologeria. Un romanzo pluripremiato, quello della canadese Margaret Atwood, uno scenario distopico ma non così impossibile, che possa avvicinarsi al presente dello spettatore. Prendi una fotografia magistrale e un cast così potente da non avere rivali che il risultato sarà una delle serie tv che non potrai mai dimenticare.

Fonte: sito ufficiale hulu.com

In un momento in cui il dibattito sulla violenza sulle donne infervora tutte le piattaforme, dai giornali ai social, dai talk show alle serate in famiglia, sembra quasi che The Handmaid’s Tale sia il prodotto giusto al momento giusto. In questo futuro distopico e inquietante nasce lo stato totalitario di Gilead, dalle ceneri di un’America che a causa di attacchi terroristici perde ogni sua stabilità. Ne giova un gruppo di fanatici ultrareligiosi che crede ancora in un Dio punitore e che Adamo ed Eva siano realmente esistiti. Come recita la Bibbia, infatti, secondo l’interpretazione di Gilead, le donne sono mero strumento per procreare, schiave al servizio di Dio, ossia del patriarcato, in un mondo che, arrivato allo strenuo delle sue possibilità, inquinato e violentato, ha reso la maggior parte della popolazione sterile. La potente fantasia di questo tremendo gruppo di fanatici annulla completamente la figura della donna, la usurpa e la distrugge. Gli ruba l’identità, la possibilità di leggere e scrivere, di poter lavorare, guadagnare. Le donne non posseggono più nulla, nemmeno la loro vita. Via ogni dignità. Solo gli uomini possono ancora leggere, scrivere, lavorare, uscire liberamente e usare le proprie donne. Tutto però “sotto il suo occhio”, l’occhio compiacente di questo Dio.

Scena tratta da Il racconto dell’ancella

La schiavitù del nuovo mondo è la procreazione. Le poche donne non sterili vengono catturate, torturate, mutilate e rese delle perfette ancelle (handmaids) con le loro iconiche vesti rosse, per simboleggiare il divino dono trovato tra le gambe di queste donne. Rese semplici uteri da fertilizzare dagli alti ranghi della popolazione. Le ancelle sono concesse ai Comandanti, con le loro Mogli, donne non fertili che attendono però il miracolo della nascita e un pargolo da tenere tra le loro braccia. Unico premio in un universo in cui non ci si chiede se è l’altro a essere giusto o sbagliato. Qui la schiavitù femminile è un altro dei grandi doni di Dio.

Quello che rende sublime la visione di The Handmaid’s Tale innanzitutto è la narrazione di Difred, la protagonista della serie, l’ancella interpretata da una magistrale Elizabeth Moss. Così reale da riuscire a confonderci una volta terminata la puntata. Infatti sentiamo il bisogno di aprire le porte e assicurarci che sia solo tutto un incubo, e che noi non viviamo dentro Gilead, e che quell’incubo sia solo il suo. Lo vediamo nei suoi occhi vuoti, distrutti ma mai arresi. Ma non dimentichiamo Serena Joy (Yvonne Strahovski), moglie del Comandante, fredda e impeccabile, uno spietato Joseph Fiennes nel ruolo del Comandante Waterford e Alexis Bledel (la Rory di Gilmour Girls) nel personaggio sicuramente più difficile e complesso della sua carriera.

Fonte: Sito ufficiale Hulu.com

Sono i flashback però che tengono vivo il cordone ombelicale con un passato che invece è il nostro presente. Un mondo in cui le donne studiavano, potevano fare acquisti, fumare, ballare, amare chi volevano. Avevano diritti e doveri. Ed è proprio questa la forza di The Handmaid’s Tale. Permetterci per una volta di riflettere a lungo sulla fragilità della libertà. Che è un diritto sacrosanto, dice la Costituzione. Ma la storia ci insegna che, a volte, la libertà e la dignità sono più deboli di una fiammella e che basta la follia a spegnerla. E la follia, a volte, può essere dietro l’angolo. Andrebbe ricordato che è la voglia di riconoscersi parte dello stesso mondo con le nostre primordiali differenze che ci permetterà di vincere su quella follia. Nolite te bastardes carborundorum.

Arianna Lomuscio

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Classe '93, viene adottata dalla Capitale nel 2012. La passione per la scrittura l'ha portata qui su InfoNerd. Tra anime, manga, serie tv, musica, cinema, ama tutto ciò che sia Arte.

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