Tsunami a Stromboli: passato e presente

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Dopo l’evento parossistico dello scorso 3 luglio, e la conseguente allerta tsunami a Stromboli, cerchiamo di analizzare cosa e’ avvenuto, cosa si e’ fatto e cosa, purtroppo, non si e’ potuto fare

Dopo lo tsunami del 30 dicembre 2002, provocato da una frana nella Sciara del Fuoco, (non oso pensare a cosa sarebbe potuto succedere in agosto) su Stromboli sono stati realizzati diversi sistemi di monitoraggio anche grazie alle nuove tecnologie satellitari, che permettono di vedere la situazione in remoto. Di fatto si tratta di uno dei vulcani più monitorati al mondo da diversi lati:

  • sismicità
  • composizione e temperatura delle fumarole
  • deformazioni del terreno

Qualcuno si chiede come mai questa eruzione non sia stata prevista. Molto semplice: oggi si riesce a capire quando un vulcano quiescente sta per entrare in attività. Ma quando un vulcano è in attività (e lo Stromboli è in attività permanente da millenni) non è possibile prevedere quello che succederà. Mercoledì 3 luglio infatti non si è trattato di una nuova eruzione, ma di un parossismo, cioè di una impennata nell’attività del vulcano che ha fatto diversi danni (anche ad alcune attrezzature scientifiche).

Lo stato dell’arte

In genere se i parametri monitorati cambiano l’allerta cresce perché ci si aspetta un parossismo e si vieta l’accesso al vulcano per le escursioni, un fatto che succede abbastanza di frequente (anche 2 volte all’anno).

Quale vulcano sempre attivo, stromboli e' sempre monitorato.
Stromboli, il vulcano sempre attivo (Photo Credits: Wikimedia)

L’unico segnale rilevato mercoledì scorso è stato un rigonfiamento del terreno 8 minuti prima dell’esplosione. Gli altri parametri non davano segni di cambiamento e dunque un allarme non era ipotizzabile; si tratta di eventi che succedono spesso senza ulteriori conseguenze. Inoltre c’è da chiedersi se 8 minuti bastino per mettere in opera un’allerta.

C’è poi una puntualizzazione fondamentale: una camminata su un vulcano in attività è sempre più pericolosa rispetto a una in mezzo a qualsiasi altra montagna. Vedasi, a questo proposito, la disgrazia del 2014 in Giappone quando un’esplosione imprevedibile uccise diversi escursionisti sul vulcano Ontake.

Stromboli ed i livelli di rischio

Stromboli è comunque un grave rischio per le coste tirreniche: l’eruzione di un vulcano in terraferma ha conseguenze solo locali se non genera con una esplosione ceneri capaci di oscurare il cielo per mesi a livello globale (eventi così sono per fortuna ben poco frequenti). Un vulcano in prossimità di una costa o, peggio, su un’isola come Stromboli invece ha una pericolosità intrinseca perché qualsiasi attività sui suoi fianchi durante un’eruzione può provocare uno tsunami, come ha già dimostrato Krakatau nel 1883 e, più recentemente, lo scorso dicembre. Peraltro Stromboli, ha già provocato decine di tsunami in epoca storica (in media 3 al secolo) ed è probabilmente la causa di un’onda anomala descritta da Petrarca che si abbatté sul porto di Napoli nel 1343

Inoltre i vulcani sono edifici instabili dove la possibilità del manifestarsi di frane sui loro fianchi è sempre molto alto. Frane di grandi proporzioni nelle isole vulcaniche rappresentano unogrande rischio geologici perché le onde di tsunami possono essere alte e propagarsi a grandissima distanza.

Aldo Piombino

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