Un caffè con Marco Cornetto, autore del nuovo romanzo “Mokummer”

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“La gente al mattino si sveglia e dice ‘Da oggi cambio vita’ e poi invece non lo fa mai…”, diceva così Doug MacRay (Ben Affleck) nel 2010, in una scena del bellissimo film “The Town”. Ed effettivamente il 90% delle persone in questo mondo, saldamente fondato sulla meccanicità della routine quotidiana, ubbidisce perfettamente a questo triste cliché. Eppure, oggi, ho avuto il piacere e la fortuna di incontrare una di quelle persone che, invece, appartengono al restante 10% della torta in questione: Marco Cornetto (26 anni), un dinamico ragazzo di La Spezia che, rompendo queste stupide catene mentali che siamo soliti imporci al temerario grido di ‘Vaffanculo!’, ha deciso di seguire i suoi sogni, viaggiando qua e là per il globo e inanellando una lunga serie di esperienze indimenticabili, per poi riportarle su un libro da lui scritto, in modo da custodirle per sempre attraverso il potere dell’inchiostro e della carta. E allora perché non conoscerlo un po’ meglio mentre ci racconta non solo la sua nuova opera “Mokummer”, ma anche alcuni interessanti aneddoti della sua vita da conclamato girovago di razza:

1. Innanzitutto dimmi chi è Marco Cornetto: la tua formazione, il tuo percorso e da dove è nata questa tua passione per la scrittura…

Allora per cominciare ho fatto il Liceo Classico, poi ho continuato gli studi in ambito economico, spalmato tra Milano, Australia e Olanda, avendo preso la laurea specialistica ad Amsterdam. Per quanto riguarda il discorso sulla scrittura, invece, la mia passione è nata un po’ per caso: le primissime volte ho iniziato a sbizzarrirmi quasi per divertimento, scrivendo delle grandissime porcate in treno, durante i viaggi La Spezia- Milano, Milano-La Spezia, per ammazzare la noia. E quindi insomma è una passione nata un po’ così, ma poi ho iniziato a farlo un po’ più seriamente ed intensamente, soprattutto quando ero in Australia, verso la fine del triennio all’Università.

2. Parlaci un po’ del tuo nuovo libro: di cosa tratta sostanzialmente e che cosa ti ha ispirato principalmente per elaborarlo?

È un romanzo piuttosto breve, si tratta di un centinaio di pagine. Parla di un gruppo di ragazzi che si trasferiscono in Olanda, chi per studiare, chi per cercare lavoro, chi per scappare da casa, e, attraverso questi personaggi, cerco quindi un po’ di descrivere quelli che sono i vari motivi per cui le persone decidono di trasferirsi all’Estero. Ci sono, inoltre, delle parti fortemente autobiografiche: il protagonista della storia può essere considerato un mio alter-ego. I temi analizzati sono molti, come quello della droga e della prostituzione, ma anche quello dell’amore, basato in particolare sulle relazioni a distanza, e quello dell’amicizia. Il libro descrive anche quella che è la vita di tutti i giorni in città. Infine, l’ultima cosa, probabilmente la più importante, che fa un po’ da cornice a tutto quanto, è il discorso di trovare una casa lontani da casa: tutti i personaggi si trasferiscono in Olanda cercando di ricostruire un proprio ambiente e una realtà in cui trovarsi a proprio agio; insomma, cercano di ricostruire, per l’appunto, la loro nuova casa. Ho voluto riportare quelle che sono state le mie esperienze, le mie sensazioni, i posti che ho visto e le persone che ho incontrato durante il mio periodo ad Amsterdam, costruendoci poi sopra una storia, dove sono mescolati fatti veri e realmente vissuti con altri, invece, totalmente inventati.

3. Come mai la scelta di questo titolo, “Mokummer”? Che cosa significa?

Essenzialmente Mokummer è il nomignolo riferito alle persone che sono nate e cresciute ad Amsterdam. Quindi solamente chi nasce e vive ad Amsterdam si guadagna questo appellativo. E’ un titolo volutamente ambiguo, che si lega poi alla tematica che dicevo prima del sentirsi a casa lontani da casa. Nella seconda parte del libro questa cosa trova la sua spiegazione. Diciamo pure che il titolo già di per sé rappresenta un po’ la chiave di Volta dell’intero romanzo.

4. Non è il primo libro che hai scritto vero?

Ho già scritto un altro libro intitolato “Baby Adelaide”, dal nome della città australiana dove ho studiato quando ero in Erasmus. È stato più un esperimento, ma sono comunque contento di averlo fatto. Essenzialmente è il racconto, anche questo fortemente autobiografico, del viaggio di un ragazzo di 20 anni che, deluso dall’ambiente incontrato a Milano, decide di sfruttare l’occasione che gli si presenta di partire per l’Australia, tra sentimenti di paura, ansia e incertezza iniziali. Possiamo definirlo un romanzo di viaggio a tutti gli effetti.

5. Quali sono i tuoi autori preferiti o comunque quelli che ti hanno maggiormente segnato?

Ti dico tre nomi su tutti: Terzani, Kerouac e Marquez, anche se in realtà sono tre autori molti diversi tra loro per quanto riguarda lo stile. Ovviamente nella mia bacheca personale non può mancare il libro di Jon Krakauer “Nelle terre estreme”, che racconta la vita nomade di Christopher McCandless, a cui è stato dedicato anche il film “Into the wild”, uno dei miei preferiti. Sinceramente non volevo nominarlo perché mi sembrava abbastanza scontato!

Christopher McCandless (Emile Hirsh) in una scena del film “Into the Wild” (fonte: dal web)

6. Progetti futuri? A cosa intendi dedicarti ora?

Dopo essere da poco tornato da un viaggio tra Vietnam, dove ho fatto volontariato per otto mesi, Cambogia, Malesia e Singapore, ho deciso di focalizzarmi su qualche tipo di attività in ambito umanitario e quindi anche per quello ho scelto di devolvere il ricavato di questo mio nuovo libro all’Associazione Onlus di Viva la Vida Family, un progetto dedicato ai bambini che vivono in condizioni di assoluta povertà, portato avanti da un ragazzo italiano, il quale ho avuto modo di conoscere di persona in Cambogia. La mia idea ora quindi è quella di orientarmi verso qualcosa di socialmente utile e sfruttare il libro per dare un minimo di contributo a posti e persone con cui sono venuto a contatto quando sono stato là.

7. Ultima domanda: un consiglio che vuoi dare a tutti gli scrittori alle prime armi o coloro che hanno come obiettivo questo mestiere e la scrittura in generale…

Ti dico la verità, il classico discorso di incoraggiamento basato su frasi come ‘Non mollare’ e ‘Continua a crederci’, secondo me, non lascia nulla di concreto. Piuttosto preferirei suggerire di sperimentare, sperimentare il più possibile. Io ad esempio sono passato dalla scrittura sui Social Media (qui la pagina Facebook dell’autore: https://www.facebook.com/lettereda/?ref=br_rs), al self-publishing per quanto riguarda il mio primo libro, al travel-blog nel periodo in cui ero in Australia, mentre adesso mi sono buttato sulla campagna del crowdfunding per ottenere direttamente dal pubblico da casa le risorse necessarie per la pubblicazione effettiva di questo mio nuovo romanzo. Ti spiego meglio: se dovessi raggiungere, entro i primi di Gennaio, le 200 ordinazioni, il mio libro entrerebbe ufficialmente in commercio su scala nazionale, altrimenti verrà spedito soltanto a chi lo ha ordinato. Quindi, stavo dicendo, sperimentare il più possibile, soprattutto attraverso il web e il mondo virtuale per trovare un sempre maggior numero di potenziali lettori e seguaci.

E allora cosa state aspettando? Affrettatevi anche voi a visitare il link https://bookabook.it/libri/mokummer/ per poter acquistare la vostra copia personale: in questo modo non solo aiuterete Marco a realizzare il suo scopo filantropico a beneficio dei meno fortunati, ma offrirete a questo intraprendente giovane la possibilità di comparire sugli scaffali delle librerie di tutta Italia. Ok, con tutta probabilità il suo romanzo non raggiungerà la stessa fama di quelli creati dalla penna di Suzanne Collins o Stephenie Meyer, anche se, a pensarci bene, una certa J.K. Rowling cominciò a sviluppare il personaggio di Harry Potter proprio durante alcuni tragitti in treno, lo stesso luogo di consacrazione che ha determinato l’avvicinamento del nostro buon amico al fantastico mondo della scrittura, come da lui stesso dichiarato. Mera e fortuita coincidenza o eloquente segno del Destino? In una simile occasione qualcuno avrebbe certamente detto: “Ai posteri l’ardua sentenza”. 

Tartaglione Marco

Leggi tutti gli altri articoli dell’autore: https://www.metropolitanmagazine.it/?s=tartaglione

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