Un mondo perfetto – di Sergio Pierattini con Manuela Mandracchia, Paolo Giovannucci e Sergio Pierattini

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La gente parla, le coppie parlano, dicono la verità, a volte mentono, forse giocano con le parole e con le voglie e alla fine quello che resta è la consapevolezza di aver detto la verità troppo tardi.

dal web

 

Un mondo perfetto è uno spettacolo intimo che svela l’egoismo di una coppia, un po’ avanti con l’età, in cui i protagonisti (entrambi sterili) non riescono ad avere un figlio e decidono di adottarne uno tra le mille difficoltà che l’adozione comporta.

Il dialogo è teso, l’aspettativa dei due (Manuela Mandracchia e Paolo Giovannucci) è rarefatta e cattura il pubblico che spia la loro vita nel più classico intarsio voyeuristico. Svelano un tentativo fallito di adozione in Bulgaria (tramite probabilmente un metodo illegale) e la risoluzione di un’adozione legale. Attendono la telefonata che confermi l’arrivo di un altro ragazzino, questa volta adottato per vie legali ma non ancora visto.

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Sergio Pierattini (l’autore) con abilità drammaturgica riesce a scuotere tutto lo spettacolo con una rivelazione dopo il primo cambio scena: la madre, (Manuela Mandracchia, perfetta) rivela a suo marito che “non ama” il ragazzino adottato, che non prova nulla per lui e che non lo vuole più.

Lo spettacolo evidenzia, in maniera poetica, uno status inconscio che probabilmente appartiene, velatamente, ad ogni coppia che adotta un figlio. Il disequilibrio emotivo genera anaffezioni materne e paterne.

Manuela Mandracchia – dal web

Pierattini solleva una domanda, col suo testo, riferendosi alla “tragedia” della finzione amorevole verso un figlio che figlio non è e non sarà mai. “Non lo amo” dice la protagonista in un pianto roco da madre mancata, da brivido. Una consapevolezza interiore che solo il coraggio potrebbe palesare con tale forza.

Il risvolto dello spettacolo Un mondo perfetto assume le tinte fosche del noir quando la coppia, unita da una complicità che sfiora la follia, dialoga teneramente con gli occhi vuoti alla Modigliani, manifestando un sollievo crudele ora che quel figlio non figlio non fa più parte delle loro vite, sparito misteriosamente.

sergio pierattini – dal web

Bravissimi gli interpreti, leggeri, feroci, affiatati, capaci di ingabbiare gli spettatori nella loro storia e nella loro sconfitta. Manuela Mandracchia raggiunge un apice drammatico che gela gli spettatori in sala, restituisce una verità rara a teatro.

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La scenografia  (un trenino elettrico che fa, con le rotaie, da perimetro agli attori) simboleggia il luogo privato della mente umana, dove si entra solo se la verità si svela oppure si resta fuori a guardare il treno passare e perdersi lontano, nella galleria del mistero.

Visto al Teatro Argot Studio.

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