Tanti Riders, poco Easy

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“Vite da niente. Cronache dell’economia digitale”. In scena all’Almagià per riflettere sulle piattaforme on line che offrono servizi sfruttando manodopera a basso costo

Tre ragazzi, tre storie di gig economy portati sotto la lente di ingrandimento per riflettere su un fenomeno che diventa sempre più inquietante. Ossia i lavoretti per arrotondare a fine mese che per tanti diventano l’unico lavoro a disposizione per sopravvivere.

Jacopo Gardelli  e Lorenzo Carpinelli  (c) Ravenna & Dintorni
Jacopo Gardelli e Lorenzo Carpinelli (c) Ravenna & Dintorni

È lo spettacolo Vite da niente. Cronache dell’economia digitale, andato in scena ieri sera alle Arteficerie Almagià di Ravenna. Età media del pubblico dai 25 ai 35 anni. Lo spettacolo scritto da Jacopo Gardelli e diretto da Lorenzo Carpinelli, anche loro millennials, è feroce e spiazzante quanto lo può essere un’opera di denuncia.

Ecco allora sul palco uno stuolo di ragazzi vestiti di nero che indossano il casco da ciclista calato sulla faccia, esercito anonimo di nuovi  antieroi, appena laureati e scaricati da un mercato del lavoro ormai saturo.

Tre di loro i protagonisti: un fattorino che consegna pizze e sushi a domicilio, un affittuario di un B&B e una ragazza, la sua fidanzata, che aspetta un bambino e sbarca il lunario facendo l’autista.

Lavorano tutti per  le piattaforme online, che ormai possono soddisfare ogni esigenza del consumatore: dalla cena pronta all’imbiancatura della casa, alla prenotazione per un week end fuori città alle ripetizioni di inglese  a domicilio.

Tutto è a portata di mano con un click, tutto economicamente accessibile “perché tanto pagherà un altro per te”, come viene spiegato nell’epilogo finale.  Un fenomeno variegato e multiforme, quello delle piattaforme on line, dove la tutela è minima.

Il paradigma “lavorare meno-lavorare meglio”, promesso dall’avvento della tecnologia, non è mai diventato realtà. Non per questo nuovo tipo di lavoratori, almeno. Anzi, si lavora di più, a ritmi sempre più veloci, incalzati da una concorrenza spietata e studiata a tavolino.

“Io vedo tutti i riders sulla mappa – spiega infatti la loro voce guida, con cui  sono costantemente collegati attraverso il cellulare – quelli grigi sono in attesa delle chiamate, quelli blu stanno andando a fare le consegne. Io so tutto di loro: quale strada percorreranno, quanto tempo impiegheranno”.  E se qualcuno non ce la fa, nessun problema. L’incarico passa a un altro.

Se nelle grandi città i fattorini in bicicletta sono ormai un esercito di manodopera a basso costo che non può non far gola, lo slogan “facciamo tutto noi per te”, ha ormai trasformato il mercato del lavoro e continuerà a farlo. Il cliente deve essere coccolato, viziato, intorpidito. Si devono stimolare esigenze nuovee, che spingano sempre più in là la qualità del servizio.

Non basta più essere bravi, ma serve l’eccellenza, l’unicità e la peculiarità di quello che gli si offre. Al turista, non basterà più, ad esempio, mangiare bene e ricevere un’ottima ospitalità. Deve chiedere “l’autenticità dell’esperienza” (del tipo? Si chiede l’affittuario, venire con me a fare la spesa?).

E la gente, scivolata quasi incosapevolemte in questo universo di efficientismo e richieste di performance sempre più elevate, come in una giostra destinata a girare sempre più veloce alzando così la posta in gioco sempre più in alto, diventa lo spettatore impassibile dell’altrui disgrazia, forse anche delle propria.

Sul palco, tutti ragazzi under 30, studenti del campus universitario ravennate, selezionati dalla chiamata pubblica del novembre scorso, e due musicisti, Giacomo D’Attorre e Francesco Lima.

Vite da niente è stato prodotto nell’ambito di un progetto regionale dedicato al tema della legalità in collaborazione con l’assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Ravenna.

Anna Cavallo

(Foto di apertura di Vladimiro De Felice-da Ravennaotizie)

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